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Il Grinta (E. & J. Coen)

  • Scritto da Tommaso Bertelli

il grinta

il grinta
Perché fare un western nel 2010? E soprattutto perché fare un remake? Confrontarsi col il genere per eccellenza del cinema americano è operazione rischiosa e non facile, ma ai fratelli Coen non è mai mancato il coraggio, questo bisogna riconoscerglielo. Chi rischia di più in questo film, infatti, non è certo la coppia dietro la macchina da presa, bensì il loro protagonista maschile, il fido Jeff Bridges, che deve confrontarsi non solo con un classico personaggio archetipico, il vecchio sceriffo alcolizzato, burbero e dalla pistola facile, ma anche con colui che rimane l’attore western per eccellenza: John Wayne, che interpretava “Rooster" Cogburn nel film originale (e grazie a cui vinse il suo unico Oscar).

La storia è quella di una ragazzina di quattrodic’anni che assume uno sceriffo federale per dare la caccia all’assassino del padre, che fuggito dopo l’assassinio si è unito ad una banda di fuorilegge. Ma se la vendetta è il motore primo del film, il motivo da cui parte la storia, narrata in voce off dalla bambina ormai adulta, è il ritratto di un’amicizia che interessa ai due fratelli anche sceneggiatori, tanto che il confronto con l’assassino occupa solo pochi minuti e viene risolta con un improvviso scoppio di violenza che ricorda quelli di Blood Simple o Non è un paese per vecchi.

Tutto il film, tutta la cavalcata negli inospitali territori indiani serve ai Cohen per raccontare il passaggio guidato all’età adulta di una ragazzina e del suo rapporto con un nuovo padre, in cui il ranger texano (Matt Damon) è solo una sorta di terzo incomodo, che infatti entra e esce per poi ritornare senza lasciare un’impronta decisa, né come personaggio, né come interpretazione (Matt Damon non mi è mai piaciuto e non mi piacerà mai credo). Josh Brolin nei panni dell’assassino e Barry Pepper in quelli del capo banda sono poco più che due comparse, significative e ben giocate, ma comunque ruoli minori, quasi fossero dei semplici pretesti per motivare la coppia protagonista, in cui a svettate è Hailee Steinfeld (candidata all’Oscar come non protagonista solo per aver più chance di vittoria), che dà forza e carattere ad un personaggio comune nell’immaginario western e spesso piattamente caratterizzato in passato.

Bridges fatica invece a dare spessore drammatico al suo Cogbrun, gigioneggiando forse troppo nella prima parte, quando anche la sceneggiatura, che a volte si perde in scene troppo lunghe, gli mette in bocca soprattutto in chiusura di un dialogo o di una scena, battute brillanti e scanzonate in puro stile Lebowsky, che in una situazione di questo tipo stona non poco. Insomma non un capolavoro come gridato da qualcuno, che poco o nulla aggiunge all’immaginario di un genere forse oramai logoro e anacronistico come il western puro, senza alcun aggancio o riferimento alla contemporaneità, con la regia che in alcuni passaggi di perde dietro a momenti di estetica pura. 10 nomination agli Oscar risultano probabilmente eccessive, ma non premiare la fotografia di Roger Deakins (impressionanti le scene notturne) sarebbe un delitto.

Voto: 7

Info Film:

Titolo originale True Grit - USA 2010

con Jeff Bridges, Matt Damon, Josh Brolin, Hailee Steinfeld, Barry Pepper Durata: 110 min - Western