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DEFTONES: White Pony

  • Scritto da Enrico Tallarini

deftones Nel Duemila la TV, per un appassionato di musica, non era poi così male. C’era ancora TMC 2, che proprio in quell’anno passava i Deftones tutti i santi giorni, dalla mattina alla sera, proprio perché quell’anno era partner di uno dei Festival rock più memorabili di inizio millennio, quell’Independent Days Festival che aveva proprio nella band di Chino Moreno, assieme ai Limp Bizkit, il fiore all’occhiello della manifestazione.

Il singolone struggente “Change (In the House of Flies)” passava in TV venti volte al giorno, e l’attesa per quella domenica 3 Settembre a Bologna si faceva insostenibile. L’Arena Parco Nord di Bologna che vomitava gente, un caldo bestiale e i Deftones lì, tra la polvere e un’improvvisa aria di tempesta a confermarsi come la cosa migliore uscita da quel calderone adolescenziale di Adidas e Ibanez sette corde.

Un concerto devastante, tant’è che dopo l’infuocato live bolognese (sì, quello terminato con il tiro a piattello ai Blink 182), sono tornato a vederli dal vivo a Milano, solo un anno dopo, con degli sconosciuti e già cagosi Linkin Park come spalla. E “White Pony”, uscito allora in edizioni limitate e di diversi colori, resta ancora oggi il capolavoro dei Deftones, più maturo e complesso di “Around The Fur” e dei lavori che poi l’hanno seguito. New metal tinto di dark e new wave, ad alto tasso emozionale, con le distorsioni vorticose che si amalgamano a quelle atmosfere cupe, eteree e sospese che avevano dato un senso a quei ripescati anni Ottanta.

Un suono potente e oscuro, che parte dalla soleggiata Sacramento per sfondare le porte dell’alternative rock mondiale. Una cannonata di emotività dalle atmosfere ampie e oscure, che mescola Cure e Depeche Mode con il suono di una tempesta crepuscolare e tormentata, e che attraverso la doppia anima della voce di Moreno, filtrata o lacerante, esplode travolgente.

Le botte emo di “Feiticeira” e “Digital Bath”, la dolce e rarefatta “Teenager”, l’andazzo oscillante di “Knife Party”, il duetto con Maynard James Keenan dei Tool in “Passengers”: con “White Pony” i Deftones non sbagliano un colpo, e segnano una tappa fondamentale per la crescita, e non solo musicale, di una generazione intera di appassionati.

Un disco chiave per comprendere il passaggio dal vecchio al nuovo millennio. Da avere, e da sudare. Con le lacrime agli occhi.

Voto: 8

 

Info:

Maverick, 2000

Alternative / New Metal

 

Tracklist:

1. Feiticeira

2. Digital Bath

3. Elite

4. RX Queen

5. Street Carp

6. Teenager

7. Knife Party

8. Korea

9. Passenger

10. Change (In the House of Flies)

11. Pink Maggit