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The Family Man (B. Ratner)

the family man locandina"The Family Man" è una bella puntura di buoni sentimenti dritta nei bulbi oculari. Ti appropinqui al film, leggi la trama e subito un sasso di melassa dritto allo stomaco. Riassumendo la trama, assistiamo alla storia di un uomo d'affari con in mente solo soldi, donne, lavoro. Egli viene ribaltato nella sua “vita parallela”, nella quale è un buon padre di famiglia, un marito affettuoso, uno squattrinato sognatore contento della sua esistenza fatta di piccole cose, frugali piaceri, gioiose abitudini. Inizialmente attacco di stupore e panico, nel finale... immaginate pure.

“The Family Man”, interpretato con la consueta poliedricità da Nicolas Cage e da una incantevole Téa Leoni, è una storia come tante, della quale il mondo cinematografico avrebbe senza dubbio potuto fare a meno, in quanto parte integrante di un filone narrativo che vede nel cambio repentino delle personalità e nel rovesciamento dei punti di vista un concept logoro, ma decisamente fruttuoso sul versante botteghino.

La particolarità di “The Family Man” è che, accanto al fastidio per la totale assenza di guizzi creativi, vi è una semplicità nel trasmettere l'idea centrale (“sii felice”) che spesso costringe lo spettatore a farsi cullare e intrattenere solo per il gusto di essere psicologicamente trattato come un bambino di sei anni. Ammettiamolo, a volte è necessario farsi trattare da infanti, farsi ripetere concetti ovvi, farsi catapultare in favole irrealizzabili con il solo scopo di credere ancora alla bontà del mondo, alla forza dei buoni sentimenti, all'ottimismo come partito sempre vincente. Un'illusione moralmente gratificante e intellettualmente sedante.

Possiamo quindi considerare “The Family Man” una penicillina filmica introdotta per regolare il diabete narrativo. Il film in un primo momento potrà infatti sembrare irrimediabilmente dannoso per il nostro "sistema immunitario estetico", ma ci accorgiamo che la sua somministrazione può risultare - in un certo senso - anche salutare per le nostre necessità visive più elementari.

Per questa volta, dunque, mandiamo giù il film senza troppi drammi, pensando che vi sono terapie filmiche decisamente peggiori, e vi potrà anche essere la possibilità di uscirne stupidamente sereni e illogicamente contenti, proprio come una persona con 40 di febbre, ma felice di aver saltato per una volta i protocolli ed essersi lasciata amabilmente cullare dalle sue più infantili necessità.

Voto: 6

Info Film:

regia di Brett Ratner USA 2000 Con Saul Rubinek, Nicolas Cage, Téa Leoni, Don Cheadle, Jeremy Piven durata 125 min Commedia