Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Gomorra (M. Garrone)

  • Scritto da Orasputin

gomorra locandina

gomorra locandina
Se volete sapere com’è articolato il sistema camorristico, se non siete a conoscenza dei nomi, dei clan e dei morti, rivolgetevi a Carlo Lucarelli: la sua trasmissione “Notte Blu” vi appassionerà come si deve.

Sì perchè “Gomorra“, in un tripudio di realismo, i boss li dà per scontati, essendo impossibile rappresentarli, poichè nascosti, protetti, camuffati. Seguendo un’impronta iperrealistica alla Bruno Dumont, “Gomorra” funge da spia a personaggi e luoghi, piazze e venditori (quasi ci si trovasse al mercato) di uno snaturato sistema; stadio finale, dilatazione massima, di quel cancro inguaribile chiamato Camorra. “O con noi o contro di noi“. Niente salotti, niente donne, niente macchinoni, qui tutto è nascosto, e al massimo si vive di qualche emulazione (”Scarface“, “Nikita“).

Lo zoom è su Scampia, il mercato di spaccio a cielo aperto più importante d’Europa, e le sue vele, terra di nessuno che fa paura per quanto impenetrabile, dove si lavora e si lavora di brutto, dove l’unica speranza sta nell’illegalità, dove lo Stato non esiste e non è mai esistito, dove le suggestioni e le lusinghe del sistema sono la prima scelta per chi pullula nell’ambiente. E poi quegli appartamenti (abusivi), con un balcone dentro ed un balcone fuori: spaccio e controllo; controllo e spaccio. Famiglie ridotte all’osso, storie ridotte all’osso.

Primi piani inquietanti, parole poche, linguaggi strettissimi, sguardi tanti, silenzi, sigarette che ne guadagnano in espressività. Gli attori, artefici di tale immersione realistica, scelti da Matteo Garrone per strada o direttamente dalla compagnia teatrale di Scampia, confezionano l’arma in più di tale oscuro mosaico. I lavori di scarico sono gestiti da un’ironico e spietato Toni Servillo; per Don Ciro (Felice Imparato) i bei tempi da tranquillo porta soldi, invece, sono uno sbiadito ricordo. Qualcosa sta cambiando. Coperti da giubbino antiproiettile, schiere di ragazzini si fanno fucilare perchè ne hanno di coraggio da vendere, esempio di una reputazione che altrove sarebbe l’equivalente di imparare suonare la chitarra. La terra di Marco e Ciro: dai film di Brian De Palma due teste calde ad infastidire “traffici” di materie prime pro camorra (il sipario finale sarà tutto per loro). Canteranno a squarciagola Gianni Celeste, testeranno un kalashnikov, palperanno culi di spogliarelliste rumene… proprio come il loro idolo Toni Montana. I sogni di Pasquale, sarto sfruttato del sistema e corteggiato a caro prezzo dai cinesi, opterà per una nuovo corso, da camionista (del sistema, ovviamente).

La sua amara e asciutta risata si rimaterializzerà alla vista di un capo in TV, gli sorgerà un dubbio, poi ripartirà come un fantasma nella notte. Siamo di fronte all’unico personaggio positivo, l’unico al pari di Roberto lo stakeholder a tentare una via di fuga trasversale. Dopo che un’onesta vecchietta ti ha offerto delle pesche - ma quei frutti sono marci, puzzano, perchè coltivati al di sopra di una discarica abusiva - è lecito che nella tua coscienza, caro Roberto lo stakeholder, debba insorgere una nuova presa di posizione . “Vattene. Vai a fare le pizze (…) e non pensare di stare dalla parte giusta!” gli urlerà in faccia Servillo. La camorra non pensa, comanda! “Uccidere persone è come guadagnare punti. Se uccido te, guadagno punti!” Aggiungiamoci pure una decina di sbarbatelli sull’altare dei loro camion carichi di munnezza nella scena più emozionante/agghiacciante dell’intera pellicola e capiremo come Garrone sia riuscito nell’intento di centrare, senza risultare strappalacrime, il non facile bersaglio dei critici, in Italia e all’estero.

Da noi, inestimabili si preannunciano gli incassi; a Cannes Gomorra si è già aggiudicato il superambito Gran Premio della Giuria. Dal rivelatorio primo (e speriamo non ultimo) romanzo di Roberto Saviano, il miglior film italiano degli ultimi anni, ritratto spietato di un paese malato. Nessuna speranza, putroppo!

Voto: 8

 

Info Film:

Italia 2008 regia di Matteo Garrone con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Salvatore Cantalupo, Maria Nazionale durata: 140 min Drammatico