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Ed Wood (T. Burton)

  • Scritto da Orazio Martino

ed wood locandina

ed wood locandina
L’ambizioso progetto di rendere omaggio al “peggior regista di tutti i tempi” si concretizza nel 1994, quando Tim Burton, ingaggiati Johhny Depp e Martin Landau, realizza “Ed Wood”.

Ispirato alla biografia di Rudolph Grey, il film conosce la collaborazione di Howard Shore per quanto riguarda la colonna sonora . Girato interamente in bianco e nero, l’ottavo film di sua maestà Burton è considerato un piccolo capolavoro di cinema cult anni Novanta, tributo a chi di sfiga ne ha vista troppa e di soldi ben pochi, con riverenza ai primi B-movie, quelli che a Hollywood rinominavano “film di merda”.

Ed Wood (Johhny Depp) è un aspirante regista/sceneggiatore in cerca di produttori nella Hollywood titubante dei primi anni Cinquanta. E’ un tipo che non molla Edward, ogni volta che gli sbattono il telefono in faccia assorbe il colpo e imperterrito ripercorre la sua strada. Ha una ragazza, Dolores (Sarah Jessica Parker), macchietta teatrale ansiosa di ritagliarsi un ruolo nei suoi film, lui non esita a posticipare di qualche giorno il loro ingresso nel cinema vero e dei soldi a palate. Un giorno per caso, sbirciando in una concessionaria di pompe funebri, nota il misterioso personaggio testare una lucida bara: sta perfezionando la sua morte, Bela Lugosi. Il famoso Conte Dracula, dopo aver perso sua moglie, vive solo con 3 cagnolini.

Si considera un derelitto della società, essere obsoleto, povero, in crisi. Una mummia ambulante, a detta di alcuni cinici produttori. Inevitabile che il loro parere non coincida con la volontà di Ed, che lo ingaggia (non si sa con quali soldi) per un ruolo in “Glen or Glenda“ (ispirato alle clamorose vicende di Christine Jorgensen, primo transessuale della storia), un precoce esperimento proto gay, dove si intravede la ridicola passione del giovane cineasta dell’acconciarsi in abiti femminili. Bela e il suo allievo sono ormai inseparabili, due bambini con tanta nostalgia per il passato (glorioso) di uno ed il futuro (incerto) dell’altro. “Bela Lugosi? Ma non era morto!?” gli diranno in molti. “Glenn or Glenda” per carenza di fondi non perviene nelle sale. Punto e da capo. Il nuovo fantasioso progetto è “Bride Of The Monster“, che vede la partecipazione del grosso e peloso lottatore di wrestling Tor Johnson, aspirante icona da B-movie erroneamente prestata allo sport. Il film consolida la partecipazione di Bela Lugosi, prestante sul set ma con problemi ventennali di droga, ridicolo nell’indimenticabile sequenza della piovra gigante rubata agli Studios.

Alcuni party organizzati non servono a catturare l’attenzione, l’entourage è in crisi, Ed Wood è in crisi. L’unico finanziamento resta quello di un magnate della carne, che gli impone un finale diverso e suo figlio come attore. Ed e Dolores sono ai minimi storici (lo abbandonerà proprio al galà d’apertura di “Bride Of The Monster”), Bela Lugosi cotretto alla disintossicazione presso una clinica riabilitativa, ne uscirà ben presto, per mancanza di fondi. Con Ed gira un ultima scena, poi muore, al suo funerale si conteranno sei persone, tra cui la nuova fidanzata dello sfortunato apprendista (Patricia Arquette). Nel frattempo i proprietari di una chiesa Battista contattano Edward per una serie di 12 puntate dedicate agli apostoli, ma lui li convince a produrre un film capace di assicurare fondi necessari per eventuali progetti futuri. Il prezzo da pagare è il battesimo dell’intera troupe di “Plan 9 from outhere space”, il suo film più riuscito, che vede la partecipazione della presentatrice da incubo Vampira, fresca fresca di licenziamento dalla sua TV. Ma i problemi sul set non mancano, Wood prima accetta, poi lascia, infine conclude il film, illuminante risulterà l’incontro con Orson Welles (Vincent d’Onofrio), a sua volta in crisi nella realizzazione di “Don Chisciotte” (ovvero l’Ed Wood della letteratura). Il film è pronto, cosa diavolo sta succedendo in sala?

Omaggiato con tanto cuore da Burton, Ed Wood è una favola reale che affascina per un’infinità di motivi. Innanzitutto la facoltà di rappresentare il protagonista nei suoi lati positivi, tralasciando divagazioni erotiche di fine carriera e dipendenze fulminanti: l’alcool e la solitudine lo condurranno alla morte (per arresto cardiaco) il 10 dicembre 1978, all’ età di 53 anni. Il film pertanto si concentra sugli eventi grottescamente positivi della sua carriera, la storia di uno sfortunato venticinquenne tanto tranquillo quanto buono, onesto ma un tantino stralunato. Un vero sognatore, come Orson Welles regista e attore. Attraverso l’occhio ingenuo di Edward D. Wood Jr, il film inquadra al meglio l’universo cinematografico del periodo, quello dei produttori famelici e affamati come belve. Ci godiamo la Hollywood fumosa del cinema muto, delle trasmissioni TV, dei veggenti e degli omosessuali, la Hollywood conservatrice con la fissa per “Casablanca” e la paura verso il nuovo, l’esperimento rischioso, peculiarità che resero Ed Wood un pioniere incontrastato ed incompreso della horror fantascienza che in quanto ad effetti speciali lasciava molto a desiderare, ma che piaceva proprio per questo. Negli anni a venire i suoi film divennero culto presso le nuove generazioni, al punto che il gruppo musicale dei Misfits formò nel 1977 un’etichetta indipendente dal nome Plan 9 Records, doveroso tributo all’ultimo accessibile film di un maestro incompreso. La convicente impersonificazione di una stilosissimo e sempre più bravo Johhny Depp abbraccia la maestosa interpretazione di Martin Landau, tanto commovente da suscitare l’affetto dello spettatore.

Mai si era registrato una così caloroso attacamento verso un attore, fantastico nei gesti, nelle pose, nei “vaffanculo” pantomimati a chi lo equipara a Boris Karloff. Premio Oscar come miglior attore non protagonista. Anche questa è fantascienza, negli anni Cinquanta Ed Wood aveva già commesso tutti gli errori possibili immaginabili nella storia e nei modi di fare cinema.

Voto: 7,5

USA 1994 regia di Tim Burton con Johnny Depp, Martin Landau, Sarah Jessica Parker, Bill Murray, Patricia Arquette durata: 120 min Biografico