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L'Arte del Sogno (M. Gondry)

l'arte del sogno locandinaRiuscite ancora a sognare? In che modo? Grazie a chi? Seguendo cosa? Vivendo come? Non ne siete più capaci, siate sinceri.

L'arte del sogno. ARTE, appunto. Per sognare è necessario creare, inventare, riflettere, amare, incuriosire, parlare, urlare, scoprire, vivere.

Questa la ricetta che vi propone Stéphane:

- Un tantino di pensieri a casaccio;

- Aggiungiamo una punta di reminiscenze del giorno;

- Mischiate con un po' di ricordi del passato;

- Amori;

- Relazioni;

- Emozioni;

- Tutte le altri cose che finiscono in “zioni”;

- Le canzoni ascoltate durante il giorno;

- Le cose che avete visto e altre personali.

Il sogno che architetta il regista Gondry comincia proprio in questo modo, con una semplice ricetta preparata sul set di uno show onirico, nel quale si condensano sonno e veglia, eventi immaginari con vicende qualsiasi  di storia vissuta. Stéphane è un ragazzo che si trasferisce a Parigi per cominciare un lavoro noioso e ritrovare la madre dopo la morte del padre. Grazie a un pianoforte che ruzzola per le scale, Stéphane conosce la sua vicina di casa e inizia così un rapporto travagliato, scandito da martellate creative, passioni confuse, effusioni isteriche.

La narrazione che orchestra questa insolita storia d'amore fonde livelli di coscienza e pensiero, confonde sia lo spettatore che i protagonisti del film, disorienta quando tenta di dare valutazioni oggettive a quello che accade sullo schermo. Nel film, insomma, non si percepisce cosa sta realmente accadendo, chi sta volendo cosa, e quale sia il risultato di questo viaggio filmico. Le passioni, le volontà e gli accadimenti sono il frutto della fantasia di Stéphane o rappresentano qualcosa che sta realmente accadendo?

La risposta è una sola: chi cazzo se ne fotte.

“L'arte del sogno” è proprio questo: abbandonarsi alla poesia dei gesti, alla semplicità della manualità, alla chiassosa insensatezza della routine e anche ad una lenta distruzione in un calderone rovente fatto di palese volgarità e quotidiana violenza (di cui Stéphane è inconsapevole cuoco).

L'arte del sogno è un tormentato dormiveglia tra tepore di fiaba e brutalità del reale, tra solleticanti pulsioni adolescenziali e furiosa possessività sentimentale. Un amore da sogno e un passionale incubo, un desiderio necessario e al tempo stesso un'esperienza paradossale; un film impossibile da incasellare in un genere, difficile da definire secondi canoni cinematografici.

Gondry lascia andare il suo flusso creativo e dà anima alle cose; successivamente si blocca e toglie il soffio vitale alle persone; dà poi senso al mondo con luccicanti carte di caramelle e infine libera la fantasia con una liberatoria galoppata che supera fraintendimenti, incomprensioni, necessità.

Un'esperienza bellissima, interpretata da due attori (Gael García Bernal e Charlotte Gainsbourg) che sembrano folletti pronti a prendersi gioco dello spettatore. Un film da vivere con incredulità e liberatoria gioia, ma che al risveglio lascerà, come dopo tutti i sogni, un sapore amaro, un imperscrutabile vuoto che rattrista, un senso di sconfitta difficile da razionalizzare, che passa via solo col tempo, che col sogno si allontana.

Gondry ci trasporta beatamente per una notte e poi ci risveglia bruscamente. Il nostro Caronte onirico, un genio dell'immaginazione.

Voto: 8

Info Film:

regia di Michel Gondry Francia, Italia 2006 Commedia Con Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat, Miou-Miou, Pierre Vaneck Titolo originale La science des rêves durata 105 min