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Sucker Punch (Z. Snyder)

  • Scritto da Tommaso Bertelli

Sucker Punch

Sucker Punch - Sucker Punch
Che Zack Snyder sia un tamarro non è certo una novità. Che Zack Snyder sia un autore tamarro (con l’accento sull’autore) è altrettanto innegabile, quindi andando a vedere il suo nuovo film sapevo cosa aspettarmi.

Detto questo ci sono due modi per approcciarsi e poi recensire un film come "Sucker Punch": uno giusto e uno sbagliato. Quello sbagliato è considerare l’opera di Snyder come un film qualsiasi, un’americanata alla Michael Bay per intenderci, dove ci si prende sul serio e si vogliono far passare per verosimili situazioni fuori da ogni logica. Sarebbe sbagliato giudicare questo film sulla sceneggiatura, sullo sviluppo lineare di una storia che salta da realtà, sogno e ancora sogno. Vi ricorda "Inception"? Bene, ma qui non c’è alcuna volontà d’indagine sul funzionamento della mente umana o sulla psicologica come nel capolavoro di Nolan. Qui, come e molto più che lì, c’è la fantasia al potere. Il modo giusto è quindi guardare e giudicare Sucker Punch come la realizzazione di un sogno e con buona pace di tutti nei sogni ne succedono di ogni. Non ci sono sequenze logiche, non esistono limiti a ciò che succede e se voglio far comparire un robot da manga giapponese in mezzo ad una battaglia da prima guerra mondiale posso, checcazzo! Il sogno è mio e decido io!

La storia è semplice e senza troppe pretese: una ragazzina uccide accidentalmente la sorellina dopo la morte della madre e viene rinchiusa dal patrigno in un manicomio femminile per essere lobotomizzata. Sulla sedia del medico la sua fantasia prende il sopravvento e il manicomio diventa un bordello da cui scappare superando diverse avventure in un altro mondo fantastico e immaginario. E così con una disinvoltura a volte spiazzante passiamo da un’ambientazione anni ’50 ad una battaglia con samurai giganti e mitragliatrici enormi, fino ad un inseguimento tra un bombardiere B-52 e un drago attorno ad un castello medievale.

L’ispirazione di Snyder è chiara, precisa e allo stesso tempo variegata: Sucker Punch è un videogioco, e neanche uno di quelli verosimili e realistici, tipo “Call of Duty”. No, qui siamo dalle parti di Silent Hill, uno di quei giochi in cui apri una porta e cambi mondo, livello, universo. L’incredibile lavoro su scenografie, fotografie e dettagli estetici, con inquadrature piene di particolari e sature di contenuti, toglie ovviamente spazio alla cura di sceneggiature e dialoghi che a volte lasciano a desiderare, ma che comunque non mancano di ironia (“coltello da cucina” non avrà più lo stesso significato dopo la visione del film, e in un cast tutto biondo l’unica che si chiama Blondie è la Hudgens, mora).

Manca totalmente una caratterizzazione approfondita sui personaggi che sono piatti e monodimensionali, cui contribuiscono le doti recitative, non certo da actor studio delle ragazze protagoniste, con l’eccezione forse di Jena Malone. Entusiasmante l’uso delle musiche, con pezzi celebri della musica rock ("Sweet Dreams" degli Eurythmics, "White Rabbit" dei Jefferson Airplane, e poi ancora i Queen, Bjork e Roxy Music) riarrangiati e inseriti come elementi narrativi, come già successe per Bob Dylan nella sequenza d’apertura di "Watchmen". D’altra parte dispiace vedere un talento visivo enorme, uno dei maggiori degli ultimi tempi (i primi 20 minuti di sola musica e immagini, con un minimo intervento di voce off, sono da applausi), che alla sua quinta prova registica non riesce ancora a confezionare un film senza farsi prendere troppo la mano.

Voto: 6,5

Info:

regia di Zack Snyder

con Emily Browning, Vanessa Hudgens, Jamie Chung,

Jena Malone, Carla Gugino, Jon Hamm