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Pater Familias (F. Patierno)

  • Scritto da Cencra

pater familias locandina

pater familias locandina
Matteo, dopo dieci anni di galera, ha la possibilità, per un solo giorno, di tornare nel suo paese, vista l’ormai imminente morte del padre. Attraverso i suoi occhi, i suoi ricordi, la realtà che lo circonda viene filtrata e presentata.


L’impatto è subito diretto. Non ci sono mezzi termini. Le strade, le case, tutto intorno a sé parla chiaro. Tutto richiama alla mente il passato, e con il passato i motivi che lo hanno costretto al carcere. Attraverso gli occhi di Matteo ci si trova catapultati in una realtà in cui è facile tapparsi occhi e orecchie per far finta di non esserci, perché il tutto è troppo assurdo e brutale. Un paesino come tanti della provincia di Napoli, nessun riferimento preciso, perché tanto del tutto inutile. Un microcosmo allucinante, narrato da chi in quel mondo ci è cresciuto. Un mondo fatto di microcriminalità, di delinquenza, di violenza, dove il “tirare a campare” sembra a tratti impossibile. Quello in questione è un film realista, forse fin troppo, in cui il tema centrale può sembrare la criminalità e la delinquenza, ma in realtà non è così. Il titolo parla chiaro: la tematica è la famiglia, nella forma che ha assunto nei sobborghi della provincia napoletana, dove il padre è un alcolizzato che vomita in casa, che se ne fotte di tutto; i figli possono anche morire, magari una rogna in meno.

I vicoli, l’immondizia, evocano immagini di cassonetti incendiati e macchine rubate. E Matteo ricorda, ricorda… Ricorda la vita di merda sua e di tutti i compagni che gli giravano intorno, cani randagi buttati in mezzo la strada, pronti anche ad azzannarsi fra loro per divorare l’osso di turno, per preservare ciò che è proprio. Voglia di essere il primo del branco, sì, ma anche voglia di scappare. Ma come si fa a scappare? Un film agghiacciante in cui attraverso i personaggi si entra nelle case della gente che abita quell’universo. Non solo. Si entra nella “vita” di quel mondo, nei suoi problemi, che non sono se il ragazzo va bene a scuola o se deve andare all’università, ma sono la precarietà di tutto e tutti; il fallimento del genitore che ruba i soldi guadagnati dal figlio; che sfoga con la madre le sue inappagatezze, che prende a schiaffi “quella zoccola della figlia”… e via discorrendo. E la cosa deve fare riflettere se si pensa che le scene (in cui compaiono anche attori non professionisti che, tra l’altro, non hanno visto una lira o quasi, data la totale assenza di finanziamenti pubblici per la scabrosità del film) sono state girate in tutta tranquillità nei vicoli del paese scelto come ambientazione, anche quando vi si rappresentavano risse, furti e violenze! La gente passava davanti come se nulla fosse!

Non pensava che si stesse girando un film! Pensava che fosse la realtà. Più che un film drammatico, quindi, quasi un documentario. Degna di nota anche la rappresentazione atroce della violenza sulle donne. Tutte, mogli, sorelle, figlie…. Tutte prontamente usate come meri oggetti di sfogo. Sorelle punite, stuprate, perché apertesi alle affettuosità di un compagno di branco…Mogli sodomizzate davanti agli occhi dei figli che assistono o ascoltano inerti, vogliosi di vendetta ma impossibilitati a farlo. E da cosa? Da tutto ciò che ruota intorno. Dalla sensazione di ineluttabilità del tutto! E’ proprio questo che viene fuori: l’assimilazione totale alla realtà che sfocia in immobilità, in incapacità di cambiare le cose, di aiutare una mamma picchiata, perché “i calci sono solo di chi se li prende”, insegnamento dettato e preso come tale, che mette a tacere qualsivoglia tentativo di rivalsa. Agli occhi di chi quella realtà pensa che non sia neanche concepibile, tutto ciò può apparire forzato. Ma la verità è questa.

La verità che viene fuori, è una incapacità di smaltire la situazione di questo limbo malavitoso in cui la presenza delle forze dell’ordine sembra del tutto inesistente. In mezzo a tutta questa immondizia una immagine femminile appare su tutti davanti agli occhi di Matteo. Sua affezionata compagna e suo amore segreto, anche lei prostrata dalla situazione che la circonda, forse più di tutti. Fantastici i suoi occhi tristi anche se piazzati in un volto apparentemente sorridente. Per lei Matteo cercherà a tutti i costi di trovare una via di fuga. Per se stesso… Meglio il carcere! Il nostro caro sud è quindi anche questo. Rappresentato da Patierno in queste tonalità oscure, grette, violente ma vere. Ragazzi qui i problemi sono davvero reali! Qui la gente non riesce neanche più a scappare perché l’unica cosa che sa fare è vivere in quel mondo di merda, in cui se sei carpentiere sei andato bene! L’ambientazione è semplice, gli ambienti sono oscuri, poco illuminati, scene mai ferme, sempre in movimento… Precarie. Anche quando sembra esserci il sole, l’atmosfera è imbevuta in una luce blu in cui di solare non c’è niente. Il grigio è il colore del film, e di questo ci si accorge subito: subito il grigio della realtà del sobborgo ci assale.

Molti dialoghi sono in napoletano stretto, con tanto di sottotitoli in italiano, quasi a voler per gioco proiettare tutto il contesto in una realtà estranea, un po’ come quando a Quark si vedono quei documentari su tribù indigene africane. Ma ci troviamo nella nostra cara, “industrializzata” Italia; solo un’Italia un po’ diversa da quella dei reality show e delle veline, ma è “bel paese” anche questo…(cazzo che “bel paese”). Beccatevi questo film come reality! Più reality di così si muore! Anzi…la morte è un elemento quasi costante nel film. Semplice, violenta e servita. Buttata lì in scioltezza come se fosse una fisiologica componente o una conseguenza di quel modo di vivere fatto di rischi e brutalità. Un bravo a Patierno che passa da regista di spot pubblicitari a un film così difficile da gestire, difficile da far accettare… a tutti… allo stato… alle case di produzione… sembra quasi che l’omertà debba regnare sovrana. Ma facciamola vedere a tutti questa realtà!

Voto: 7,5

Info Film:

regia di Francesco Patierno con Luigi Iacuzio, Federica Bonavolontà, Ernesto Mathiuex, Franesco Pirozzi durata: 90 min Drammatico