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Qualunquemente (G. Manfredonia)

  • Scritto da Marco Guardanti

qualunquemente

qualunquemente - qualunquemente
Cetto non perde né il vizio né il pilu Il Profeta Antonio Albanese aveva già capito tutto. Nel 2003 si inventa Cetto La Qualunque, l’ambasciatore del pilu, per sbugiardare una politica già zotica e sguaiata. A otto anni di distanza, Cetto è sempre più attuale e sbarca al cinema, esasperata parodia di una politica che è esasperata parodia di se stessa. Il problema è che questa visione distorta puzza di credibilità assai più di quanto risulti surreale.

La Qualunque affronta vita e famiglia, elezioni e avversari con la stessa arrogante faciloneria: rigetta il buoncostume, sciorina volgarità e promesse ridicole a ripetizione, e serba un “ntu culo” sempre pronto per tutti. Spettatori compresi. “Qualunquemente” fa ridere perché non fa ridere. O non fa ridere, proprio perché fa ridere. Delle due, l’una. Si tifa per il “cattivo” e il cattivo non può che vincere. E ogni volta che ti scappa da ridere, è sempre una risata becera, troppamente becera. Al che ti viene da pensare: “Ma cosa rido, che in fondo è davvero così?! Cazzu cazzu, iu iu!”. Convincente oltre gli slogan i tormentoni, Cetto La Qualunque è più di un personaggio ben riuscito. Si fa emblema, summa sociale: racconta l’apologia del qualunquismo, l’elevazione della mediocrità a status, la deriva (mediatica e piLuista) di un paese che non solo sguazza beato nella propria inettitudine, ma se ne vanta pure.

E lo fa con il talento e l’abilità di un Antonio Albanese in stato di grazia, calato nei suoi migliori (e più sgargianti) panni dai tempi di Alex Drastico. Al di là di questo, il film non è esaltante. I modi e le battute di Cetto sono già arcinoti per chi abbia seguito almeno un poco la parabola laqualunquista. La vicenda in sé è piuttosto scarna e si perde per strada, dopo un primo tempo in cui Cetto sale in cattedra, attorniato da un paese cementificato almeno quanto le menti dei suoi degni compari. Praticamente inutile l’arrivo di Sergio Rubini, consigliere pugliese naturalizzato cumenda: il suo è un personaggiucolo che si perde nel viavai pacchiano di costumi viola e oro. Il finale, più che scontato, risulta categorico. Il De Santis (“Non ti sputo sennò ti profumo”), avversario politico morigerato e decoroso, viene schiacciato dall’amoralità infamante di Cetto. Il suo stile arrogante e deprecabile non solo ha successo, ma assurge addirittura a contagiosa, dilagante normalità.

Concludevolmente, forse ha davvero ragione Cetto. “Il partito du pilu” non esiste, ma se esistesse avrebbe migliaia di iscritti. Oppure, in realtà esiste da sempre, ma non si chiama così. A voi capire quale delle due ipotesi sia la meno peggio.

Voto: 6,5

Info Film:

Italia 2011 con Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese,Davide Giordano Durata: 96 min Commedia