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Girlfriend in a coma, la recensione

A essere in coma non è una persona ma un Paese: l’Italia.

"Girlfriend in a coma" è un film/documentario girato nel 2012 sulla situazione sociale italiana. Partendo da un punto di vista generale, analizza difetti e pregi di un paese il cui collasso culturale non vuole proprio fermarsi. In sostanza niente di nuovo, nessuna scoperta. La politica dei corrotti, l’industria dello spettacolo e l’economia a terra, tutte questioni che conosciamo a menadito. Ma questa è solo l’Italia cattiva, una faccia della medaglia. Il primo atto è scoraggiante, conferma la tesi del “va tutto a rotoli”, ma nel secondo atto troviamo l’Italia buona, quella innovativa, quella che si ostina a rimanere a galla a fatica. Nel complesso del film risulta una parte esigua, che riguarda soprattutto quello che avviene nel sociale e nelle organizzazioni no profit.

Il terzo atto si potrebbe sintetizzare con un grosso punto di domanda. Il futuro si può cambiare, allora? A raccontarci tutto non è solo Bill Emmott (ex direttore dell’Economist) attraverso la figura del narratore che osserva, ma anche personalità provenienti dall’ambito politico, culturale ed economico (da Elsa Fornero a Umberto Eco, Toni Servillo e Sergio Marchionne). Ma il racconto fotografa necessariamente un periodo preciso. Monti è il presidente del consiglio e l’immagine dell’Italia all’estero ha appena tirato un sospiro di sollievo dopo la ritirata dal palco di Berlusconi. Quello che manca è l’immagine di questo sospiro che puntualmente viene smorzato dal successivo andamento della politica. La figura di Monti non è messa in discussione e non si dà l’opportunità di soffermarsi ad analizzare questo cambiamento. Sarà stato troppo presto?

Nel terzo atto vediamo intervistate persone italiane che lavorano e vivono all’estero, che vorrebbero tornare in Italia ma non vedono la possibilità di una esistenza adeguata. E anche il problema della fuga dei cervelli non è una novità. Come biasimarli? Ma allora qual è lo scopo di questo documentario? Ribadire che l’Italia ha un potenziale di sviluppo enorme insito nella cultura fa sempre bene. La cultura in Italia è il cinema, la letteratura e anche l’imprenditorialità etica, in una parola sola: creatività. Un termine quanto mai abusato che non definisce con precisione un bel niente. Il film sembra dire: «Il potenziale c’è. Vogliamo farne qualcosa?». In un certo modo è uno stimolo all’azione. Non apre gli occhi, ti mette in posizione di partenza e poi spara in aria. Tu puoi cominciare a correre, ma devi prima riflettere sul dove andare.

Voto: 7

 

Info:

Regia di Annalisa Piras

Con Bill Emmott

Gren Bretagna, 2012 - documentario