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Basta che funzioni (W. Allen)

  • Scritto da Michele Ciliberti

basta che funzioni locandina

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Considero “Whatever Works” un sunto del pensiero alleniano. Vi sono riferimenti alle donne, al destino, al deismo e alla società. Battute taglienti sull’omosessualità, sul moralismo, sui bambini e sull’arte. Il regista newyorkese torna a succhiare l’anima alle cose attraverso canini satiricamente avvelenati, riacquistando la verve comica di un tempo, grazie anche a un copione scritto più di trent’anni fa. Controfigura filmica di Woody Allen è Boris Yelnikoff, un ex professore universitario quasi candidato al Nobel, interpretato magistralmente da Larry David. Egli sentenzia sulle cose del mondo e impartisce lezioni di vita a Melodie (Evan Rachel Wood), sempliciotta ragazza del Mississippi, in viaggio esplorativo nel mondo vero, quello fuori da bigottismi e rassicurazioni culturali. I due si sposano, lasciando che la frizione tra i loro due mondi dia linfa vitale al film e pieno sfogo all’inferno interiore di Woody.

Il comico Larry David rappresenta Allen: recita con le sue movenze, ha il suo stesso sguardo, il suo cinismo e la grinta che il regista spesso non lascia trasparire, causa secolare timidezza. Boris riesce a ergersi a giudice del mondo, cosciente dell’amara colpevolezza che sta nel vivere. Un’ illuminata vittima che ha la colpa di riuscire a capire i meccanismi che regolano le esistenze e proprio per questo costretto a vivere nel più totale nichilismo. Questo lo ha spinto al suicidio e ora gli permette di vivere con spinta reattiva alle cattiverie che l’esistenza gli riserva, limitandosi a non peggiorare il mondo, così da poter godere dello scorrere delle dinamiche quotidiane. Dietro questo magnifico acume nel riassumere il pensiero alleniano vi è poco più. La madre sessualmente repressa, il padre omosessuale latente, lo sciame d’artisti occasionali e gli amanti qui e lì: tutti i personaggi non sono altro che comparse anonime dietro l’ego imponente di Allen, che mette in primissimo piano la sua complessità e proprio per questo cancella ciò che vi è dietro. Nella storia ognuno è solo funzionale a Boris e diviene così il semplice mezzo per dimostrare l’allen-pensiero.

Le semplici comparse si ciondolano stancamente nell’ambientazione centrale, l’appartamento del protagonista, quasi fosse il palco teatrale dove Boris recita il suo monologo. I personaggi quindi appaiono senza raccontare, parlano unicamente per riempire gli intervalli tra le lezioni che David impartisce al pubblico. Viene così meno l’analisi individuale che ha rappresentato l’humus dei 42 film precedenti del vecchio isterico statunitense. Tutto finisce per essere condiscendente, tutto si risolve con una didascalica lezione di vita. Il caso, il destino, le ferree regole universali si spengono nello scorrere delle battute.Queste sono sì memorabili, ma non completamente soddisfacenti.

Se i quattro film europei di Allen avevano portato nuova linfa a livello di tematiche e tecnica, con “Whatever Works” si torna a 30 anni fa, con uno stile che però non riesce più a colpire con l’irruenza e la brillantezza che Allen ha imposto al cinema contemporaneo.

Voto: 5,5

Info Film:

titolo originale: “Whatever Works” USA 2009 regia di Woody Allen con Ed Begley jr., Patricia Clarkson, Evan Rachel Wood, Larry David durata: 90 min Commedia