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Danzig: "Danzig II, Lucifuge"

  • Scritto da Orasputin

danzig lucifuge “Danzig, prima di diventare un musicista rock, si manteneva scrivendo recensioni di film dell’orrore”

Piero Scaruffi

Per un tipo come Danzig, il blues ha sempre rappresentato il punto di partenza, l’embrione per produrre musica, prima coi Misfits (erano i tempi del Jim Morrison oscuro), poi in un’interminabile carriera solista, scandita da ottimi dischi, qualche passo falso, ma soprattutto un caposaldo conosciuto ai più come “Danzig II, Lucifuge”. Un disco perfetto, che non lascia scampo. Trattasi di un blues sporcato di heavy metal, scarti metropolitani, culi palestrati, citazioni horror, puttane, droga. Un hard rock “cafone” dal quale, come una fenice, si erge la supersatanica e suadente voce del singer muscoloso.

E mentre i Misfits si sputtanavano completamente, la Def American di Ruck Rubin elogiava uno dei suoi astisti di maggiore classe. Ma veniamo al personaggio, ignorante sì, ma dotato di carisma. Guardate alcuni suoi video e ne ve renderete conto. Riff stereotipati: l’ideale per tessere trame vocali a mo’ di schiacciasassi. Nel bene e nel male, Danzig ha influenzato un po’ tutti, raccogliendo elogi soprattutto sulla sponda al femminile (Melissa Auf Der Maur, lady bass, lo ha voluto per una collaborazione nel suo nuovo album). I suoi brani paiono tutti dei classici (per la serie “dove l’ho ascoltato questo pezzo?"), produzioni anni ’30 modellate in chiave hard rock.

Riti voodoo in quello che sembra un falso tribute album al blues del Delta. Il retro copertina rimanda direttamente ai Doors del primissimo album. Formazione completata da Chuck Biscuits dietro le pelli, Eerie Von al basso e John Christ a masticare riff di chitarra, l’unico capace di contrastare lo strapotere e la leadership del Roy Orbison venuto dall'inferno. “Long Way Back From Hell” è un boogie woogie arrapante con chitarre caricate a proiettili. La voce è già in fase dinamica incandescente, “Snakes Of Christ” inquina territori doom tanto cari ai Black Sabbath.

Il primo vero capolavoro è “Killer Wolf”, micidiale mid tempo sulla scia del Nick Cave sotto stupefacenti degli esordi. Il tasso di sensualità è impressionante, musica che sprizza energia da tutti i pori. “Tired Of Being Alive” si appoggia sul suo classicissimo giro di chitarra per esplodere in ritornelli da intonare all’unisono, quindi emozionanti. Ancora più blues la successiva “I’m The One”, dove vengono tirati in ballo tutti i maestri del genere, da Muddy Waters a Chuck Berry, da John Lee Hooker a Robert Johnson: “I was born in the dirt, I never had no home, and the places iIve lived, you don't wanna know, but if you wanna hear evil, come a little bit close” la dice lunga sull’immaginario collettivo di riferimento. “Devil’s Plaything” è la pietra miliare di un’intera carriera, strutturata in tre parti: la prima arpeggiata/sussurata, la seconda accelerata/suadente, la terza incazzata/straripante. E’ una musica che colpisce dritta al cuore, la voce di Danzig domina lo scenario come un pugno stretto, simbolico e carico d’intensità. Vendesi adrenalina. “777” riapre l’archivio dei grandissimi Gun Club, “Blood And Tears” (titolo molto Ozzy Osbourne) è una ballatona aggrappata all’universo dei fantasmi di Elvis e Gene Vincent, chiaramente una canzone d’amore. “Girl” ha un incedere epico che richiama direttamente gli AD/DC. Tutto il disco dimostra una certa compattezza e non si registrano momenti veramente sottotono.

“Lucifuge” non sarà un capolavoro innovativo della musica rock, ma resta un disco fottutamente arrapante.

Voto: 8

 

Info:

Def American, 1990

Hard Rock

 

Tracklist:

01. Long Way Back From Hell

02. Snakes Of Christ

03. Killer Wolf

04. Tired Of Being Alone

05. I’m The One

06. Her Black Wings

07. Devil’s Plaything

08. 777

09. Blood and Tears

10. Girl

11. Pain In The World