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Il Colore Viola (S. Spielberg)

il colore viola locandinaIl colore viola è un film sulla famiglia, sui cambiamenti sociali (razza e sesso in primis) o sui rapporti umani nel senso lato del termine?

Difficile scegliere una prospettiva precisa, in quanto nel calderone marchiato Spielberg spesso ci si ritrova ad assaggiare tutti assieme gli ingredienti chiamati lacrime, frustrazione e senso di rivalsa. Questa volta l'ambientazione pianti&abbracci è situata nell'America di inizio '900, con una ragazzina di colore costretta a dividersi dall'amata sorella per concedersi ad un uomo capace solo di picchiarla, scoparla e vessarla.

Da questo piccolo sasso narrativo, lanciato in un lontano stagno storico (ricostruito con precisione e caparbia), il regista statunitense riesce a produrre una serie di cerchi concentrici contenenti amore, violenza, affetti, analfabetismo, alcool, fiori, lettere strazianti e molto altro. Ogni piccolo cerchio si allarga e ingloba il tema precedente, tutti accomunati da una patina di tristezza per il destino impervio, da un impiastro denso di delusione per il prossimo e infine da un briciolo di speranza da tenere nel taschino e lanciarlo al vento nel caso il futuro riservasse qualche rincuorante brezza di benevolenza.

Questo teatro di magnifiche passioni è costruito sopratutto grazie alle interpretazioni di tutti gli attori. Whoopi Goldberg, Danny Glover, Margaret Avery e Oprah Winfrey riescono a conferire al dramma una potenza recitativa travolgente, capace di rendere al meglio le trasformazioni che lentamente travolgono sia tutti i protagonisti, sia le dinamiche che li legano assieme. Colpisce oltretutto la capacità di illustrare con un realismo incredibile il palcoscenico stesso sul quale si svolgono le azioni, in un equilibrio tra problema razziale, disperazione sessuale e spugnosa violenza che sembra risucchiare tutti e tutto, fino al limite oltre la quale non vi può essere redenzione se non quella legata al riscatto e all'orgoglio.

Se da un lato Spielberg riesce a dosare con meticolosità queste diverse spinte che regolano la storia, dall'altro non riesce a far a meno di quel velo tossico di sensazionalismo che bracca ogni scena della pellicola e ne morde il collo appena vi è occasione. La spinta lacrimevole diventa spesso patetismo, per spingersi fino alla morbosità, e finire purtroppo per divenire a volte farsa (vedesi la cacciata della sorella o la deriva di Danny).

Il colore viola è un grandissimo dramma con la pecca solita della filmografia di Spielberg: la tendenza nel diluire tutti colori della propria tinozza filmica - con l'obbiettivo di differenziare la ricchezza cromatica - finendo spesso per perdere densità d'idee, lucentezza nell'esposizione e nitidezza narrativa. Un peccato, un vero peccato che anche in questo caso rende il quadro narrativo stupendo ma opaco, con un colore viola troppo solo per designarlo opera d'arte.

Voto: 7

Info Film:

regia di Steven Spielberg USA 1985 Con Danny Glover, Whoopi Goldberg, Margaret Avery, Oprah Winfrey, Rae Dawn Chong Titolo originale The Color Purple durata 145 min  Drammatico