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I Pirati di Silicon Valley (M. Burke)

Cosa hanno in comune Steve Jobs e Bill Gates? Sono due pirati digitali; hanno costruito una rivoluzione depredando idee, assalendo ogni imbarcazione tecnologica che trovavano lungo il loro percorso e costruendo un esercito di pirati devoti alla causa e miopi di fronte alle ipocrisie della loro imbarcazione.

I pirati della Silicon Valley è il film che ricostruisce la nascita e l'ascesa dei due colossi dell'informatica: Apple e Microsoft. Jobs e Gates cominciano nei garage e finiscono in palazzi di vetro, nascono giocatori informatici e diventano potenti plasmatori del mondo moderno, partono carichi d'umiltà e arrivano spremuti dalle loro smanie di onnipotenza. Il film alterna flashback dell'ascesa dei due personaggi e memorie di Steve Wozniak, cofondatore della Apple con Jobs, e Steve Ballmer, dirigente della Microsoft.

Il risultato è una storia che svela come dietro le genialità di Jobs e Gates vi sia spavalderia, egocentrismo, smanie di successo e tendenza a vedere il proprio sistema come assoluto, e proprio per questo gli elementi che lo compongono insignificanti, veniali, superabili. Un ritratto spietato dei due ragazzi del '55, che mostra come il genio sia sintesi di folle visionarietà, geniale lungimiranza, ma anche cieca pazzia che spesso mette da parte l'uomo con loscopo di tendere a un bene ritenuto supremo.

Anche se parti del film (tratto dal libro Fire in the Valley di Paul Freiberger e Michael Swaine) sono stati definite romanzate, non vi è dubbio - come afferma anche Steve Wozniak - che gli eventi di fondo non tendano a rappresentare una battaglia tra bene e male, ma vogliano dimostrare di come i due colossi abbiano avuto modi simili di vedere il progresso attraverso la lente informatica. Una modalità di intendere l'innovazione spesso estrema e quantomeno discutibile, seppur nella sua rivoluzionaria accezione innovatrice.

Non una condanna a ciò che hanno rappresentato i due geni informatici, ma una critica coscienziosa di come i loro approcci al progresso a volte abbiamo calpestato in modo evidente l'etica.

A parte quest'analisi sul tema del film, per quanto riguarda la parte tecnica i limiti sono evidenti. La costruzione narrativa delle vicende è senza dubbio banale e non vi sono guizzi creativi di alcun tipo; i climax (innumerevoli) vengono spesso sprecati in maniera quasi dilettantesca, e le vicende di contorno trascurate completamente per focalizzarsi solo sui personaggi, tralasciando totalmente il contesto nel quale le vicende si sviluppano.

Se quindici anni più tardi Fincher con The Social Network è riuscito a raccontare come all'invenzione digitale si accompagni una trasformazione consequenziale del sistema in cui essa si sviluppa, I pirati di Silicon Valley si limita solo a mostrare le variabili che hanno determinato quella incredibile rivoluzione digitale avvenuta a partire dagli anni '70.

Forse un'operazione ben poco ambiziosa per le premesse esplosiva insite in essa. Un resoconto da rivedere, una storia – forse - da raccontare nuovamente.

Voto: 6,5

Info Film:

regia di Martyn Burke USA 1999 Con Noah Wyle, Joey Slotnick, Anthony Michael Hall, Wayne Pére, J.G. Hertzler durata 95 min Biografico