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Tano da morire (R. Torre)

  • Scritto da Orasputin

tano da morire locandina

tano da morire locandina
Ditemi cosa c’è di più esilarante che un musical sulla mafia interpretato esclusivamente da esponenti della working class palermitana.


Parcheggiatori, casalinghe, baristi, parrucchiere, fruttivendoli, disoccupati, tutti immischiati in quello che può essere definito l’ultimo grande esperimento del cinema indipendente italiano. "Tano da Morire": il "Grease" di Cosa nostra, il "Capo dei Capi" impasticcato; surreale spaccato di uno stile di vita squisitamente italiano, quello siciliano. Una comicità sgangherata, bizzarra e folcloristica, un po’ trash e molto inusuale, in assenza della quale contro il classico muro dell’apatica drammaticità si rischierebbe di impattare. Tutto ruota attorno alla morte di Tano Guarrasi, interpretato di Ciccio Guarino (panettiere), mafioso d’alto rango, freddato a colpi di pistola nella macelleria di sua proprietà.

E tra flashback in black & white di un’infanzia ormai perduta e schizzate cerimonie d’iniziazione alla cosca (memorabile lo stacchetto Simme ‘a mafia), vengono scomodati alcuni tra i più noti cliché del Way of life siciliano: dal senso di smarrimento per la perdita di un familiare (Tano, l’eroe di famiglia), all’arcaico rituale dello spettegolamento tra zitelle (le quattro sorelle dello stesso), passando per i tentativi di infiltrazione ad opera di fotoreporter locali (il giornalismo che pizzica) ai rimorsi d’amore e d’invidia a sfiorare i suddetti personaggi (la sorella che a due anni dalla morte di Tano decide finalmente di sposarsi). In attesa del saldamento dei conti finale, in pieno pranzo nuziale e con relativa vittima innocente a fungere da agnello sacrificale (altra tradizione familiare), è un susseguirsi di personaggi popolari nelle più insormontabili delle esibizioni musicali. Non c’è trovata più geniale che un rock’n’roll animale con le galline al posto del microfono per cantare. E nessun Tu Pac o Frank Hi NRG in vena di improvvisare potrebbe mai eguagliare il definitivo rap di Tano o’animale.

O rap ‘e Tano, per precisare. Complimenti a Nino d’Angelo, premiato nel ruolo di supervisore musicale, bravo e meritevole nei suoi riusciti tentativi di sperimentare. E poi, un David di Donatello per l’esordio alla regia ed il premio De Laurentis come migliore opera prima al Festival del Cinema di Venezia. L’urlo delle zitelle vi trascinerà. Riuscitissimo.

Voto: 7,5

Info Film:

Italia 1997 regia di Roberta Torre con Ciccio Guarino, Toni Bruno, Maria Aliotta durata: 74 min Commedia, Musical