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La prima Cosa bella (P. Virzì)

  • Scritto da Gli Osservatori Esterni

la prima cosa bella locandina

la prima cosa bella locandina
E’ straordinario come Virzì riesca a fotografare il modo di essere e di rapportarsi degli italiani in ogni epoca, in ogni contesto. Da “Ovosodo” a “Caterina va in Città”, è incredibile come le sue pellicole siano meticolosamente attente al minimo dettaglio, alla minima battuta, al singolo personaggio.

Sono unici, i personaggi creati da Virzì. Dall’Elio Germano di “Tutta la Vita davanti” alla stessa Micaela Ramazzotti, Paolo e la sua musa (nonché moglie) sono diventati gli specialisti della commedia all’italiana, quella dal tiro ad effetto come si usava ai bei tempi, attenta ai particolari e sempre in bilico tra la risata e il pianto (“Questione di Cuore”, con la stessa Ramazzotti, può servire da ottimo esempio). “La prima Cosa bella” è un gran film. Proprio così, un gran film sorretto da un grandissimo cast. I due fratelli, Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi, sono semplicemente eccezionali, fuori da ogni schema, sin da piccoli che da grandi. Il primo ci riporta direttamente ai fasti del bellissimo “Non Pensarci”, la seconda è probabilmente al suo ruolo migliore: bizzarra, ironica, prepotente. L’attore romano è il solito quarantenne depresso che spara frasi con il contagocce, la Sandrelli è senza ombra di dubbio il personaggio più intrigante ed emozionate del film, irresistibile quando si tratta di scappare da un ospedale per finire ad una festa e ballare masticando zucchero filato. Ma di cose belle ce ne sono tantissime, dalle citazioni ai film di Dino Risi all’italietta dei giorni nostri, quella degli avvocati giovani e delle nuove tendenze (emo in primis). Ad essere messi in rapporto, sono i modi di approcciarsi alla vita a seconda delle diverse epoche attraverso le quali la trama si dirama (settanta, ottanta, duemila). Sempreverdi sentimenti quali la gelosia, l’infelicità e l’amore smisurato per i propri figli. Confini spazio temporali che di dilatano, la voglia di fuggire dal proprio paese. Non a caso Bruno è scappato da Livorno per insegnare lettere a Milano. Tutti credono se la spassi, ma non è così. Virzì dirige con ordine, e il film ne guadagna in crescendo, per esplodere completamente in un finale capolavoro dove a decidere se versare lacrime o ridere a crepapelle sarete solo e solamente voi. Tra citazionismo e classicità, la storia della famiglia Michelucci in una Livorno che profuma di mare e pioggia è già entrata nel cuore di tutti gli italiani, critica compresa.

 

Voto Orasputin: 8

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Livorno vs Pandora: due modi complementari per intendere la bellezza

Virzì è uno dei registi più innovativi del panorama europeo. In “la prima cosa bella” applica a una storia tradizionale un ritmo decisamente innovativo, scegliendo sempre inquadrature originali e percorsi poco convenzionali. La storia è uno spaccato della provincia italiana, tra canzonette e rimandi a cinema e televisione. Le vicende ruotano intorno a una famiglia livornese. Due piani di narrazione, uno intorno agli anni ’60 e uno durante i giorni nostri, con Livorno cuore delle pulsazioni dei protagonisti. La famiglia Michelucci si ama, si sfalda e si ricompone, perde pezzi e ne aggiunge altri, per ritrovarsi infelice e isolata, con la vecchia mamma Anna (Stefania Sandrelli) oramai morente intorno alla quale si ritrovano i due figli, Bruno (Valerio Mastandrea) e Valeria (Claudia Pandolfi), chi alle prese con il sesso extraconiugale, chi stralunato a causa di massicce droghe leggere. Tornano i fantasmi del passato e si aggiungono pezzi nuovi al puzzle familiare, rivelazioni e risoluzione dei conflitti.Virzì riesce a imprimere alla storia dei Michelucci un’impronta personale, a dare calore al passato pur non cadendo nel vortice della nostalgia (Livorno è la sua città natale), nelle innumerevoli storie d’amore (sempre inserite in circuiti più ampi) e non perdendosi nei drammi dei protagonisti, riuscendo, come nella scena finale, a coniugare tristezza e verve grottesca, dando un’immagine indimenticabile dell’Italia passata e presente.Se Avatar (uscito nello stesso giorno) ha rappresentato l’apice dell’uso degli effetti speciali e della tecnologia, “la prima cosa bella” è pura emozione, la dittatura dell’umanità che decide il proprio destino e che anche negli errori sa ricercare un motivo per vivere, fosse anche con un bagno al mare. Tutti i protagonisti sono superbi, Mastandrea e Sandrelli in testa, dando prova di come la commedia può raggiungere ancora livelli altissimi richiamandosi alla tradizione tematica nostrana e ponendo al centro dei giochi narrativi la potenza della creatività.Una grande lezione di cinema, grande Virzì!Voto: 7,5 Livorno vs Pandora: due modi complementari per intendere la bellezza by Brucewoland Virzì è uno dei registi più innovativi del panorama europeo. In “la prima cosa bella” applica a una storia tradizionale un ritmo decisamente innovativo, scegliendo sempre inquadrature originali e percorsi poco convenzionali. La storia è uno spaccato della provincia italiana, tra canzonette e rimandi a cinema e televisione. Le vicende ruotano intorno a una famiglia livornese. Due piani di narrazione, uno intorno agli anni ’60 e uno durante i giorni nostri, con Livorno cuore delle pulsazioni dei protagonisti. La famiglia Michelucci si ama, si sfalda e si ricompone, perde pezzi e ne aggiunge altri, per ritrovarsi infelice e isolata, con la vecchia mamma Anna (Stefania Sandrelli) oramai morente, intorno alla quale si ritrovano i due figli, Bruno (Valerio Mastandrea) e Valeria (Claudia Pandolfi), chi alle prese col sesso extraconiugale, chi stralunato a causa di massicce droghe leggere. Tornano i fantasmi del passato e si aggiungono pezzi nuovi al puzzle familiare, rivelazioni e risoluzione dei conflitti. Virzì riesce a imprimere alla storia dei Michelucci un’impronta personale, a dare calore al passato pur non cadendo nel vortice della nostalgia (Livorno è la sua città natale), nelle innumerevoli storie d’amore (sempre inserite in circuiti più ampi) e non perdendosi nei drammi dei protagonisti, riuscendo, come nella scena finale, a coniugare tristezza e verve grottesca, dando un’immagine indimenticabile all’Italia passata e presente. Se Avatar (uscito nello stesso giorno) ha rappresentato l’apice dell’uso degli effetti speciali e della tecnologia, “la prima cosa bella” è pura emozione, la dittatura dell’umanità che decide il proprio destino e che anche negli errori sa ricercare un motivo per vivere, fosse anche con un bagno al mare. Tutti i protagonisti sono superbi, Mastandrea e Sandrelli in testa, dando prova di come la commedia può raggiungere ancora livelli altissimi richiamandosi alla tradizione tematica nostrana e ponendo al centro dei giochi narrativi la potenza della creatività. Una bella lezione di cinema, grande Virzì!

Voto: 7,5

Info Film:

Italia 2010 regia di Paolo Virzì con Valerio Manstandrea, Stefania Sandrelli, Micaela Ramazzotti, Claudia Pandolfi Durata: 115 min Commedia drammatica