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Bob Mould: "Workbook"

  • Scritto da Orasputin

bob mouldIl mestiere del songwriter

"Oh Lord what happened, what happened, to make things run this way?"

Nel 1989 Bob Mould ha da poco sciolto gli Husker Du, una della band rivoluzionarie della storia del rock. Lo attendono vent’anni di luccicante carriera solista. “Workbook” è l’inizio di un escalation acustica dal sapore raffinato e dalla ricerca amorosa e costante. Venerato e adorato per aver stravolto i canoni di un genere (gli Husker Du, i Beatles dell’hardcore), Mould molla droghe e alcool per tuffarsi in una dimensione che fa dell’acustico la chiave di lettura costante.

Accantonate le impennate assassine di “Zen Arcade” e “New Day Rising”, “Workbook” rilassa i nervi utilizzando un songwriting che ha relazioni affettive coi primi R.E.M. e qualcosa in comune col Paul Westerberg solista. Ancora giovanissimo, ma altrettanto maturo, l’ex Husker Du abbraccia i tanti fan che lo vogliono come incredibile tessitore di trame musicali. Mould è un gran compositore, chitarrista/cantante umile e versatile, uomo che all’apice del successo dichiarò ”la mia musica non ha mai avuto un’influenza politica perché con un disco non si può cambiare il mondo” L’arpeggio di “Sunspots” mette subito le cose in chiaro.

Siamo al cospetto di qualcosa di strepitosamente emozionante, che abbandona la sorgente empirica per aggrapparsi ad un fiume etereo di suggestioni musicali. La voce di Mould (sembra quasi un incrocio tra l’ Ozzy Osbourne di “Bark At the Moon” e Michael Stipe) regala momenti di pathos nell’orecchiabilissima “Composition For The Young And Old”. “Heartbreak A Stranger” richiama lo spirito lo fi dei leggendari Meat Puppets. Ma è nei momenti in cui Bob si inerpica nei suoi assoli di chitarra, che l’opera diventa struggente. E’ il caso della clamorosa “Wishing Well”. Le sezione ritmica prende il sopravvento della ritmatissima “Dreaming I am”, da applausi Anton Fier alle percussioni e Tony Maimone al basso.

Il disco si chiude con la cupa “Wichever Way The Wind Blows”, il pezzo più duro del disco nonché uno spiazzante antipasto di musica grunge (non avrebbe sfigurato dentro capolavori quali “Facelift” e “Louder Than Love”) Se vi piace il rock, quello vero, iperrealista e sincero, non potete che rispolverare quest’ottima prova di forza che Bob Mould ha devoluto alla causa musicale.

Voto: 8

 

Info:

Virgin, 1989

Acoustic Rock

 

Tracklist:

01. Sunspots

02. Wishing Well

03. Heartbreak a Stranger

04. See a Little Light

05. Poison Years

06. Sinners and Their Repentances

07. Brasilia Crossed with Trenton

08. Compositions for the Young and Old

09. Lonely Afternoon

10. Dreaming, I Am

11. Whichever Way the Wind Blows