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La Versione di Barney (R.J. Lewis)

  • Scritto da Tommaso Bertelli

Whisky, sottane e sigari: ecco a voi Barney Panofsky All’interno dell’annoso dibattito sugli adattamenti cinematografici di romanzi famosi, di successo o semplicemente di culto, ci sono sempre gli intransigenti che sostengono che non ci può essere vittoria delle immagini sulla parola. Dall’altra parte ci sono i possibilisti, coloro che in alcuni casi concedono il pareggio e in alcuni casi la vittoria.

Non starò qui a fare la casistica di quando un film supera il libro, anche perché dipende dal regista e dalla sceneggiatura, dagli attori e dall’insieme dell’opera, ma soprattutto dipende dal libro: se un libro fa schifo, è poco famoso ed è scritto male, sarà più facile tirarne fuori un film superiore ("Il tè nel deserto" è l’unico caso che cito sempre di pessima letteratura trasformata in buon cinema). Comunque…tutto questo preambolo per dire in realtà che avvicinarsi ad un film tratto da un romanzo famoso famosissimo, di culto coltissimo e che si è amato amatissimo è difficile.

"La versione di Barney", a dispetto di un trailer inguardabile e che francamente faceva temere il peggio, è, invece, un ottimo adattamento del romanzo di Mordecai Richler e forse ha trovato il segreto per risolvere la spinosa questione: la fedeltà, quasi assoluta, allo scritto letterario. Il film diretto da Richard J. Lewis, regista di "CSI", ricalca pedissequamente il testo consegnandoci un Barney Panofsky, autore di un’inguardabile soap opera canadese, il più delle volte parecchio sbronzo e con un sigaro in bocca, alle prese con i ricordi di una vita: tre mogli, due figli e un migliore amico morto in circostanze misteriose col detective che lo accusa dell’omicidio. Barney racconta la sua versione della storia partendo da una Roma degli anni ’70 un po’ troppo bohemien, per poi rientrare in Canada a seguire i due amori della sua vita: l’hockey e le donne. E se il libro era un racconto in prima persona per discolparsi dall’accusa di omicidio, il film evita di cadere nel facile espediente della voce fuori campo e si limita a lunghi flashback.

Se la regia non è niente di che, ma fa il suo sporco lavoro, e la sceneggiatura è fedele al libro alternando momenti di comicità pura ad altri di più intensa commozione, la forza del film sta tutta nella splendida interpretazione di Paul Giamatti (vincitore del Golden Globe), credibile e perfettamente nella parte sia del Barney trentenne, sia di quello vecchio e indementito. Ottime tutte le prove degli attori, in particolare quelle di Minnie Driver che interpreta la seconda altolocata moglie e di Dustin Hoffman nella parte del padre di Barney, un ruolo leggermente ampliato rispetto al romanzo. E se in una partita di hockey cruciale nel film la squadra di Barney vince la coppa ai supplementari, nella sfida tra libro e film vince il primo semplicemente perché per leggere le quasi cinquecento pagine di Richler ci si mette di più delle due ore di durata del film. E un piacere più dura meglio è.

Voto: 6,5

Info Film:

con Paul Giamatti, Dustin Hoffman, Rosamund Pike, Minnie Driver, Scott Speedman Durata: 132 min Commedia