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Ultimo Tango a Parigi (B. Bertolucci)

  • Scritto da Orazio Martino

ultimo tango a parigi locandina

ultimo tango a parigi locandina
Quarantenne disperato vagheggia per le vie di Parigi, città oscura, noiosa, post-sessantottina. Americano confuso, la sua arrendevolezza riflette quella generazione di cui è acerrimo dissacratore. Ha appena perso sua moglie, morta suicida.

Si innamora di una donna, guardacaso nell’appartamento che entrambi avevano premeditato di affittare; una ragazza giovane, bella, viva…che sta girando un film su se stessa. Si consuma il primo, intenso, rapporto sessuale; lei vorrebbe sapere, lui non ci sta: svelare i rispettivi segreti potrebbe minarne purezza e credibilità carnali. Persino nome e cognome sono cosa illecita, schiamazzi d’animale restano l’unica forma di comunicazione consentita. Ma quando il gioco del maschio si fa duro, alla donna non resterà che un’unica, drastica, soluzione.

Sono Marlon Brando e Maria Schneider, il film “Ultimo Tango a Parigi”, il regista Bernardo Bertolucci, la verve innovativa proporzionale al proseguio tutto del cinema contemporeneo. Per un minimo di tre o quattro imprescindibili elementi. - La grandezza “mitologica” di Brando, in una delle sue migliori interpretazioni. Catalizzatore di sguardi, è talmente libero, empatico, da risultare funzionale - tramite spunti e magiche improvvisazioni - al proseguio della vicenda stessa. “Lavorare con lui - dice Bertolucci - è stata una gioia. Non so niente del Brando piantagrane e megalomane di cui altri hanno parlato. Sul set è stato dolcissimo, affettuoso come un padre con Maria Schneider”.

Al contrario, Brando la definisce una delle esperienze più imbarazzanti della sua carriera. I due non si parlano per quasi 12 anni. - Ambientazione e scene hot, rimandano alla Parigi “erotica” di Tropico Del Cancro, dove il sesso (estremo) funge da purificatio ai mali di una società fiacca e prevedibile. L’appartamento di Pussy diviene pertanto dimora libera e selvaggia, l’atto carnale il suo biglietto d’entrata. All’esterno è solo noia, sofferenza, apprensione. Ne prendiamo atto nella scena del ballo finale, dove la minaccia della società (proiettata nelle gente che danza) genera imbarazzo e confusione nella mente altresì stordita dei due protagonisti. Lei, inguaiata da un altro ma innamorata di Brando; lui, perennemente all’ultima spiaggia, sodomizza e si fa sodomizzare. Come il Celine del Voyage, Raul intepretato da Brando è quel sopravvissuto che per continuare a vivere è costretto a rinnovare ad ogni istante la minaccia di un’apocalisse. Per quel che concerne il profilo a luci rosse, vi dice qualcosa il burro di Brando? E delle famose due unghie tagliate cosa ne sapete? Non voglio rovinarvi nulla. Frammenti epocali del cinema mondiale. - Quando è la colonna sonora a fare la differenza. Quella sensuale e struggente di Gato Barbieri, sassofonista argentino in vena di miracoli, ad accompagnare le galoppate in tendenza Nouvelle Vague dei due protagonisti.

Un'amalgama liscia e mai forzata, mai una nota fuori luogo, mai una impennata li dove non c’è urgenza di impennare. “Bertolucci mi ha chiamato e mi ha chiesto di scrivere belle melodie. Credo di esserci riuscito, perchè ancora oggi, quando le ascolto, mi stupisco di averle scritte io. Non ci credo” ( da una recente intervista a Gato Barbieri). In quanto ad intensità, solamente l’accoppiata Lynch-Badalamenti saprà esprimerà a livelli superiori. - Quando la censura crea un cult (gli otto secondi più famosi della storia della censura). Dalle parole di Tatti Sanguinetti ,”non sono otto secondi che fanno ridere, ma otto secondi che scottano ancora”, quelli che danno via libera al film, il tanto atteso nulla osta che a causa 4 gemiti di Maria Schneider rischia di immaterializzarsi, carne in pasto all’inquisizione cinematografica. Dopo l’incredibile successo alla prima newyorkese, “Ultimo Tango” sbarca in Italia nel dicembre 1972, ed è subito censura. In molti (anche spettatori) sporgono denuncia, il film viene bloccato ed in seguito sequestrato. Franco Franchi è gia nei cinema con l’immancabile parodia: “Ultimo Tango a Zagarolo“, un omaggio al comune “romano” di 15.000 abitanti. Ma proprio in questi anni, in attesa di una sentenza definitiva, appassionati in preda ad ansie da film si catapultano al cinema, “ora o mai più” urlano in tanti.

La mobilitazione è totale, a cominciare dai 14 milioni di spettatori registrati nei primi mesi d’uscita. Nel ‘76 arriva la prevedibile stangata, il film incredibilmente bandito; ma la passione di Bertolucci si rifletterà nelle tre storiche copie da egli stesso conservate. Comincia tutta una serie di corsi e ricorsi, fino alla sentenza definitiva, che scagiona “Ultimo Tango” oramai ritenuto fuori moda ed impotente, considerati i 15 anni trascorsi. L’ultimo avvocato dice che è mutato il comune senso del pudore, in poche parole se il film era uno scandalo, ora non lo e’ più. Anche questa è storia.

Voto: 8

Info Film:

Italia 1972 regia di Bernardo Bertolucci con Marlon Brando, Maria Schneider, Jean- Pierre Leaud, Massimo Girotti durata: 136 min Director's Cut: 250 min Drammatico