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Animal Collective: "Merriweather Post Pavillion"

  • Scritto da Captain Acid Brain

animal collective

Il Folk con le non-Chitarre

 

La band di Baltimora non finisce di stupire neanche all’ottavo lavoro.

Cosa rara oggigiorno. Criptico sin dalla copertina, “Merriweather Post Pavillion” é l’ultima navicella proveniente dal pianeta Animal Collective giunta sulla terra. Strampalato, radioattivo, contagioso e colorato, é l’ultima virata all’interno del cosmo psichedelico messo su da Panda Bear & Co. Quasi-completamente diverso da “Strawberry Jam” e compagnia bella, quello che ti spiazza già dal primo ascolto e la disparizione delle tanto amate chitarre. C’é chi dice, tra i più maliziosi, che se le siano addirittura dimenticate a casa e, una volta in studio, si sono visti costretti ad arrangiarsi con quello che passava la casa. Fortuna loro ha voluto che questi tre quasi-campagnoli-trasferiti-a-NY di tastiere e rumoreggi vari ne sapevano già a pacchi., e che la gavetta tra campionamenti e manopole era poi servita a qualcosa.

Lo ribadisco: quest’album é diverso, né migliore né peggiore… Affinità con i precedenti? Suona un pò folk. La novità? E’ suonato senza chitarra… Ora provate ad immaginare Nick Drake senza chitarra, come dire i taralli senza il vino e viceversa. Impensabile, in poche parole. Ma la verità, come sempre, sta sotto e se inizi a scavare ci sta anche che ti si riveli. “Merriw… ” (troppo lungo) é infatti un caleidoscopio attraveso il quale questo combo di zoo-dementi filtra tutta la propria inventiva e stravaganza, senza la paura che Bob Dylan gli si presenti a casa e li metta in castigo per aver fatto i cattivi con il folk. Questo disco é infatti di più, nel senso di multisensoriale e diversamente orientato, una spirale dove nulla si crea, nulla si ditrugge e tutto si rinnova. Questo disco suona strano perché é strano. L’azzardo lo hanno fatto prendendosi la responsabilità di covare questa roba che suona molto elettronica ma sempre psichedelica. Lo metti su che già te ne accorgi che le cose sono cambiate. In copertina ti rirovi queste foglie che se le fissi più di due minuti hai bisogno di un moment.

Ti ritrovi questo che si fa una nuotata in un posto che di sicuro non si trova sulla terra. Ti ritrovi a dover decifrare i titoli dei brani secondo me incompresibili anche a loro. E ti senti confuso mentre la musica scorre tra atmosfere ovattate, rigurgiti di kraut, il libro della jungla, insalata folkloristica e coretti a tre voci ai quali tal detti balordi non rinuncerebbero nemmeno se gli venisse proposto di suonare con i Beach Boys. Tutto naturalmente curato nei minimi particolari, con una dovizia che si attiene solo a chi sa cosa vuole ed é in grado di farlo, e bene.. “Un album che se non esistesse bisognerebbe inventarlo” direbbero i fans sfegatati ai quali sono felice di unirmi per l’occasione (solo perché sono gli Animal Collective)! Sia chiaro; non é che sia qui a fare previsioni su chi sarà il prossimo santone dell’indie per farmi passare queste ore di lavoro, ma questi di album ne hanno fatti otto e niente da ridire su alcuno… qualcosa vorrà pur dire no!?

Insomma un ottima uscita, una ventata di aria fresca in questo universo, costretto a lottare non solo contro l’innalzamento della temperatura terrestre ma anche con gruppetti pseudo-alternativi che durano si e no il tempo di un’apparizione da Dave Letterman (ricordatevi che fine hanno fatto gli Strokes..). Ancora un buon motivo per uscire di casa e andare a comprare un disco sensa il terrore e l’ansia di aver scelto quello sbagliato. Già, venti euro spesi bene per un disco che, una volta tanto, non é di Tom Waits.

 

Info:

Domino, 2009

Psych Pop

 

Tracklist:

01. In The Flowers

02. My Girls

03. Also Frightened

04. Summertime Clothes

05. Daily Routine

06. Bluish

07. Guys Eyes

08. Taste

09. Lion In A Coma

10. No More Runnin

11. Brothersport