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The Acid House (P. McGuigan)

  • Scritto da Nicolò Scarano

the acid house locandina

the acid house locandina
Due anni dopo “Trainspotting” esce “The Acid House” e uno fra sé e sé dice: “mah, chissà”.

Poi vede il film e capisce che probabilmente a parte le location scozzesi, i disagi di chi ci vive, l’autore dei racconti da cui sono tratti i film (Irvin Welsh) e qualche attore per il resto sono diversi…e allora, a parte il regista (Trainspotting : Danny Boyle = The Acid House : Paul McGuigan) in che differiscono? Forse che le tre storie di cui è composto il lungometraggio non sono legate una con l’altra? No, sarebbe troppo riduttivo. In realtà parrebbe che a differenza di “Trainspotting”, in cui a parlare è un gruppo di ragazzi esplicativo di una condizione giovanile disagiata che vuole uscire dalla sua situazione, in “The Acid House” si tratti della soggettività e dei comportamenti di ognuno; nel particolare: Nella prima storia Boab (Stephen McCole) in un giorno qualunque viene estromesso dalla squadra di calcio, cacciato di casa dai genitori (stufi di non poter praticare “sesso alternativo” con il figlio tra i piedi), e lasciato dalla ragazza che lo reputa un perdente, e che per non fargli mancare nulla gli comunica anche di aver trovato un altro. Boab inizia a “malmenare” la cabina telefonica, ma visto dagli sbirri viene preso e portato dentro.

Il giorno dopo, malconcio, va a lavoro, ma…sorpresa! Gli comunicano che è stato licenziato. La situazione a questo punto è talmente grottesca che ci si potrebbe aspettare di tutto…e infatti per smaltire le rapide novità che hanno coinvolto la sua vita, Boab si reca in un bar per una sana sbronza, e chi ti incontri? Dio (Maurice Roëves), incarnato in un barboso alcolista dai modi decisamente non raffinati.

Dio accusa il giovane di essere un inetto, uno che non prende la vita di petto, un fottuto perdente e decide di punirlo trasformando il ragazzo in una mosca. E pare che la punizione in realtà la subiscano i conoscenti di Boab, perché egli finalmente non intrappolato nel suo involucro umano può vendicarsi uccidendo il suo ex capo-ufficio e la sua ex-ragazza col suo nuovo amore; ci proverà anche con i genitori che nel frattempo se la stanno spassando, ma la madre ucciderà la mosca-Boab con un colpo di giornale. Della serie io ti ho creato, io ti distruggo. La seconda storia narra delle vicissitudini di Johnny (Kevin McKidd), che sposa Catriona (Michelle Gomez), una sorta di prostituta rimasta incinta con alle spalle una famiglia di delinquenti, dalla quale difficilmente si può uscire (e a confermarcelo nelle scene iniziali c’è il fratello che sentendo parlare di sua sorella da uno degli invitati alla festa di matrimonio decide di pestarlo per bene…con tanto di intervento del “Dio” della prima storia).

I due prendono casa in un palazzo di un quartiere malfamato ove verranno raggiunti da Alec (Tam Dean Burn) che con ripetute minacce a Johnny entrerà dirompente nella vita dei due arrivando a scoparsi anche Catriona (ma dato il soggetto questo è il minimo). Johnny andrà anche a parlare con sua madre, e probabilmente dopo le parole di quest’ultima che gli dice che sin da piccolo egli era troppo “morbido” decide di troncare con le angherie di Alec e Catriona. Verrà pestato di botte dai due, ma perlomeno se li toglierà dai piedi. Successivamente al supermarket dove lavora inizia a frequentare una collega, ma quando in un locale mentre gioca a biliardo ci sarà da scegliere fra lei e il ritorno di Catriona di nuovo incinta (che nel frattempo è stata mollata da Alec), dopo qualche esitazione opterà per Catriona. E l’ultima scena di loro due ammutoliti seduti uno accanto all’altro con una birra ci mostra come, “quando sei nato ciliegio non diventerai mai pesco”.

Nell’ultima storia Colin ‘Coco’ Bryce (Ewen Bremner, o Spud di “Trainspotting” se volete) prende un’acido nello stesso momento in cui in un’ambulanza una donna sta partorendo; con il movimento di una giostra (oggetto metallico) e una tempesta, in stile “Donnie Darko” si effettua un trasfert celebrale fra ‘Coco’ e il neo-nascituro. Assisteremo quindi ad un episodio meno drammatico rispetto agli altri, ma sicuramente grottesco ed esilarante che terminerà quando il bambino (che ormai parla con la madre con la voce di Coco) incontrerà Coco (in stato catatonico, o meglio col cervello di un neonato) e la situazione verrà ristabilita. Insomma l’esercizio filmico di McGuigan appare riuscito anche se la distribuzione come seguito di Trainspotting sembra una di quelle cose che ti tagliano le gambe, come l’esser figlio d’arte, una responsabilità che se non mantiene le attese può affossarti

Voto: 7

Info Film:

 

Gran Bretagna 1999 regia di Paul McGuigan con Stephen McCole, Maurice Roëves, Ewen Bremner durata: 111 min Commedia, Drammatico