Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Shine (S. Hicks)

  • Scritto da Orasputin

shine locandina

shine locandina
La commovente esistenza del musicista australiano David Helfgott. Perla indiscussa del cinema indipendente anni Novanta.


La scarsa stima che nutro nei confronti di Giovanni Allevi potrebbe subire una brusca e positiva impennata solo a patto che egli dichiari di aver apprezzato un film come "Shine", perla incontrastata del cinema australiano anni Novanta. Che poi il caro Giovanni abbia fegato di confessare quanto si sia ispirato ad un’indimenticabile scena come quella centrale (esecuzione del Rach 3 con susseguente collasso del protagonista, un sorprendente Noah Taylor) esco adesso ed il CD originale mi vado a comprare. Ma questa è un altra storia. Quel che rimane è, invece, un film di una romanticità e carica emotiva devastanti. Una storia (vera e a tratti esagerata) capace di colpire direttamente in seno all’animo umano, strappalacrime ma altresì abile nel gestire dosi massicce di tragicità. In questo senso, "Shine" si pone al di sopra degli standard qualitativi di innumerevoli sconfusionate pellicole biografiche, la maggior parte delle quali di stampo americano.

Il film, dal taglio non cronologico bensì a strati (o piani di racconto), fa presagire sin dall’inizio qualcosa di diverso e innovativo. Omaggio all’incredibile esistenza di David Helfgott (oggi quarantenne sposato), autentica leggenda del pianoforte made in Oceania, condannato sin da piccolo alle pesanti direttive di un padre padrone possessivo e frustrato, ineffabile conservatore e musicista mancato. In concomitanza coi primi lampi di bravura, gli viene proposto il trasferimento immediato in una sede atta all’esaltazione delle sue potenzialità balistico musicali. Un volere, quello del maestro, che dovrà scontarsi con l’altrettanto cocciuta volontà di suo padre, fermamente convinto che l’allontanamento del genietto dalla famiglia possa irrimediabilmente comprometterne la coesione. Affermatosi a livello nazionale e non prima di essersi fatto scappare la possibilità di trasferirsi in America, il giovane David accetta di insediarsi a Londra, capitale della Royal College of Music , incontrastata istituzione e laboratorio di talenti musicali solisti. Una decisione che marchierà a fuoco il suo destino, segnandone la definitiva espulsione dal nucleo familiare proclamata da suo padre.

Esilio che coinciderà con la presa di coscienza di David (passaggio al piano secondo, attore Noah Taylor), maturo diciottenne nel pieno della sua giovinezza artistica ma con un sogno nel cassetto: il Rach 3 del maestro russo Rachmaninov. Proprio l’esecuzione spaccaossa di tale cavalcata (sconcerto e sudore), mista all’ennesimo mancato ricongiungimento con il babbo (rabbia e disperazione), sconquasseranno inesorabilmente il suo equilibrio fisico mentale, trasformando l’adorabile figliol prodigo in un Peter Pan bambino visionario e cittadino di un mondo tutto particolare. Ce lo ritroviamo così (20 anni dopo) in una clinica psichiatrica: sigaretta in bocca e parlantina insormontabile; il pianoforte, a detta dei medici, assolutamente intoccabile. Se nella prima parte avevamo il bambino adorabile e nella seconda l’adolescente mirabile, nella terza e ultima parte è un Geoffrey Rush impeccabile a permeare un David quarantenne tenerone e dal carattere amabile. Il terzo piano narrativo, alimentato da continui fleshback, è la testimonianza più toccante, commovente, compassionevole dell’ innocenza di Helfgott.

Un intriso senso di drammaticità, che accompagnerà lo spettatore nei meandri della sua seconda giovinezza: dalle prima rivincite musicali al distaccato incontro con suo papà (vera causa della sua pazzia), passando dalla riesumazione di un passato oramai dimenticato al commovente matrimonio con un’astrologa non più giovanissima. Assolutamente incancellabile l’interpretazione a dir poco memorabile di Geoffry Rush, Leonard Cohen del cinema australiano che, alla veneranda età di 45 anni e nel suo primo ruolo altisonante, si aggiudica l’Oscar come miglior attore protagonista, spiazzando critica e previsioni. Da vedere e rivedere.

Voto: 7,5

Info Film:

Australia 1996 regia di Scott Hicks con Geoffrey Rush, Noah Taylor, Justin Braine, Sonia Todd durata: 105 min Drammatico