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Gorbaciof (S. Incerti)

  • Scritto da Michele Ciliberti

gorbaciof locandina

gorbaciof locandina
Toni Servillo ancora una volta si cala nei sobborghi napoletani e scippa lo spirito del tempo attraverso il silenzio.

Gorbaciof è un uomo che lavora in carcere, gioca a poker in un carcere nel retro di un ristorante cinese e vive in un carcere fatto di bingo, passeggiate in solitaria e situazione sentimentale degna di un cincillà in estinzione. Un carcere di vita silenzioso, scandito da un “vaffammok”, un “mercoledì” e poco più. Gorbaciof si muove a Napoli per soldi, per amore e per onore. E per fare tutto questo non servono mille peripezie e mille intrecci, ma una camminata sicura (e sbilenca), un prestante fisico da guappo napoletano e un’imponenza resa attraverso le rughe di Servillo - imponenti come profonde trincee della prima guerra mondiale.

Il film è una lunga istantanea su Gorbaciof e sulla sua forza d’animo risaltata dalle costrizioni che lo inducono a una quotidianità fatta di pochezze. Un eroe impomatato, irsuto e silenzioso che qualche secolo fa avrebbe combattuto battaglie epiche mentre nel 2010 il massimo dell’eroismo lo trova nel lottare per una cameriera cinese alle prese col bruto borghese, col poliziotto corrotto e con un marocchino arrogante. Servillo si conferma ancora una volta il migliore attore italiano. Rende con magnificenza questa messa in scena napoletana, fatta di una serie di personaggi che coralmente forniscono l’identikit di Gorbaciof, emblema della tragedia nella quale arrangiamo il nostro vissuto e degno filtro per farci comprendere quanto “vi siano troppe scimmie che si ergono a tigri”.

Quando si prescinde la figura di Gorbaciof i limiti del film sono però evidenti. A parte l’aberrante finale -dal quale si sottolinea ancora una volta l’infantile inventiva italiota- il regista Stefano Incerti mostra i propri limiti quando tenta di scavalcare con lo sguardo la figura protagonista e si lascia tentare da scene d’amore, d’addio e d’astio. Questi ruzzoloni interrompono quella magia che trae linfa dal volto servilliano e fanno tornare lo sguardo dello spettatore sulla terra, uno sguardo compiaciuto e stupito nel verificare quanto basti solo un volto per far sognare e far capire la cruda realtà.

Voto: 6,5

Info Film:

Italia 2010 regia di Stefano Incerti con Toni Servillo, Yang Mi, Geppy Geijeses, Gaetano Bruno, Hal Yamanouchi Durata: 85 min Drammatico