Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Diario di The Walking Dead - Prima stagione

  • Scritto da Thomasmann

The Walking Dead

The Walking Dead - The Walking Dead
Questo articolo è soggetto a super spoileroni. Se non conoscete questa serie o non l’avete mai vista, statene lontani. Se invece la stavate aspettando, allora benvenuti. Questo è il vostro diario, questo è il diario di "The Walking Dead"

 

1×01: "Days Gone Bye"

Rick è un vicesceriffo di una piccola cittadina del sud degli Stati Uniti. Lo incontriamo per la prima volta su una strada deserta con un pistola e una tanica di benzina in mano. Attorno a lui macchine bruciate e distrutte, abbandonate capovolte in mezzo alla carreggiata. Rick si avvicina ad una pompa di benzina, ma il cartello “No Gas” gli toglie ogni speranza di trovare rifornimento. Un rumore lo distrae dal silenzio: una bambina raccoglie un peluche da terra e si allontana. Rick la chiama, la bambina dalla lunga chioma bionda pare non sentirlo, Rick si avvicina e la chiama a voce più alta, lei si gira. Il volto è sfigurato e pieno di sangue, gli occhi rossi, le manca completamente la guancia destra e la mascella è a vista: è una zombie cazzo! Rick sospira, prende la pistola e le spara dritto in fronte. Comincia così il pilota di “The Walking Dead”, una delle serie più attese di questa stagione. Non solo perché tratta una griphic novel di successo, ma anche e soprattutto perché responsabile del progetto è Frank Darabont, il regista de “Le ali della libertà” e de “Il miglio verde”. Dopo i titoli di testa torniamo indietro nel tempo e scopriamo che Rick e il suo collega Shane hanno problemi con le rispettive compagne e che durante una sparatoria il primo rimane ferito. Svegliatosi Rick è da solo in un ospedale abbandonato, con cadaveri in mezzo alle corsie o chiusi dietro una porta con scritto sopra “Non aprire, morti all’interno”. Tornato a casa ancora dolorante per le ferite viene aggredito da una coppia, padre e figlio, che asserragliati in una casa non loto tentano di tenere a bada le orde di morti viventi, che lo chiamano walker-viandanti, tra i quali figura anche la madre del bambino. Rick si dirige poi in macchina verso Atlanta dove pare, o almeno è più probabile, ci siano sopravvissuti. Nel frattempo Lori, la moglie di Rick, il figlio Carl insieme a Shane e altri sono vivi e campeggiano nei boschi fuori dalla città. Non sappiamo quanto tempo sia passato dal diffondersi del virus e soprattutto quanto Rick sia rimasto senza sensi in ospedale, fatto sta che Lori e Shane non trovano niente di meglio da fare che limonare in segreto. L’episodio si conclude con Rick che, giunto a cavallo ad Atlanta, si ritrova attaccato dagli zombie e si rifugia in un carroarmato abbandonato dove qualcuno dalla radio lo contatta dandogli del coglione. C’era grande attesa per questa serie, che in Italia viene trasmessa con un solo giorno di ritardo rispetto alla programmazione americana. Come spesso accade le grandi attese possono portare a grandi delusioni: diciamo subito che non è questo il caso. Due o tre sequenze sono da antologia. Sicuramente la prima dove si capisce subito che c’è qualcosa che non quadra e la tensione è ingigantita dal silenzio tombale che domina il paesaggio. Così come lascia bocca aperta l’arrivo a cavallo di Rick nella grande città, con la strada deserta in entrata e invece piena di macchine, ridotte a carcasse, nella corsia opposta, nell’estremo tentativo di mettersi in salvo. La violenza e il sangue sono espliciti (si veda gli zombie che attaccano e sbranano il cavallo nella scena finale) e anche i mostri sono finalmente tornati quelli dei primi film di Romero: lenti, sporchi e soprattutto muti, salvo qualche verso..da zombie appunto. Se The Walking Dead può avere e ha un difetto è quello di arrivare troppo tardi, quando ormai in ambito sia cinematografico che televisivo l’immaginario dei morti viventi ha vissuto negli ultimi dieci anni un nuovo ciclo (dopo il primo boom degli anni ’70) che ha portato addirittura a parodie comiche del genere. Ma forse questo è un incentivo per la serie stessa e per coloro, appassionati del genere o meno, che vorranno seguirla, spinti dalla curiosità di vedere come verrà sviluppato un tema già morto e tornato per l’ennesima volta in vita, un po’ come i suoi mostruosi protagonisti.

Voto: 8

-----------------------------------------------------------------------

1x02: "Guts"

Troviamo tutto come l’avevamo lasciato una settimana fa. Atlanta è infestata dagli zombie, o Walkers come li chiamano i protagonisti della storia, e Rick, il poliziotto buono risvegliatosi dal coma, è intrappolato dentro un carrarmato assediato dai mostri. Qualcuno però lo contatta alla radio. Conosciamo così Gleen, un ragazzino d’origine asiatica, che insieme ad un gruppetto di umani si è rifugiato all’interno di un supermercato in cerca di cibo e sostentamento. La comitiva è ben assortita e rappresentativa dell’America di oggi: abbiamo il nero grasso, la bionda carina e sensibile, la ragazza di colore che ne sa un sacco, il messicano e, ovviamente, il classico razzista, Dixon. Quest’ultimo, interpretato da Micheal Rooker, indimenticato protagonista di “Henry pioggia di sangue”, si diletta a sparare con un fucile da cecchino dal tetto attirando così l’attenzione dei Walkers che, impariamo, rispondono solo a stimoli sonori e olfattivi. Da quest’intuizione viene l’idea centrale del secondo episodio di The Walking Dead, e suggerisce ai nostri eroi un possibile piano di fuga: cospargersi di budella di zombie per passare in mezzo ai mostri stessi, senza essere “notati”, per raggiungere un cantiere dove sono abbandonati in buone condizioni dei furgoni. Il piano riesce. Ma non senza qualche intoppo, Dixon viene lasciato indietro, e con l’aggiunta di una sana dose di splatter, come quando Rick con un ascia smembra uno zombie per poi ricoprirsi con le di lui interiora. Nel frattempo scopriamo anche che i salvatori di Rick sono in contatto radio, molto precario a dire il vero, con gli altri sopravvissuti accampati fuori città, tra i quali militano anche la moglie di Rick e l’ex collega Shane, che come nelle migliori favole sono, nel frattempo, passati, anche loro, al secondo livello della loro relazione: una bella scopata nell’erba del bosco al riparo da occhi indiscreti. Ripetersi non è mai facile, neanche se ti chiami Frank Darabont. Delegando la regia e curando solo la sceneggiatura dell’episodio l’autore americano fa scivolare la storia lungo binari prevedibili e consueti per una storia di zombie, cominciando ad intaccare le buone reazioni che c’aveva lasciato il primo episodio e scalfendo le aspettative di rinnovamento di un genere. Era in ogni caso impensabile che questa seconda puntata potesse ripetere lo stupore per le scene madri dell’episodio precedente e ci lascia comunque con la curiosità e l’attesa per la prossima puntata quando ci sarà presumibilmente l’incontro tra il cornuto Rick e la sua famiglia.

Voto: 7

-----------------------------------------------------------------------

1×03: "Tell it to the Frogs"

Puntata statica. Rick e gli scampati da Atlanta ritornano al campo dei sopravvissuti e la famiglia si riunisce. Chiacchere e battibecchi attorno al fuoco, con Shane che, innervosito dal ritorno del rivale in amore, scarica la sua rabbia contro un malcapitato compagno di campo, Ed, che tratta male moglie e figlia. La tensione aumenta solo quando un urlo squarcia lo schermo: c’è un Errante nel campo, e se ne sta in una radura a sventrare e sgranocchiare un cervo. Il gruppo degli uomini lo circonda e lo prende a mazzate fino a che qualcuno non gli taglia la testa. E qui abbiamo la cosa più bella della puntata: la testa, benché mozzata, continua a muoversi e a fare versi. Arriva Daryl e gli ficca una freccia in mezzo agl’occhi. Daryl è il fratello di Dixon, il razzista abbandonato sul tetto in città durante la seconda puntata e che abbiamo visto prima dei titoli di testa, ancora legato, prendersela con Dio mentre gli Erranti lo assediavano. Rick, esauriti i doveri familiari, decide di fare un salto in città per recuperare una grossa sacca di armi e munizioni abbandonata vicino al carroarmato e tentare di salvare Dixon. Parte in missione con Glenn, Daryl e il ciccione nero. Quando raggiungono il tetto dove avevano abbandonato il compagno tutto quello che trovano sono le manette vuote e insanguinate e una mano tagliata all’altezza del polso. C’è un Dixon monco e incazzato nero che gira per la città! Puntata statica dicevo, dove non succede praticamente nulla, nella quale il vero protagonista è Shane, che con l’arrivo di Rick perde in un colpo solo donna e leadership all’interno del campo. Il finale sul tetto del palazzo ad Atlanta fa ben sperare per la puntata numero quattro, la quale, mi auguro, riporterà alti i livelli di azione.

Voto: 6,5

-----------------------------------------------------------------------

1x04: “Vatos”

Si ritorna ai fasti della prima puntata. Rick e soci, sempre alla ricerca di Merle Dixon, s’imbattono in quella che sembra essere un gang di messicani che rapiscono Glenn e lo vogliono scambiare per la borsa di armi che nel frattempo è stata recuperata. Al campo fuori città l’atmosfera è carica di tensione, più del solito, per lo strano atteggiamento di uno dei sopravvissuti, Jim, che senza alcun motivo apparente e fulminato dal sole scava fosse per cadaveri. Una bella mangiata di pesce e un attacco degli Erranti completano una giornata classicamente post-apocalittica. Grande salto di qualità rispetto alla settimana precedente con la quarta puntata. Le vicende parallele dei sopravvissuti al campo, tra ricordi d’infanzia e traumi vissuti di recente, e degli uomini in missione ad Atlanta, sono raccontate attraverso un montaggio alternato e serrato, che spesso lascia la scena in sospeso per qualche minuto per tornarci successivamente. Trucchi di sceneggiatura si dirà. Certo, ma sempre efficaci! I colpi di scena sono ben calibrati e spiazzanti (la scena dell’ospizio è incredibile). Non mancano, ovvio, i momenti propriamente splatter e violenti. La scena dell’attacco degli Erranti, per quanto abbastanza prevedibile (la classica situazione di quiete attorno al fuoco), è girata in maniera perfetta, cui viene aggiunto, proprio sull’ultima battuta, un tocco inquietante che lascia a bocca aperta.

Voto: 7,5

-----------------------------------------------------------------------

1x05: “Wildfire”

Il gruppo si divide, il gruppo conta i morti, il gruppo si muove e perde i pezzi. Solo un antipasto del gran finale questa quinta puntata di The Walking Dead, un lungo e noioso preambolo prima del gran finale della prossima puntata. Si alzano gli occhi al cielo quando vediamo le manfrine che ci vogliono per seppellire i morti in seguito all’attaccio zombie al campo dei sopravvissuti e soprattutto si alzano gli occhi al cielo al dialogo tra Rick e Lori, su quali decisini prendere e in che direzione muoversi: un dialogo da latte alle ginocchia (“dimmi una cosa che sai, dimmi una cosa di cui sicuro!” dice lei, “Ti amo” risponde lui!!!). Non c’è tensione, non c’è commozione quando alcuni decidono di non seguire il gruppo o quando Jim, ferito da un morso, viene lasciato indietro contro un albero. Ed è un peccato che anche i pochi momenti di interesse (assistiamo per la prima volta alla rinascita in zombie di un morto) siano trattati velocemente e senza alcune enfasi. Classico finale con cliffhanger con i nostri che arrivano presso un centro medico che potrebbe (ma anche no) avere la cura..

Voto: 6-

-----------------------------------------------------------------------

1x06: “TS-19”

Che non fosse una serie sugli zombie l’avevamo intuito un paio di episodi fa e con il season finale ne abbiamo avuto la conferma. Giusto una fugace apparizione in conclusione di puntata per i mostruosi Erranti. Capiamo un po’ di cose però: dopo aver assistito alla trasformazione di Amy in diretta nello scorso episodio, questa volta ne vediamo gli effetti sul cervello attraverso la spiegazione del dottore che “salva” il gruppo di sopravvissuti fuggitivi. Quello che non capiamo è la causa dell’infezione, elemento direi decisivo e centrale. Non ci viene spiegato da cosa è causato e quindi non esiste una cura. Boom, speranza zero. L’unica soluzione è arrendersi, lasciarsi morire. Così dovrebbe fare anche lo spettatore, rassegnarsi a non capire il perché. Ma Rick, ancora una volta eroe buono, che non s’arrende mai (al contrario dell’amico Shane che credendolo morto l’aveva abbandonato all’ospedale in coma), non ci sta e conduce il gruppo in fuga verso la seconda serie. Molto cose funzionano in questo episodio, molte no. L’inizio è debole, con il gruppo che si rilassa e si ubriaca e anche quando il dramma arriva non c’è enfasi e reale commozione. Sull’esito della fuga non c’è il minimo dubbio di successo e il conto alla rovescia prima dell’esplosione (pessimi effetti speciali by the way) aggiunge un pizzico, inutile, di tensione. Frank Darabont, produttore e curatore dell’intero progetto di serie, pare abbia licenziato tutto lo staff di collaboratori, a partire dagli sceneggiatori, per resettare il tutto in vista della seconda stagione confermata dalla rete americana AMC. Che questo sia di buon auspicio per il nuovo anno.

Voto: 7

Voto intera stagione: 7 (partita alla grande è andata in calando e lascia poca suspance e curiosità per il prosieguo delle avventure dei protagonisti).

 

Info Serie:

ideata da: Frank Darabont e Robert Kirkman

con: Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Jon Bernthal, Laurie Holden, Jeffrey DeMunn

Puntate: 6

Durata: 50 minuti

Prima visione americana: 31 Ottobre 2010

Prima visione italiana: 1 novembre 2010

horror