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Ritorno dal Nulla (S. Kalvert)

ritorno dal nulla posterEroina: brutta storia. Certo, ha sempre quel fascino tossico che piace tanto, ma è pur sempre una brutta storia.

Jim è un ragazzo di 16 anni che gioca a basket e scrive poesie, peccato sia anche molto curioso nei confronti delle sostanze, e peccato che scelga di essere curioso proprio con quella sbagliata. Si inizia con un livello di drammaticità circostanziale e accettabile, che pian piano scava sempre più in profondità, fino ad costringere lo spettatore a rigettare la figura del ragazzo in crisi d’astinenza.

Di certo gli amici non sono un buon esempio, uno muore di leucemia e gli altri seguono la sua stessa strada della tossicodipendenza spinta. Nelle strade di Manhattan, difatti, c’è un po' di tutto: tossici, puttane, ma anche un sacco di uomini di mezza età che non vedono l’ora di farsela con i ragazzini che cercano soldi per comprare la droga. È un film prodotto negli anni ’90 e come tale organizza le modalità di racconto. La narrazione, infatti, si svolge secondo modalità abbastanza ovvie: si inizia con qualcosa di più leggero e col tempo, frequentando i posti sbagliati, si arriva a farsi in vena prima ogni tanto, poi sempre. Il passaggio dal divertimento allo sfacelo è segnato, marcato dalla perdita delle capacità fisiche e mentali per sostenere partite di basket. La scena è vagamente grottesca: si ritrovano strafatti nel campo a lanciare palle in zone vuote o sbagliare completamente la direzione dei passaggi. Dopo di che si cade irrimediabilmente, si sta nei bassifondi, nelle strade, nei palazzi malconci e tra le panchine, e solo alla fine si riemerge per entrare nel (prevedibile) finale.

"Ritorno dal nulla" narra la storia di una vittoria e di un cambio di rotta. Poche cose sono senza via d’uscita, e l’eroina non è tra quelle. Il tutto è coadiuvato da un Leonardo Di Caprio che per età e drammaticità del ruolo ricorda tanto Arnie di “Buon compleanno Mr. Grape”, interpretato sempre dall'attore statunitense che a quanto pare ai tempi ci sapeva fare sia con la disabilità, sia con la tossicodipendenza.

La storia è tratta da vicende reali: la vita di Jim Carroll, poeta e musicista statunitense che nel 1978 pubblicò la sua autobiografia “The Basketball Diaries”, da cui è tratto il film. Jim diventa tossicodipendente ma alla fine sceglie un’altra vita. Non la religione questa volta, ma la musica, fondando il gruppo Jim Carroll Band, e la poesia, che lo accompagnava da sempre.

Grande freno narrativo per il film è il processo di risalita, non approfondito quanto quello della discesa. Poche e frettolose le scene finali in cui si vede Jim come ex-tossicodipendente dedito alla poesia. Tuttavia, se non c’è discesa non c’è storia, e a noi basta sapere che almeno qualcuno ce l’ha fatta.

Voto: 6,5

Info Film:

regia di Scott Kalvert USA 1995 Con Juliette Lewis, Bruno Kirby, Leonardo DiCaprio, Lorraine Bracco, Mark Wahlberg Titolo originale The Basketball Diaries durata 100 min Drammatico