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Zero Dark Thirty, la recensione

Chi ha paura di Bin Laden? A due anni di distanza da “The Hurt Locker”, il premio Oscar alla regia Kathryn Bigelow torna sul grande schermo con un film che mette la parola fine ad un'ossessione lunga dieci anni e due Amministrazioni Presidenziali: la scoperta, la cattura e l'eliminazione del leader di Al-Qaeda.

L'ossessione nei confronti di un oggetto del desiderio rimane al centro del suo cinema, come anche la pulsione distruttiva che animava il sergente William James (Jeremy Renner in “The Hurt Locker”), artificiere per vocazione, e che adesso anima Maya (Jessica Chastain), la giovane ufficiale della CIA con il pallino della cattura di Osama Bin Laden. Che questa cattura sia realmente avvenuta non ha importanza ai fini della narrazione filmica, ciò che conta sono i presupposti: la caccia allo “sceicco del terrore” non è solo una questione politica, ma anche una questione personale.

Un'America con il cuore in frantumi ripone inconsapevolmente la propria fiducia nelle mani di un ristretto team di agenti della CIA. E se il finale lo sappiamo a menadito, quello che la Bigelow ci racconta sono i fatti e i dettagli segreti accaduti immediatamente prima, tra l'11 settembre 2001 e il 2 maggio 2011, data in cui Osama Bin Laden viene catturato e ucciso ad Abbottabad, in Pakistan, ad opera dei Navy Seal, durante la cosiddetta Operation Neptune Spear. Non a caso, il titolo del film, “Zero Dark Thirty” indica, in gergo militare, una qualsiasi ora compresa tra mezzanotte e le quattro del mattino, fascia oraria in cui si fanno di preferenza le incursioni. Ed è verso quell'ora che il film tende per tutta la sua durata, preparando lo spettatore a un climax che arriverà solo dopo cento minuti di montato.

E allora la cattura di Bin Laden diventa qualcos'altro. Un'occasione per riflettere su se stessi, per cercare un lieto fine dove lieto fine non c'è, per dare un senso al proprio esistere ed emergere dalle logiche misogine che presiedono al potere riconosciuto. La Bigelow sa come spostare lo scopo della missione (e del film), dall'esterno sempre più verso l'interno del personaggio, nel profondo delle sue pulsioni. Sa come costruire una regia di massima precisione, calibrata al millimetro, dove nulla può essere lasciato al caso, proprio come in un'operazione segreta. Non sai mai dove e come un kamikaze si farà esplodere, come non sai mai dove e come esploderanno i colpi di scena in “Zero Dark Thirty”. Alla Bigelow piace bluffare, abbassando la tensione dello spettatore per colpirlo meglio alle spalle e facendolo rimanere sull'attenti per un tempo interminabile, senza colpo ferire.

Sono i tempi del montaggio quasi documentaristici (che però non perdono mai di ritmo) ad amplificare questo senso di attesa che attanaglia sia la protagonista che lo spettatore (che a un certo punto coincidono), al punto che il film alla fine si trasforma nella preparazione alla cattura di Bin Laden. Come documentaristica è anche la ricostruzione dei metodi di lavoro dell’Intelligence, che più che per testimoniare il lavoro della CIA servono a creare una reazione nel personaggio di Maya, a trasformarlo nella macchina da guerra che diventerà.

Vendetta, riscatto, rivalsa di genere, ricerca di identità si rincorrono in questo film di formazione che vi farà rimanere incollati alla poltrona, senza via di scampo, e che vi lascerà con più domande che risposte. Perché quando il lupo cattivo muore, contro cosa si combatte?

Voto: 8

Jessica Chastain al "Late Show" di David Letterman, parla del film:

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Regia di Kathryn Bigelow. USA 2012

Con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark Strong.

Durata: 157 min. Thriller.