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Terminator Salvation (McG)

  • Scritto da MarKeno

terminator salvation locandina

terminator salvation locandina
I quarti capitoli delle saghe hollywoodiane sembrano possedere lo straordinario talento di vanificare i loro predecessori. Se ne discostano, ne ignorano lo spirito, frustrano sia loro che i loro fan. Chiaramente, il dio botteghino ringrazia comunque.

Ringraziano un po’ meno gli appassionati doc, per cui la parola “trilogia” continua ad avere un sapore migliore. Non ci credete? Chiedetelo a John Rambo, a John McLane, a Indiana Jones. E, sempre per seguire la logica del quattro, da qualche giorno lo potete chiedere pure a John Connor. Sarà forse il nome, sarà quel John/Jones iniziale che ispira male, ma anche qui, signore e signori, la storia si ripete. Parafrasando Nietzsche, assistiamo all’eterno ritorno della menata numero quattro. Menata favorita, peraltro, dal tema e dall’ambientazione del film. Oramai i futuri apocalittici e le guerre con le macchine sono stati triti e abusati sino al reflusso gastrico. Cos’altro possono offrire, se non i robot tirannici che sparano agli umani e gli umani fuggiaschi che sparano ai robot? E le variazioni sul tema sono davvero risibili. Perché se con i mostri, o gli alieni, o con qualsiasi altra creatura minacciosa si possono sfogare idee e coreografie esaltanti, sfornando combattimenti che sono un tripudio di lame, acrobazie, piroette o incantesimi, con gli androidi, ahimé, l’unica logica possibile è quella del “sparo io che spari tu”. Logica dalla quale “Terminator Salvation” non fa assolutamente nulla per sfuggire. Questo kolossal dell’effetto speciale è il trionfo del già visto, il tripudio del prevedibile, l’orgia del collage. Se prendete un pezzetto di qua e un pezzetto di là da questo o quel film, potrete tranquillamente comporvi il nuovo capitolo della saga iniziata da James Cameron nell’84 da soli, a casa, con Youtube e Movie Maker.

Per i fan del bricolage, la ricetta è la seguente. Prendete un futuro apocalittico da “Matrix Revolution” e mischiatelo con le inquadrature terrose e desolate di un “Pitch Black“. Aggiungete un fustone belloccio che non ha le idee chiare sul male che alberga dentro di lui. Se non sapete dove prenderlo, potete usare il Wesley Snipes di “Blade“, tanto per dirne uno, e renderlo più ariano smanettando con i contrasti. Quindi insaporite con, nell’ordine: un protagonista principale famoso, più a suo agio con il mantello da pipistrello che nell’uniforme della resistenza; una bambina taciturna ricalcata dallo scenario futuribile e catastrofico (ma guarda un po’!) di “Waterworld“; un cammeo di un “guerriero famoso” interamente realizzato al computer, sul modello di The Rock in “La Mummia 2″; ed un regista amante del patchwork, che ha copiato persino il proprio nome da un codice a barre. Vedete che l’agglomerato comincia a lievitare? Bene, è il momento di inserire la morale. Per quella, basta attingere a “Blade Runner” per quel che riguarda l’ambiguità uomo/macchina e ispirarsi a "Dragoneheart" per quanto concerne lo spirito di sacrificio e il trapianto di cuore volontariamente donato. Oramai dovreste avere un ammasso amalgamato, anche se non molto compatto nelle sue parti. Non importa. Per renderlo coeso serve la cottura, a base di napalm ed esplosioni come se piovessero, ovviamente. Tranquilli, non mancheranno.

Ora non resta che guarnire il tutto: spruzzate l’impasto con qualche macchinario terribile e assassino. Ne occorrono di vari tipi: quello enorme che raccatta gli umani come fossero balle di fieno per portarli via; quelli grossi e cattivi armati pesantemente ma goffi; quelli che ricalcano motociclette acrobatiche, modello Ducati, per dare l’assalto ai camion. Sono certo che li avete tutti in dispensa, guardate nei barattoli siglati con “Tripodi - Guerra dei mondi”, “Camminatori AT-AT - Star Wars” e, dulcis in fundo, “Bolidi a due ruote - Fast and Furious”. Et voilà, “Terminator Salvation”, anzi, Slavation, è servito. L’eterno ritorno, come da copione, ritorna. Certo, per palati sopraffini, magari memori dei fasti passati, sarà leggermente indigesto; ma come prodotto di massa, da consumare preferibilmente in multi-sala carichi di pop-corn da accompagnamento, si produrrà senza dubbio in mugolii soddisfatti e dita leccate. E poco importa se i robot si comportano a tratti da nemici implacabili da cui si riesce a malapena a fuggire, mentre altre volte agiscono da perfetti idioti, realizzando che il modo migliore per liberare un piede incatenato è spararsi alla caviglia.

Poco importa se la scugnizza rossa di John Connor è incinta e non vediamo mai il bambino nascere: ci sarà tempo in un quinto episodio. Poco importa se in decenni di evoluzioni meccaniche, i cervelloni al silicio sono riusciti, tutt’al più, a scopiazzare (pure loro!) le architetture di costruzione umane. Cioè, robot umanoidi che guidano robot a forma di motociclette, qualche domanda te la fanno porre. Saranno omologati? Quanto fanno con un litro? Quando Christian Bale ne disarciona uno, saltando in sella al suo posto, starà pensando a quando guidava la moto di “Batman“, capace di regalare emozioni, invece che perplessità? E Skynet tifa Valentino o tifa Stoner? Poi, per carità, qualche striminzita emozione da reminescenza acuta può persino venire elargita. Come quando il giovanissimo Kyle Reese, futuro papà di Connor, qui in veste di adolescente sbarbatello ma già determinato a essere fulcro del film, si pronuncia nella storica frase: “Vieni con me se vuoi vivere”.

Avrà modo di ripetersi nel suo futuro. Ossia nel nostro passato. Inoltre le atmosfere cupe e postbelliche della pellicola funzionano bene, e Bale, pur se non convince appieno, se la cava a guidare elicotteri, dopo il training intensivo con la Batmobile. Infine, e questo è innegabile, un mormorio generale è destinato a sguinzagliarsi in qualsiasi sala cinematografica, a qualsiasi latitudine, al minuto numero 90 di 115, quando dal fumo dei laboratori di Skynet si materializza “qualcuno”, muscoli guizzanti come da giovane e faccia di gomma da computergrafica, giusto per quei 30 secondi prima che si sciolga ed emerga il metallo sottostante. Non dice “Hasta la vista, baby”, né si mette gli occhiali da sole, ma un brivido da nostalgia lo sa regalare comunque, anche se ricorda più “Beowulf” che il leggendario T-800. Il resto sono botti ed esplosioni, boati e rombi. E dopo tanto fragore, se ci verrà chiesto di esprimere il nostro slancio nei confronti del film, reagiremo in antitesi, come l’inutile ma pittoresca bambina moretta: silenzio assoluto.

Voto MarKeno: 5,5

Info Film:

USA 2009 regia di McG con Christian Bale, Sam Worthington, Bryce Dallas Howard dutara: 115 min Fantascienza, Azione