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L'Esercito delle dodici Scimmie (T. Gilliam)

l'esercito delle 12 scimmie locandinaL'effetto straniante è forse l'elemento che più scuote dopo la visione de L'esercito delle dodici scimmie.  Regia, storia e narrazione sono tre jab sulla calotta cranica che lasciano lo spettatore confuso, intontito e anche un pochino instupidito. Perchè la totalità di questo film oltre che a stupire (fantascienza ibridata con teorie sul continuum temporale) mirano a spiazzare chi guarda tramite un angosciante discorso sull'ambivalenza della realtà e a far riflettere sull'ineluttabilità del destino e sulle spietate costanti che regolano spazio e tempo.

Al centro di questo frullato d'ansie apocalittiche c'è James Cole (Bruce Willis), un detenuto che vive in un futuro in cui l'umanità è costretta alla reclusione sottoterra. Con la promessa della grazia, James torna indietro nel tempo per sconfiggere il virus che ha quasi annientato la razza umana, scontrandosi con uno psicotico riccastro con paranoie ambientaliste (un irriconoscibile Brad Pitt), una psichiatra che diverrà meccanismo di questo labirinto temporale (Madeleine Stowe) e dodici scimmie allarmanti quanto ambivalenti.

Scordate Ritorno al futuro, con questa pellicola il tornare indietro nel tempo cambierà decisamente accezione, diventando una sfida con pallottole della prima guerra mondiale, portando James in un istituto psichiatrico dove i pazienti rappresentano carne da macello, facendoci vagare in un mestissimo 1996 dove miseria, decadenza e segni di sfacelo antropico diventano presagi della catastrofe incombente.

Terry Gilliam non riesce a tenere mai sotto controllo immaginazione e macchina da presa: due ore nelle quali non vi è un secondo di stasi, ma una lenta e allucinante iniezione di morte composta da viaggi reali e onirici, sangue raggrumato nel corso di decenni, zoomate nevrotiche e barboni sudici, camice di forza e giraffe autostradali, sparatorie metropolitane e sensi annebbiati, medici schizzati e bambini scherzosi; una nebulosa narrativa fitta e soffocante che sembra quasi riflettere l'essenza distruttiva, claustrofobica e psichicamente instabile che il virus "delle dodici scimmie" porta con sé.

Un film che rasenta l'estasiante paranoia, con alcune leggerezze narrative (le trattazioni sui paradossi riguardo i viaggi nel tempo sono liquidati a volte in modo troppo facilotto), ma che porta con sé un senso di straniamento e inquietudine post-moderna che nel 1995 ha dato molto da riflettere sui pericoli e le ansie incombenti col nuovo millennio e la necessità/rassegnazione di "vivere alla giornata". Dopo questo film si capisce, infatti, il vero significato del proverbio "avere una scimmia sulla spalla". In bocca alla scimmia.

Voto. 7,5

Info Film:

regia di Terry Gilliam USA 1995 Con Brad Pitt, Madeleine Stowe, Christopher Plummer, Bruce Willis, Jon Seda  Titolo originale Twelve Monkeys  durata 125 min Fantascienza