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Biutiful ( A. G. Inarritu)

  • Scritto da Michele Ciliberti

biutiful

biutiful - biutiful
Ho provato l’attacco del pezzo sottolineando il carattere esageratamente drammatico del film. Ma non mi sembrava abbastanza efficace per rendere tutto il peso che grava sul protagonista. Cerchiamo quindi di ricapitolare cosa guardiamo nella prima parte di Biutiful. Niente spoiler, tutto solamente nelle fasi introduttive.

1. Uxbal (Javier Bardem), il protagonista, è un povero escluso che vive ai margini della società;

2. Uxbal ha una casa da far schifo, vive in un quartiere da far schifo, ha un aspetto da far schifo;

3. Uxbal non ha mai conosciuto il padre, la madre faceva la prostituta e il fratello si sollazza con sua moglie;

4. La moglie è alcolizzata, drogata e ninfomane. Non disdegna rapporti con qualsiasi essere vivente;

5. Il figlio di 7 anni si diverte a fumare e a insultare pesantemente la mamma;

6. Uxbal gestisce un traffico di schiavi;

7. Uxbal non ha amici. Trova qualche amico tra i suoi “schiavi”. I suoi “amici schiavi” tirano le cuoia per colpa sua.

8. Oltre ai suoi amici molti altri schiavi muoiono per causa sua. E la polizia scopre tutto;

9. Uxbal prende il cancro. Incurabile naturalmente;

10. Uxbal è un tantino depresso e tutti i suoi guai non sembrano trovare soluzione.

Per raccontare Biutiful basterebbero questi dieci punti. Inarritu si spinge ben oltre le sue possibilità. Sebbene nei suoi primi dieci anni di carriera abbia sempre dimostrato una grandissima abilità nel trattare tematiche complesse quali povertà, emarginazione e mancanza di speranza, questa volta sembra che il regista messicano abbia voluto eccedere nell’accumulare elementi tragici. Questa scelta però non funziona perché non costruita su diversi piani come in Amores Perros (ricco/povero, emarginato/integrato), o tramite sceneggiature complesse e perfettamente equilibrate (21 grammi) o con parallelismi sociali e geografici (Babel), ma solo tramite la proposizione a pioggia di elementi sconnessi e mal interconnessi. C'è anche da sottolineare come questa volta Inarritu non abbia al proprio fianco quel genio di Guillermo Arriaga, ma abbia sceneggiato il film per la prima volta tutto da solo, con risulti evidenti. Quello che traspare in Biutiful è così una foga nel dipingere un decadente affresco della civiltà occidentale unicamente attraverso l'abilità registica e non tramite una storia solida e studiata.

I 138 minuti riescono comunque a scorrere grazie allo sguardo sempre emozionante di Inarritu, capace di mostrare scorci di una Barcellona grigia e cupa, nel farci scorgere gli interni dei casermoni dove sono ammassati gli schiavi che oliano i meccanismi commerciali occidentali, e a soffermarsi su quei volti stanchi di bambini nati già vecchi e sul corpo appesantito e stremato di Javier Bardem, ancora una volta capace di dar prova del suo grande talento. Questo Biutiful lascia comunque una profonda insoddisfazione, proponendo una storia che non viaggia da sola ma si limita a fagocitare mille drammi per rendersi presentabile. E il cinema dimostra, solo per limitarci a questa stagione, come non basti una storia esagerata per fare un dramma che lasci il segno (vedi Hereafter), ma a volte basta anche solo un piccolo particolare per colpire e far realmente emozionare (Il discorso del re). Aspettiamo la prossima prova da regista/sceneggiatore di Inarritu, speranzosi che l’allontanamento di Arriaga dalla sceneggiatura non corrisponda anche a un allontanamento degli spettatori dalle sale nelle quali vi sono i suoi film.

Voto: 6

Info Film:

USA 2010 con Javier Bardem, Maricel Álvarez, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Cheng Tai Shen Durata: 138 min Drammatico