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Agorà (A. Amenàbar)

  • Scritto da MiaLuz

agorà locandinaAd un'analisi superficiale (ma neanche troppo) si direbbe che Amenabàr abbia imparato la lezione di Gibson e allora giù di macellazioni cruente verso pagani ed ebrei da parte di questi cavalieri neri cristiani (detti parabolani) che in nome di un Dio che, predecessore di Giucas Casella, non ti fa bruciare i piedi se cammini sui carboni ardenti.


Una sorta di fenomeno da baraccone da seguire ciecamente a prescindere da qualsiasi dottrina, paradossalmente la stessa predicata, ammazzando e distruggendo senza nè amore nè tantomeno passione. Anzi... Non esiste cultura che tenga, questi sono una valanga di cani rabbiosi (su tutti il martire-santo Ammonio, un ottimo Ashraf Barhom), esaltati e cocciuti che credono il cielo sia uno scrigno pronto ad aprirsi per far giungere cristo stile paracadustista al superbowl. Nel frattempo distruggono la biblioteca di Alessandria, la più grande del mondo, non hanno il minimo rispetto per la donna ("in silenzio...in abiti pudici...a custodire il focolare"), bruciano gli ebrei in stile nazi e lapidano chiunque passi a tiro, compreso il corpo esanime di Ipazia (accenno biblico?). E siccome Gibson docet, esci dal cinema e se vedi una suora ti vien voglia di menarla...poi ci rifletti e scopri che una visione diversa, che non ti faccia omologare a tali comportamenti, te l'ha data il regista stesso tramite le parole della filosofa Ipazia (Rachel Weisz): "ci siamo fatti abbagliare dalla perfezione del cerchio".

Già perchè quando si è abbagliati da qualcosa che si crede perfetto, divino, come il cerchio, non si prendono in considerazione altri punti di vista, si ragiona su pregiudizi. Ipazia però si porta dietro un fardello troppo grosso, è affacinante, è carismatica, conserva fazzoletti col mestruo, ma soprattutto è una donna e ciò comporta l'innamoramento di chi gli sta accanto, il prefetto Oreste (Oscar Isaac) e l'ex schiavo-neo parabolano-passionale Davo (Max Minghella), nonchè le ire del vescovo Cirillo (Sami Samir), irritato dal fatto che una donna, persino atea si erga a maestrina o consigliera dello stato. Ognuno ne tragga ciò che vuole. Tecnicamente Amenabar fa un buon uso della computer grafica ricostruendo più volte l'effetto "google maps", si parte dalla visione complessiva del globo per arrivare nelle stanze dell'Agora, il tutto contornato da continui rimandi al cerchio e alla sua sacralità, vero focus di tutto il film.

Sì perchè alla fin fine un protagonista vero non c'è, se non appunto un tipo di visione, quella cristiana ottusa o quella scientifica aperta alla discussione, che sono poi i due fuochi dell'ellisse risolutrice. Bella la sequenza della distruzione della biblioteca in cui attraverso il cerchio si indica la sovversione dell'ordine con un letterale, temerario capovolgimento di macchina. Rispetto allo splatter "La passione di Cristo" qui non si massacra la gente per ore con le tecniche più assurde, o meglio non solo, si cerca di dare una visione critica delle cose, condivisibile o meno, ma che perlomeno non grida al fanatismo, si chiama scienza.

 

Voto Skapho: 6,5

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La Fede sfida la Scienza

Cosa c’è di più attuale della ripresa di un caso storico che si manifesta ancora oggi in maniera differente? Amenábar ci offre un’opportunità più unica che rara al cinema: la riflessione. Dopo "Mare dentro" - ha raccontato il regista - "mi sono finalmente avvicinato all'astronomia e ho cominciato a considerarla una disciplina spirituale, un tentativo da parte dell'uomo di avvicinarsi a Dio, a un'entità superiore. Mi interessava metterla in relazione con la religione, evidenziando di quest'ultima soprattutto la valenza sociale e politica". Nella biblioteca di Alessandria d’Egitto del 391 d.C si svolge il massacro tra pagani e cristiani. La gentilezza e la cultura della comunità pagana si manifesta nell’adorazione delle stelle. Ipazia, protagonista indiscussa della vicenda, è una filosofa, forse ultima erede della cultura antica, che rappresenta la massima evoluzione civile di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all’epoca moderna. Ella è la rivoluzionaria di tutto il film, sposata con il cielo, rinuncia alla sua femminilità ed è la vera crocifissa. L’agorà, perfezione del culto pagano, si ribella fisicamente al nascere continuo e dilaniante del Cristianesimo, movimento fanatico e intollerante. Bruciano, come ferite aperte, gli insulti agli dei pagani, si rimane sconcertati dall’attacco cristiano “In nome di Dio”. I “parabolani” attaccano il cuore del Mondo Antico, la Biblioteca del Serapeo viene infatti letteralmente distrutta, mentre Ipazia lotta contro il tempo per salvare il possibile delle tante pergamene custodite. La più grande raccolta di scritti mai esistita viene bruciati in nome di una religione che compie “miracoli”. I pagani sono costretti a fuggire dall’alcova, mentre i cristiani “fratricidi” compiono atti mutilatori,anche contro gli ebrei. Due uomini, apparentemente diversi tra loro, si convertono pienamente alla Fede. Oreste e Davo (ex alunni di Ipazia), si scagliano uno per la difesa dei diritti civili divenendo Prefetto,l’altro uccide in nome della difesa della propria religione. Un film pieno di ingiustizie dove lo spettatore viene completamente inghiottito da musiche strazianti e da scene orripilanti. Il vescovo Cirillo, vincitore assoluto di spargimenti di sangue, condanna la “morale” Ipazia, rea di rappresentare visioni scientifiche immorali. La ragione, infatti, viene sovvertita in favore della cieca credenza. Viene bandito il sistema Tolemaico, da lei sostenuto, a favore della teoria di Aristarco (il sole al centro dell’universo e non la terra), con conseguente anticipazione della Teoria Copernicana. Pellicole interessanti come "Tesis", "Apri gli Occhi" e soprattutto l’agro-dolce "Mare Dentro" ci avevano convinto sul talento di Amenabar, ma Agorà, realizzato con l’uso del computer ma segnato in ogni scena da un lancinante realismo, coinvolge con una trama tutt’ora attualissima. Un cumulo di emozioni che non ci fa trattenere le lacrime ed esalta la donna, nella sua forza razionale, in contrasto con la fisicità dell’uomo. "Agorà" urla la sua storia, facendoci ripensare all’integralismo islamico di oggi al cristianesimo dell’epoca. "Agorà" dimostra che tutte le religioni non sono poi così diverse.

Voto MiaLuz: 8

Info Film:

Spagna 2009 regia di Alejandro Amenábar con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale Durata: 128 min Avventura