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Diario di The Killing

the killingQuesto articolo è soggetto a super spoileroni. Se non conoscete questa serie o non l’avete mai vista, statene lontani. Se invece la stavate aspettando, allora benvenuti. Questo è il vostro diario, questo è il diario di "The Killing".

Voto alla stagione: 7,5


“1x13”: Orpheus Discending

Che in realtà c’era da aspettarselo. O almeno me l’ero chiesto: possibile che svelino l’identità dell’assassino con ancora una puntata da vedere? È come se in romanzo giallo il caso venisse risolto a 100 pagine dalla conclusione. È quindi con uno stato d’animo doppio che mi sono avvicinato alla visione di questo season finale: da un lato con la preoccupazione di vedere un episodio completamente inutile, dall’altro con la convinzione, mutuata in anni di serie tv, che una stagione non può finire così. E infatti…questa puntata può essere presa come esempio da manuale per il buon sceneggiatore di un giallo. Per 48 minuti (su 50 totali di episodio) la polizia colleziona prove a carico di Darren Richmond per l’omicidio di Rosie Larsen e tutte combaciano e allora eccoci avviati alla conclusione della storia con l’arresto del consigliere. Poi, quando finalmente la nostra cara Sarah Linden sale sull’aereo che la porterà dal paziente futuro marito, ecco la telefonata che tutto cambia e ci lascia con la bocca aperta e un pugno di mosche in mano… Arrivederci alla prossima primavera per il prosieguo dell’indagine (si, la AMC ha rinnovato la serie per una seconda stagione).

Voto: 8

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1x12: “Beau Soleil”

E finalmente ci siamo. Dopo tanta attesa, arrivati alla dodicesima puntata ecco quello che tutti stavamo aspettando. Quasi in dirittura d’arrivo, sul filo di lana, ecco la comparsa dell’ultimo tassello che mancava a quel puzzle che è l’indagine attorno alla morte di Rosie Larsen: le zoccole! Diciamolo che non vedevamo l’ora! Linder e Holder scoprono un sito web di escort a cui la giovane Larsen, grazie alla zia (io non ho zie così…), era solita collegarsi e grazie al quale combinava appuntamenti. Lì ha incontrato il suo assassino, tale Orpheus, che si divertiva a minacciare le proprie accompagnatrici con minacce di annegamento: dalla teoria alla pratica. Il colpo di scena finale, con la rivelazione dell’identità di Orpheus, non ve lo svelo. Guardatevi questa fantastica puntata che ci lascia con l’ansia in attesa di settimana prossima, per un season finale che si preannuncia caldissimo, nonostante il freddo e la pioggia incessante su Seattle

Voto: 8

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1x11: “Missing”

In ogni storia poliziesca o noir accanto all’indagine scorrono ovviamente le vite dei personaggi e durante la narrazione il focus si sposta per alcuni momenti dalla ricerca dell’assassino all’analisi dei soggetti coinvolti, quasi sempre sul protagonista, in genere il poliziotto che compie l’investigazione. Questo vale per un racconto, un romanzo o un film. Vale a maggior ragione per una serie tv dove la narrazione è dilatata nel tempo e dove si ha la possibilità di un’indagine psicologica maggiormente approfondita. Ecco l’undicesimo episodio di The Killing serve a questo, a prenderci una pausa dai Larsen e Richmond e concentrarci per un’intera ora su Sarah Linden. Anche perché, diciamoci la verità, che l’ultima scena della puntata non sorprende davvero nessuno. L’episodio, scritto da Veena Sud, creatrice dello show, è un lungo one-man-show del personaggio interpretato dalla brava Michelle Enos, che, con l’aiuto di Holder, gira tutta Seattle alla ricerca del figlio Jack, scomparso. Non c’è tensione, non c’è suspance per le sorti della famiglia Linden, non ho mai pensato neanche per un minuto che Jack potesse essere morto (non avrebbe alcun senso o funzione narrativa), c’è solo una grande interpretazione.

Voto: 7

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1x10:  "I’ll let you know when I get there"

Il meccanismo della serie è ormai chiaro, e si esprime in due modi. Ogni puntata si chiude con un colpo di scena, o con un fatto drammatico che abbia delle probabili ripercussioni su almeno le due storyline principali (i Larsen e l’indagine), e ogni nuova puntata si apre esattamente dove si era chiusa la precedente, salvo poi smentire, ribaltare e annullare quanto successo. Questo avviene ad esempio in questo decimo episodio che si apre con il corpo di Bennet, picchiato a morte da Stan Larsen sul finire dello scorso episodio, per poi scoprire che è “solo” in ospedale in fin di vita. Per il resto l’indagine continua con un paio di scoperte interessanti da parte di Linden e Holder, speriamo solo di non vedercele smentite e smontate nel primo, terzultimo, episodio. Per quanto riguarda Richmond i miei dubbi su cosa ci faccia lì iniziano a farsi più importanti, e l’unica risposta che riesco a darmi è che sia direttamente coinvolto con la morte di Rosie. Non avrebbe alcun altro senso renderlo così centrale nella serie.

Voto: 7,5

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1x09 "Undertow"

Che la pista islamica nell’indagine sull’assassinio di Rosie fosse poco convincente non credo di essere stato l’unico a pensarlo. E che si rivelasse un buco nell’acqua era prevedibile, e così è stato.
La polizia rintraccia l’amico estremista di Bennet Ahmed (caduta di stile per la serie, ma siamo pur sempre nell’America contemporanea) e per poco l’insegnante non viene arrestato. Viene invece prelevato per la seconda volta da Stan Larsen e il suo scagnozzo, che questa volta lo conciano per le feste, presumibilmente ammazzandolo di botte.
Convince invece poco (e non è una novità) la storyline di Richmond e della sua corsa alla poltrona di sindaco. L’unico elemento di unione con l’indagine relazione con Ahmed e il continuo tentativo di risultare distante dall’insegnante porta a pensare la stessa cose a noi telespettatori che ci chiediamo quindi che cosa c’entrino le due storie.
I punti a favore della serie non mancano ovviamente anche in questa puntata che approfondisce la figura di Holder e ci consegna una Seattle sempre più grigia e piovosa.

Voto: 7

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1x08 "Stonewalled"

Nell'ottava puntata si mantengono quella calma e quelle atmosfere fredde e malinconiche divenute  oramai il marchio di fabbrica di questa inconfondibile serie TV. Dal punto di vista narrativo, è il dolore a farla da padrone. Se  da un lato Mitch pare completamente spaesata, dall'altro si stringe la morsa attorno all'omicidio di Rosie Larsen. La puntata si chiude con la scoperta di alcune intercettazioni telefoniche riguardanti il professor Amhed, sospettato numero uno. Al contempo, crescono i dissapori tra Linden e Holder. La prima, in ansia per un matromonio sempre più lontano, il secondo pulito da sei mesi. Memorabile la scena della seduta terapeutica per ex tossici. Persino Richmond decide di porre fine alle buone maniere, dando in pasto alla stampa uno scandalo  che vede coinvolto il sindaco Adams, nemico politico e adesso anche nella vita. Sul filo del rasorio in attesa delle puntate finali, "The Killing" emoziona, intriga, affascina.  "Mad Men" ha trovato il suo corrispondente noir.

Voto: 7,5

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1x07 "Vengeance"

E vennero l’ansia, l’angoscia e la tensione. Puntata da filo del rasoio la settima di The Killing, giro di boa della prima stagione. L’episodio si apre là dove si era chiuso quello precedente, con Stan Larsen che “sequestra” Bennet, credendolo il responsabile per la morte di Rosie. La pioggia incessante rende la scena ancora più buia e carica di dramma. Tensione anche nel finale della puntata con Holder e Linden (che ha ovviamente perso l’aereo per volare al suo matrimonio) che si addentrano in un mattatoio, seguendo una pista “islamica” nelle possibili frequentazione della giovane assassinata. Tensione e nervi a fior di pelle anche per Darren Richmond e i suoi collaboratori, messi all’angolo dalla pubblicazione dei rapporti tra il consigliere e Bennet, indagato dalla polizia.

Puntata poco significativa dal punto di vista delle indagine, ma nonostante questo una delle migliori fin’ora, grazie ad un’ottima regia al servizio delle solite, incredibili interpretazioni dei protagonisti.

Voto: 7,5

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1x06:  "What you have left"

Sesto giorno d’indagine e il cerchio delle indagini si stringe sempre di più. La posizione di Bennet Ahmed si complica anche a cause delle bugie che l’insegnante propina ai detective Linden e Holder. Il cerchio si stringe anche attorno al consigliere Richmond che, a causa del suo legame con lo stesso Ahmed, vede compromessa la corsa alla poltrona di sindaco. Ma ancora una volta i protagonisti veri sono i Larsen che nel giorno del funerale della figlia cominciano a mostrare i primi segni di insofferenza nei confronti della polizia e cercano una giustizia personale.

Prosegue alla grande The Killing con personaggi in continua costruzione ed evoluzione. Quello che sorprende e che, diciamola tutta, mi piace un bel po’ di questo poliziesco è il fatto che si discosti totalmente da qualsiasi altro serial analogo. A sei giorni dalla morte di Rosie manco un arresto, manco un inseguimento e poco sangue. E in tempi in cui è CSI a dettare la linea la lentezza e le riflessioni che questa serie porta con sé sono una boccata di ossigeno nel panorama delle serie made in USA.

Voto: 7,5

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1x05: "Super 8"

Non è che possono esserci colpi di scena ogni volta che si gira l’angolo o ogni volta che c’è una nuova puntata di The Killing. Se no sai il cuore che fatica che fa!

Questo quinto episodio tenta di mettere un po’ d’ordine all’interno delle varie storyline della serie. L’indagine di polizia si è concentrata su Bennet Ahmed, l’insegnante di letteratura di Rosie, che con la moglie incinta a casa si scambiava calde lettere con la ragazza scomparsa. Tra alibi che non reggono e ammoniaca che cancella le prove il cerchio attorno a lui sembra farsi più stretto.

I Larsen se la passano ancora male, stavolta è Stan, il padre, a mostrare maggiormente il dolore quando, dopo avere portato il vestito per la sepoltura alle pompe funebri, ha un crollo nel bagno di una stazione di servizio. Ma è il terzo filone di storia, quello che ruota attorno al consigliere e candidato sindaco Richmond, quello che più si sviluppa durante questa puntata. Doppi giochi, alleanze e sotterfugi come nelle migliori tradizioni dei gialli politici.

Arrivati a metà della stagione The Killing mantiene un livello alto di interesse, sia nella vicenda principale poliziesca, sia in quelle parallele. E in una Seattle se possibile ancora più grigia e piovosa non vediamo l’ora che arrivi la prossima puntata, per portare avanti i misteri su Rosie e la sua morte.

Voto: 7

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1x04: "A Soundless Echo"

Il meccanismo del giallo ad uno dei suoi massimi splendori. Niente è come sembra e tutti mentono. L’indagine sulla morte di Rosie Larsen procede e al quarto giorno cambiano ancora le carte in tavola per i detective Linden e Holder, che credevano di avere individuato l’assassino e invece tutto salta. Ancora poco chiaro il legame tra la storyline che ruota attorno all’omicidio della ragazza e il lutto della sua famiglia e quella che ha al centro il consigliere Richmond impegnato in doppi giochi e alleanze per restare in corso per la poltrona di sindaco di Seattle. Il colpo di scena raggiunge il bersaglio di lasciare sorpresi e con la giusta voglia che la settimana passi in fretta prima della prossima puntata. Ancora una volta, però, quello che mi ha personalmente lasciato a bocca aperta è la figura di Mitch Larsen, la madre di Rosie, e soprattutto l’interpretazione di Michelle Forbes. Da brividi la scena in cui, in chiesa per organizzare il matrimonio, parlando col prete che nel tentativo di consolare dicendole “Sua figlia è con Dio”, lei risponde, tra lo straziato e l’incazzato risponde: “Dovrebbe stare con me, non con Dio!”

Voto: 7,5

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1x03: “El Diablo”

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Procede così The Killing, alternando il procedere dell’indagine condotta da Holder e Linden (prevedo scazzi pesanti col fidanzato in attesa all’altare) e l’insopportabile dolore della famiglia Larsen. È in questo secondo filone di narrazione che secondo me la serie rivela il meglio di sé, con interpretazione eccezionali da parte di Michelle Forbes e Brent Sexton nel ruolo dei genitori. Poco originale forse l’attaccarsi alla voce registrata sulla segreteria telefonica, ma d’effetto la scena attorno al tavolo all’ora di cena. Per quanto riguarda il delitto scopriamo che la notte della sua scomparsa Rosie se l’è spassata con i suoi amichetti tossici nella cantina della scuola. Ancora poco significativa invece la storyline di Darren Richmond, il candidato sindaco sfiorato dalla vicenda Larsen e alle prese con fughe di notizie e accordi elettorali. Più va avanti la serie, più cresce in me la voglia di traslocare a Seattle, città grunge e grigia per eccellenza. Convince sempre di più questa serie dal ritmo lento, dagli sguardi tristi e senza inseguimenti e sparatorie. Dio che bello quando per una volta le cose vengono fatte per bene!

Voto: 7,5

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1x01-02: “Pilot” – “The Cage”

Arrivato sugli schermi con l’(immeritata) nomea di Twin Peaks del nuovo millennio, The Killing è la nuova serie tv del canale statunitense AMC, lo stesso di Mad Men e The Walking Dead. Remake di una serie omonima danese, la vicenda gira attorno alla morte di una liceale, alle indagini della polizia e all’elaborazione del lutto da parte della famiglia.

Ambientata in una Seattle grigia e piovosa la trama poliziesca è di quelle che potrebbero trovare spazio in un singolo episodio di un C.S.I qualsiasi, ma il ritmo lento e cadenzato, le lunghe inquadrature di contorno e l’ottima costruzione dei personaggi fanno sì che il crimine sia il pretesto per il racconto, diluito lungo tutta la stagione (e forse più). Anticipato da una campagna pubblicitaria in cui si sprecavano i parallelismi con il capolavoro di Lynch (il claim "Who killed Rosie Larsen", fa il paio con il mitico “Chi ha ucciso Laura Palmer?"), The Killing ci mette un po’ per entrare nella vicenda. I primi 5 minuti del pilota sembrano una presa per il culo; vediamo infatti alternarsi le immagini di una donna che fa jogging in un bosco e di una ragazza che scappa urlando nello stesso bosco di notte. Quando durante questo montaggio alternato, la ragazza cade a terra, la donna trova un corpo su una spiaggia attorno ad un lago (altro ma ultimo riferimento a Twin Peaks). Ma quando si avvicina scopriamo che è in realtà la carcassa di un animale. Scherzo numero uno.

Lo scherzo numero due è invece quello che organizzano i colleghi a Sarah Linden, la donna che correva, detective della squadra omicidi al suo ultimo giorno di lavoro a Seattle prima del trasloco per una nuova vita e un nuovo marito in California. Ma poi piano piano entriamo nel cuore del racconto, con le preoccupazioni della famiglia Larsen per la scomparsa della figlia Rosie dopo il ballo di Halloween e il successivo ritrovamento del cadavere della ragazza nel bagagliaio di una macchina sul fondo di un laghetto. Inoltre scorre parallela la storia di un aspirante sindaco alle prese con un lutto e un campagna elettorale da vincere. Scopriamo che la macchina apparteneva al comitato di supporto del candidato sindaco e che Rosie frequentava compagni di scuola poco raccomandabili. Ritmo lento e poca azione non sono proprio caratteristiche che si addicono ad un poliziesco, ma qui ci sta tutto, perché l’indagine attorno alla morte di Rosie Larsen è come spesso accade un pretesto, una scusa per raccontare un’altra storia, di persone, di luoghi.

Per certi versi The Killing ricorda molto da vicino Mystic River di Eastwood. Qui, come lì, l’attenzione della sceneggiatura è rivolta in egual misura alla risoluzione del mistero e all’accettazione del lutto da parte della famiglia della vittima. Anche qui come lì le interpretazioni migliori arrivano da quegli attori che son costretti alle parti più drammatiche, i genitori della ragazza, in particolare la madre cui dà volto e corpo una sofferta Michelle Forbes, già vista in True Blood e Prison Break, già in odore di nomination per i premi televisivi il prossimo anno. Dall’altra parte c’è la coppia di poliziotti, Sarah Linden (trattenuta in città) e Stephen Holder, un ex infiltrato della narcotici, novellino da modi rudi e sboccati.

Il thriller di matrice nord-europea è ormai da qualche anno sulla cresta dell’onda e in cima alle classifiche di vendita, ed è per questo che si sono mossi anche gli americani, con i remake al cinema di vari film scandinavi (Uomini che odiano le donne e Lasciami entrare) e con questa serie che ben promette e piace proprio per il suo carattere poco americano. Aspettiamo fiduciosi i prossimi episodi, con un occhio all’indagine e uno al cielo grigio, carico di pioggia e di dolore.

Voto: 7,5

 

Info Serie:

Ideata da Veena Sud Durata: 45 min Drammatico, poliziesco USA 2011 Stagioni: 1 Puntate: 13 Con Mireille Enos, Joel Kinnaman, Michelle Forbes, Brent Sexton