Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Vincere (M. Bellocchio)

  • Scritto da Michele Ciliberti

vincere locandinaLa tempra di una donna che è moglie e madre può lottare contro milionli di uomini, anche se essi sono tanti, tutti uguali e ugualmente bugiardi. La forza di una donna e della sua verità, entrambe umiliate e spezzate, ma uscite forti e vincenti del verdetto della storia.

Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno) e suo figlio Benito Albino Mussolini (Filippo Timi). Amati e ripudiati dal duce, dal suo immenso amore strettamente correlato alla sua immoralità e alla sua trascinante megalomania. La forza di questi due personaggi emerge da una dirompente follia, dalla perseveranza, dal tremore delle mani di lei e dalla nevrosi delle labbra di lui. Una narrazione che s’intralcia con l’insensatezza di un passato che è stato cancellato, deriso e rovesciato. Le storie di Ida e Benito diventano metafore di tutta l’Italia e della sua cecità morale, da lì i rimandi ai frammenti video del ventennio, la sovrapposizione tra finzione e realtà tramite la messa in primo piano del volto del duce, del suo corpo e del suo essere iperreale. “Vincere” gioca con la memoria, coinvolge sensorialmente lo spettatore tramite bombardamenti delle due guerre, rumori dal futurismo e grida angoscianti. Il film giudica con sprezzo socialismo, fascismo, idealismo ipocrita e religiosità di convenienza. E poi istantanee lapidarie sulla cattiveria umana, sull’irragionevole idolatria e sul virus del rancore. Tutti sconfitti, tutti colpevoli.

Bellocchio racconta in “Vincere” cent’anni d’Italia, monotematici negli errori e nei sotterfugi, dimostrando che la storia non insegna proprio un bel niente. Un continuo flashback della pochezza umana mostrato attraverso un Filippo Timi nel doppio ruolo di Mussolini padre e figlio. Uguali nella loro follia, uno sbraitante a Piazza Venezia e uno sbraitante in un manicomio nel 1942. Se come ha detto Bellocchio “Vincere” ha avuto più spettatori e incassi in Francia che in Italia è il sintomo della malattia del bel Paese. Una malattia antica che il film mostra senza giudicare. Una dimostrazione fredda e feroce che colpirebbe qualunque persona con un po’ di buon senso. Un riflessione amara fatta da un attento e astuto osservatore come Bellocchio, regista che da 45 anni ci racconta in maniera saggia e irruenta questa misera Italia.

Voto 7,5

Info Film:

 

Italia, Francia 2009 regia di Marco Bellocchio con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Pier Giorgio Bellocchio Durata 128 min Drammatico