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Babes in Toyland: "Fontanelle"

  • Scritto da Fontanelle

babes in toyland La storia delle Babes in Toyland ha origine nel lontano 1987, dall’incontro tra Kat Bjelland (voce/chitarra) e Lori Barbero (batteria).

Accomunate da un passato travagliato (la Bjelland ha conosciuto sua madre solo all’età di 19 anni e nutre una profonda ossessione nei suoi confronti; la Barbero ha subito abusi sessuali e sofferto di dipendenza da droga e alcool), le due entrano subito in sintonia. Al basso si affiancheranno Michelle Leon prima e Maurine Herman poi. Il nome della band, scelto dalla Barbero, riprende il titolo del film della Disney uscito nel 1986, tratto a sua volta dall’omonima operetta del 1903. Sebbene le Babes in Toyland siano una band al femminile di inizio anni Novanta, non hanno praticamente nulla a che spartire con il nascente movimento femminista delle RIOT GRRRL e gruppi collegati. Destano l’interesse dei Sonic Youth, i quali le vogliono in tour (Lee Ranaldo coprodurrà “Fontanelle“); partecipano al documentario “1991: The Year Punk Broke” di Dave Markey con il brano “Dust Cake Boy”; John Peel si innamora del loro “Spanking Machine” (1990) e le invita per una delle sue famose sessions alla BBC.

Lambiscono i generi più disparati (grunge, voodobilly, noise, punk…) ma non sono inquadrabili in nessuno di essi. Liriche intrise di dolore, rabbia e frustrazione, con forti accenti autobiografici. Strumenti suonati in modo del tutto originale (il percussionismo tribale-handicappato della Barbero), ma soprattutto - elemento caratterizzante del trio -la caustica e isterica “mostruosità” vocale della Bjelland, noncurante di infrangere stereotipati registri espressivi, dando vita così ad un stile unico, da degna erede di Lydia Lunch. Proprio tale sgraziata vocalità ha reso ostico per molti l’approccio alla loro musica. Il capolavoro assoluto - “Fontanelle” (1992) - è composto da 15 brani per 37 minuti di puro delirio, un contorto labirinto freudiano da cui traspare la sfuggente identità della Bjelland, “infantile” ed incazzata al punto giusto. Nulla a che vedere con le piacevoli melodie pop-punk delle Hole, gli echi hard-rock delle scatenate L7 o l’ostentato femminismo delle Bikini Kill.

L’attacco del disco è affidato a “Bruise Violet“, un’apocalisse di riff (quasi) metal ed accelerazioni punk contornate dal canto angelico ed isterico della Bjelland. Il testo è esplicitamente rivolto all’onnipresente Courtney Love ed al complesso rapporto di amicizia/rivalità che accomuna le due (” You fucking bitch well i hope you are inside rot“). “Right Now“, introdotta da basso ferroso e drumming tribale, dipinge la figura di una madre assente. “Blubell” è uno dei picchi emotivi del disco, il testo un alternarsi di autocommiserazione e fragile presa di posizione. La Bjelland fa accapponare la pelle quando, rivolgendosi al suo amato, urla: “You know who are you, you are dead meat motherfuckers, you don’t try to rape a goddess“. “Handsome & Gretel” è un inno grunge dal testo insolitamente femminista e volgare: “I’ve got a crotch that talks, it talks to all the cocks, it’s been twelve city blocks”. Spiragli da Gioventù Sonica si intravedono all’incipit di “Blood” , che evolve in tutt’altre sonorità. “Magic Flute“, scritta e cantata dalla Barbero, affonda le sue radici nello sciamanesimo conturbante alla Jeffrey Lee Pierce. “Won’t Tell” è una filastrocca inquietante, nonchè maschera metamorfosica della Bjelland: da bambina impertinente a strega maligna. Irrestistibile quando afferma “Figure out your problem with me is you!”.

La strumentale “Quiet Room” non sfigurerebbe in un disco dei Temple of the Dog. “Spun” e “Jungle Train” sono da clinica psichiatrica del rock. “Real Eyes“, caratterizzata da micidiali cadenze industrial e irrestibili incursioni melodiche, si spegne in un riff lento e sabbathiano. Nella crampsiana “Mother” la Bjelland, pur “crocifiggendo” definitivamente sua madre, si rende conto di non potersene mai più liberare (”You are me“). La conclusiva “Gone” - cori di rabbia e oggetti rotti - è la dimostrazione dei nervi a pezzi della band. A distanza di 16 anni, la violenza sonora della Babes in Toyland continua a mietere vittime. Un vero e proprio culto per gli appassionati di rock al femminile.

Voto: 8,5

 

Info:

Reprise, 1992

Foxcore

 

Tracklist:

01. Bruise Violet

02. Right now

03. Bluebell

04. Handsome and Gretel

05. Blood

06. Magick Flute

07. Won't tell

08. Quiet Room

09. Spun

10. -

11. Jungle Train

12. Pearl

13. Real Eyes

14. Mother

15. Gone