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BONNIE PRINCE BILLY: I See a Darkness

  • Scritto da Marco Tonelli

bonnie prince billy i see a darkness recensione Will Holdham non è solo il nome di battesimo del songwriter barbuto di Louisville o il monicker con il quale ha fatto uscire tre album. Palace, Palace Brothers, Palace Songs non sono solo dei progetti estemporanei con i quali Holdham ha prodotto quattro album tutti da riscoprire a cavallo tra folk, country e blues. Bonnie Prince Billy è la summa di tutto questo, un progetto nato dall’humus post rock della Louisville degli Slint, con cui ha suonato, ma germinato verso lidi folk e country conditi dalla solennità e dall’emotività di una voce disperata capace di creare un’atmosfera da gospel alcolico.

“I See a Darkness”, primo di una lunga serie di album, lo ascolti e non te ne stacchi più. E' il compiacimento del dolore, ti prende e ti risucchia dentro. Sei quasi al sicuro dentro l’oscurità, con le sue regole, le sue certezze. Il male poi è qualcosa di terapeutico, di fortificante, una musa oscura. Tutto questo il principe lo dice attraverso tredici canzoni, in cui piega il folk e il country alla sua disperazione. Nasce come un sussurro tra echi di piano (la titletrack), diventa lamento su base folk (“Nomadic Reveries”), talvolta spingendo sul gotico (“Death to Everyone”) . Il lamento si fa malinconica accettazione e allo stesso tempo ispirazione: “domani sarà un altro giorno pieno di orrore, l’orrore e la paura non devono essere confusi, l’orrore mi ispira, la paura mi diverte “, dice Bonnie piegando la ballata dylaniana ai suoi umori (“Another Day Full of Dread”). I riferimenti stilistici sono completamente chinati alla capacità di Holdham di creare monumenti sonori alla sua interiorità. “Song for the new Breed” fa abbassare il capo dalla disperazione a Neil Young, “Today i was an Evil One” prende il country e gli butta addosso litri di lacrime. La depressione è un cerchio, si gira sempre in tondo e si torna a bere di nuovo. Tu sai di cosa hai bisogno, ma intanto sei sempre lì prima al settimo, poi al nono bicchiere di Gin (“I am drinking again”) e cominci a girare, ancora una volta.

Bonnie Prince Billy ha smesso di girare ed è andato avanti, quattordici dischi dopo, frequenterà ancora le sue disperazioni, ma mai più in questo modo. Il nero è totalizzante, entri ed esiste solo quello: ti rassicura, ti ispira, talvolta ti diverte... ma ne devi uscire in qualche modo.

Voto: 8,5

 

Info:

Domino records, 1999

Indie Folk/Country

 

Tracklist:

1- A minor Place

2- Nomadic Revery (All Around)

3- I see a Darkness

4- Another day full of Dread

5- Death to everyone

6- Knockturne

7- Madeleine Mary

8- Song for the new Breed

9- Today I was an Evil one

10- Black

11- Raining in Darling

12- I am drinking Again

13- Ode # 2