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CCCP: Epica Etica Etnica Pathos

  • Scritto da Enrico Tallarini

cccp

“Epica Etica Etnica Pathos” è l’ultimo disco dei CCCP. L’ ultimo disco dei CCCP e il primo dei CSI.

Siamo nel 1990. Il muro di Berlino è crollato, e anche quel regime Comunista, tanto caro al gruppo punk filo-sovietico reggiano, è in dirittura d’arrivo. Un funerale è d’obbligo, anche se più che un funerale si rivelerà un battesimo. Il testamento dei CCCP (già non più “Fedeli alla linea”) è questo “Epica Etica Etnica Pathos”, un’opera inaspettata, inclassificabile. Il nucleo che ha composto e suonato il disco è lo stesso che, da lì a qualche anno, segnerà in maniera indelebile il panorama musicale italiano con la sigla CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti). Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, gli ex Litfiba Gianni Maroccolo - Francesco Magnelli, e Giorgio Canali; con l’aggiunta della “benemerita soubrette” Annarella Giudici e dell’ ”artista del popolo” Danilo Fatur. Concepito in una villa campestre della campagna reggiana, e “creato e registrato per intero in tempo reale”, il disco è, come da titolo, diviso in quattro parti.

- Epica: “Tedio domenicale, quanta droga consuma/Tedio domenicale, quanti amori frantuma”. Con queste parole salmodiate da Ferretti si apre il disco, e i nove minuti capolavoro di “Aghia Sophia”. Delirio da manuale. Vuoti e pieni, cori da chiesa, ritmi che sanno di tango, marce; impossibile da memorizzare. Sorprende ancora dopo anni di ascolti. A seguire una orientaleggiante “Paxo de Jerusalem”, satura di quel misticismo già pienamente espresso nel precedente “Canzoni preghiere e danze del II Millennio-Sezione Europa”: “A Lui io rendo Culto/ Lui mi rapisce il cuore il mio Signore Dio Mio”. È una “Sofia” solo organetto, battiti di mano e cani che abbaiano a chiudere la prima parte, epica e fascinosa.

- Etica: è un cazzotto il basso distorto di Maroccolo in “Narko ‘$”. Un pezzo diviso in due parti che contiene “Baby Blue”, inusuale ed eterea canzone (?) cantata da Fatur in uno sfottuto e maccheronico inglese. Poi “Campestre”, un inno alla terra, alla bellezza della natura, con tanto di uccellini in sottofondo. Dal punk alla musica concreta il passo è breve. L’andamento lento e sospeso di “Depressione Caspica”, con un grande Maroccolo al basso, e Ferretti che declama “Tu non cantavi mai la sera non cantavi mai” è già quello dei CSI, e suona come una ninnananna dalle tenebre.

- Etnica: “In occasione della Festa” è un minuto di organetto in sottofondo, in apertura di quella “Amandoti” che NON E’ una canzone di Gianna Nannini. E qui che dire, “Amami ancora, fallo dolcemente, un anno un mese un’ora, perdutamente” solo voce e tastiera, a ritmo di tango, per una delle canzoni d’amore più intense di sempre. Ferretti che canta e graffia con voce roca, profonda, che la passione la vomita. Un qualcosa che credo inimmaginabile per i fan dei primi “CCCP Fedeli alla linea”. “L’andazzo Generale” col suo refrain “Causa nostra cosa nostra causa nostra” è un attacco alla corruzione e alla mafia, ed è ora più che mai attuale, in quest’Italia al naufragio. “Al Ayam” è cantata in lingua araba da Difaa Hassan, e ripete incessantemente “Sono giovane, eppure gli eventi hanno imbiancato già i miei capelli”. “Appunti di un viaggiatore nelle terre del socialismo reale” è pura provocazione ed è un solo “A-uh” di Zamboni. È “Mozzill’o Re” a chiudere la parte “Etnica”, a ritmo di tarantella, sul cui finale si posa una riproposizione di “Campestre”, cantata da un coro di voci al femminile.

- Pathos: Un capolavoro. Due canzoni in tutto: la lunga cavalcata di “Maciste Contro Tutti” e “Annarella”. E proprio la prima darà il nome, pochi anni più tardi, allo storico concerto assieme a Ustmamò e Disciplinatha, che segnerà ufficialmente la nascita del Consorzio Suonatori Indipendenti. Undici minuti che musicalmente condensano tutta la storia dei CCCP e che francamente non me la sento di descrivere. È magia pura, la stessa magia che è insinuata, fossilizzata quasi, in quella manciata di parole e di note che è “Annarella”. Riduttivo ogni aggettivo, più guardi in alto e più si alza. Non è una canzone. È LA canzone.

Lasciami qui lasciami stare lasciami così non dire una parola che non sia d’amore per me per la mia vita che è tutto quello che ho è tutto quello che io ho e non è ancora finita

L’inferno vi fa tremare? Sappiate che morire, vergini di un disco così, è peccato mortale.

Voto: Ingiudicabile

 

Info:

 

Virgin, 1990

Punk Wave

 

Tracklist:

01. Aghia Sophia

02. Paxo de Jerusalem

03. Sofia

04. Narko’$

05. Baby Blue

06. Narko’$

07. Campestre

08. Depressione Caspica

09. In Occasione Della Festa

10. Amandoti

11. L’Andazzo Generale

12. Al Ayam

13. Appunti Di Un Viaggiatore Nella Terra Del Socialismo Reale

14. Mozzill’o Re

15. Campestre

16. Maciste contro Tutti

17. Annarella