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State of Play (K. Macdonald)

state of play locandinaMuore una donna. Un politico – suo capo – è il suo amante. È un suicidio, e quindi la colpa morale va al politico, o è un omicidio, e quindi la colpa va all'azienda di sicurezza sulla quale il politico e il suo entourage sta indagando per conto del Congresso USA? Quesito aperto.

A sbrogliare la matassa niente poliziotti, agenti segreti o magistrati indomiti, ma le figure che molto spesso riescono a capire realmente i fatti, a connettere i tasselli, a giudicare con occhio oggettivo ciò che lacera il contratto sociale: i giornalisti.

Questa volta ad personificare l'uomo con la penna è Cal McCaffrey (Russell Crowe), professionista vecchio stile che si affianca ad una donna (Rachel McAdams) che picchia sui tasti per un blog invece che vomitare inchiostro sulla carta.

L'inchiesta che ne vien fuori è di quelle classiche. Sesso, sangue, corporation, poltici corrotti, interessi economici giganteschi e intrecci su vari livelli che portano inevitabilmente a scoop, rovesciamenti di prospettive e dubbi profondi sulla linearità di quello che vediamo, sentiamo e ci aspettiamo da chi collega i fili della percezione di realtà che abbiamo ogni giorno di fronte.

State of play è un thriller ben confezionato che strizza l'occhio al cospirazionismo. I protagonisti fanno il loro sporco lavoro, la sceneggiatura è ben calibrata e l'esecuzione filmica mai sopra le righe. Il limite della pellicola è, invece, l'ansia con la quale si cerca di stupire, la necessità ossessiva del colpo di scena, la volontà di scombussolare lo spettatore più che farlo ragionare, la semplicità con la quale ogni tassello si incastra col successivo in una corsa ai 100 metri troppo frettolosa. Il film avrebbe reso notevolmente di più se sviluppato come staffetta più strategica, più curata nei particolari, più riflessiva sui vari aspetti, sulle diverse parti che la compongono, con uno studio più acuto sui protagonisti, sulle dinamiche, sui vari soggetti che stravolgono la vicenda iniziale.

Perché la relazione tra Cal e la moglie del politico, perché lo scoop sulla coinquilina della vittima, perché proprio la sicurezza nazionale? Gonfiare il caso per stupire non sempre equivale a dare sostanza alla pellicola.

Per non parlare della superficialità con la quale si liquida il rapporto tra carta stampata e rete. Perché porre il problema se non lo si intende approfondire con dignità e spirito critico?

Il merito di State of Play è certamente il parlare di tante vicende complesse sapendole incastrare senza strafare nell'esecuzione. Il limite è un'evidente superficialità e frettolosità che di certo non giova ad un genere – il thriller – che fa spesso fatica ad affascinare con saggezza, profondità ed acume.

Voto: 6,5

Info film:

regia di Kevin Macdonald USA 2009 Con Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Wendy Makkena  durata 125 min Azione, thriller