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Gamer (M. Neveldine, B. Taylor)

  • Scritto da Michele Ciliberti

gamer locandina

gamer locandina
Istruzioni di gioco per guardare Gamer.

a) COSA STIAMO GUARDANDO

1) Un Futuro digitalmente contemporaneo.

2) Ciccione in poltrona, mani grassocce che agguantano cibi lordi e unti. Dita che mirano a un pene inarrivabile e si accontentano di accarezzare una pancia abnorme. Si torna al joystick digitale, movimenti di dita nell’aria per manovrare il proprio Avatar.

3) Si entra nel gioco. “Society”, evoluzione di “Second Life”. Immaginario pop, rave e orge, colori saturi e chip nel cervello. Gestiamo il nostro Avatar, lo vestiamo, lo muoviamo, lo facciamo parlare. Lo costringiamo ad atti impudichi con persone sconosciute o lo conduciamo alla tumefazione fisica. Ognuno ha il proprio personaggio. Ognuno è frustrato e cerca in quell’Avatar redenzione e vita.

4) Altro gioco. Altro mondo. Niente ciccione ma ricchi ragazzini in fissa per “Slayer”. Muovi un soldato, un condannato a morte che nell’immolarsi al gioco cerca il pass per la libertà. Battaglie, trenta missioni, possibilità di riuscita bassissime. Simon (Logan Lerman) è il miglior giocatore; bimbe con le tette al vento per avere la sua attenzione. Kable (Gerard Butler) miglior gamer; un omone nero di due metri pronto a ucciderlo.

5) Dall’altra parte Ken Castle (Michael C. Hall ), il costruttore del gioco e ballerino discreto. Convinto che tutti abbiamo bisogno di una seconda identità per amare, odiare, provare nuove emozioni e sfogarci. Vivere è complesso e faticoso. La mediazione digitale è la soluzione. Chip nel cervello e vai.

6) "Gamer" vuol andar via prima delle trenta missioni. Partigiani cyberpunk vogliono chiudere le Second Life 2.0. Ken Castle vuole conquistare il mondo ma dietro di esse ci sono evidenti frustrazioni sessuali.

b) CONSIDERAZIONI NARRATIVE

7) Bandito il protagonismo. Non vi è un eroe che deve salvare sé stesso, i propri affetti e il mondo. Niente di più sbagliato! Chi lo afferma sottovaluta il paradigma in cui ci si muove. Kable è egocentrico, violento e infame. Non vuole salvare nessuno tranne sé stesso. Non si redime, né si sacrifica. Un’assoluta incuranza per tutto quello che sta succedendo attorno a lui. Kable è interfaccia di gioco, è diventato un avatar anche fuori dal gioco. Il ragazzo che lo manovra è l’eroe. Un antieroe senza meriti né riconoscimenti, insultato e deriso.

8) Niente retorica. Non dobbiamo pupparci i sermoni alla “Surrogates”. La realtà è così com’è, un semplice coniugazione di quello che potrebbe essere. Tutto nasce da un bisogno, la società dà una risposta a esso, le conseguenze sono opinabili ma il film non dà giudizi o considerazioni. Racconta, e questo basta.

9) Uomo ciccione che manovra il gioco. Forse questa figura comincia a essere un po’ troppo inflazionata. Se avevamo compreso che la magnificenza tecnologica è direttamente proporzionale alla decadenza psicofisica, ci saremmo aspettati magari guardare qualcosa in più, spiare una più ampia gamma di questi “animali digitali”.

10) Ragazzino giocatore. Chi è? Cosa fa nella vita? Come vive la sua mondiale popolarità? Sappiamo solo che è un ammasso di adrenalina, impulsi sessuali e onnipotenza derivante da popolarità digitale.

11) Ottima commistione tra immaginario di videogiochi, videoclip, subcultura orientale, mondo-nerd informatico, universo dell’informazione, immaginario apocalittico. “ExistenZ” di Cronenberg salta subito alla mente. Ma qui il valore in più è l’elemento action. E funzione alla grande. Però niente eccessi. Tutto è accennato, confuso, postmoderno. Indizi sul futuro che c’è già, del quale tutto è dato e nulla va illustrato.

12) Basta con le armi come unico motore dell'azione. Finalmente sparatorie e battaglie non sono centrali ma elementi accessori della storia. Armi, azioni e colpi di scena veicoli per parlare dei personaggi e delle loro scelte. Non vogliamo rovinare trama e storia con inutili “bang bang”, non stiamo girando “District 9”.

13) Un film sul futuro da guardare per capire dove possiamo sbagliare. L’aspetto volutamente caricaturale è dovuto, le considerazioni da trarne del tutto soggettive.

Voto: 7

Info Film:

 

USA 2009 regia di Mark Neveldine, Brian Taylor con Gerard Butler, Michael C. Hall, Amber Valletta, Logan Lerman, Alison Lohman Durata: 95 min Thriller