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L'Uomo in Più (P. Sorrentino)

  • Scritto da Diego De Angelis

l'uomo in più locandina

l'uomo in più locandina
Sorrentino debutta come regista nel 2001 dopo qualche anno di gavetta come sceneggiatore. Che Sorrentino sia un personaggio con le palle, in grado di parlare seriamente di Mafia ("Le Conseguenze dell’Amore", 2004) e personaggi scomodi puramente italiani ("Il Divo", 2008), si era intuito già ai tempi del suo primo film.

E’ importante contestualizzare il periodo storico in cui viene diretto, quando il calcio italiano era all’apice della sua onnipotenza economica e carismatica. Società guidate da presidenti che poi si sarebbero scoperti in forti illegalità economiche sguazzavano nell’oro, dalla Lazio di Sergio Cragnotti al Parma di Tanzi, passando per le cifre ultramiliardarie che società come Milan, Inter e Juventus spendevano per acquistare le stelle del panorama mondiale. Si cominciava a sentire il tic-tac di quella bomba ad orologeria chiamata Calciopoli che sarebbe scoppiata qualche anno dopo.

Sorrentino racconta la storia di un calciatore, Antonio Pisapia, sulla via del tramonto, apparentemente un tramonto dorato. Gioca ancora con eleganza e il presidente della sua squadra gli promette in futuro un posto da allenatore. In realtà le cose andranno diversamente. Il film è ambientato nel 1980, con furbizia Sorrentino fa sembrare gli avvenimenti così lontani, di un mondo passato, quando in realtà il 1980 calcistico del regista inizia a somigliare in maniera inquietante a quello che poi si sarebbe rivelato qualche anno dopo la produzione del film.

Il declino di Pisapia prende vita quando decide di non partecipare ad una partita venduta della sua squadra di campionato . In ballo ci sono i milioni con le scommesse che sarebbero state fatte dai calciatori stessi, dall’allenatore e dal presidente. Pisapia la pagherà cara. Sempre nel 1980, sempre nella stessa città, Napoli, si aggira con successo un cantautore di musica leggera che riempie i palchi da almeno 30 anni. Il destino vuole che anche lui si chiami Antonio Pisapia, destino vuole che anche il suo tramonto felice si trasformi un inferno. Pisapia adora tirare la cocaina e scopare di tanto in tanto qualche fan minorenne trovata nelle discoteche. In un Italia che funzionava con gli occhi chiusi del bigottismo (e che funziona tutt’ora, se pensiamo allo scandalo Belen) “Tony” decide di scavarsi la fossa.

La storia compie un salto nel 1984 e si gioca sull’alternarsi dei due personaggi, così lontani ma legati da una sorta di passato ancestrale che noi spettatori possiamo percepire nei sogni di Tony, dal sapore Felliniano e girati forse con una certa superbia da parte del regista che inciampa da questo punto di vista. Antonio, ormai ex calciatore, non ha altro da fare se non sperare di lavorare come allenatore. Ha creato una nuova tattica, che tutti però considerano sulla soglia della pazzia: giocare a rombo, con quattro punte (tre fisse ed una sorta di trequartista, “l’uomo in più”).

Un’ idea totalmente nuova, che faceva a pezzi il consolidatissimo metodo del catenaccio all’italiana. Ma la crisi del neo allenatore, sbattuto a terra dalla cattiveria delle persone che una volta lo glorificavano, il suo vecchio presidente, lo staff tecnico, la moglie, lo porterà verso il baratro. Nessuno vuole un cantante drogato e infedele, così Tony passa le giornate a cucinare pesce aspettando che il suo manager gli ritrovi qualche piazza di paese dove poter ricominciare da zero. La storia del Pisapia cantante è forse meno potente, sia esteticamente che come narrazione rispetto a quella del calciatore. Ma a tenerla su livelli di sopportazione più che buoni c’è la recitazione magistrale di Toni Servillo, attore feticcio di Sorrentino e in assoluto uno dei migliori attori del panorama europeo. La sua recitazione è tale che mette in ombra quella Andrea Renzi (Antonio Pisapia), mentre Nello Mascia nella parte del Molosso, tra l’altro ispirato ad un vero allenatore di calcio del passato, dona profondità che solo un uomo di teatro può dare. La musica del film è un tocco di classe, i pezzi sono inseriti nei momenti giusti, in particolare la versione dei Cake di "I Will Survive".

Le canzoni cantante da Tony sono state scritte dallo stesso Servillo e da Sorrentino. E’ un film che va con una certa intermittenza, che inciampa in quei salti pindarici di stile che tenta un Sorrentino ancora acerbo, ma che mette in mostra un talento naturale di chi ha passato una vita a guardare cinema americano, riuscendo a tradurlo senza macchiette in caratteri campani. Gli ultimi minuti creano incertezza, che potrebbe far storcere il naso a qualcuno per una confusione narrativa che porta alla conclusione del cerchio e al ricongiungimento dei due protagonisti.

Per un concludere, un Sorrentino bravo e coraggioso, l’uomo in più del cinema italiano.

Voto: 7,5

Info Film:

 

ITA 2001 regia di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, Andrea Renzi, Nello Mascia, Ninni Bruschetta Durata: 100 min Drammatico