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Delicatessen (J.P. Jeunet-M. Caro)

  • Scritto da Michele Ciliberti

delicatessen locandina

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“Delicatessen” è un buon vino. Un vino francese, annata 1991. Un vino che va assaporato stando stesi in poltrona, al tramonto, con Carlos D’Alessio che suona suadente in sottofondo.

“Delicatessen” va osservato in tutte le sue caratteristiche e solo così se ne può capire l’essenza profonda. Colorazione cupa, gotica, decadente. I protagonisti vivono isolati, imprigionati dalla nebbia e dalla pazzia, in una dimensione scarna dove non v’è nulla se non i particolari, curati in maniera ossessiva dal regista, Jean-Pierre Jeunet. Odore acre, stantio, di morte. Il macellaio Clapet (Jean-Claude Dreyfus) è il carnefice grosso e massiccio dalla risata famelica. Scanna i suoi giovani apprendisti per venderne la carne. Lo fa ghignando di gusto, in un casermone cadente, gocciolante e sporco, con la complicità di tutti gli inquilini. Gli unici uomini che lottano sono cospiratori vegetariani che si muovono nelle fogne, unici nella loro bizzarria, nei loro atteggiamenti strambi e nell’assenza di caratterizzazione morale.

Una consistenza flebile, una trama instabile tra pessimismo e decadenza, tra personaggi senza un vero ruolo all’interno della trama, se non quello di partecipare alla dimensione circense entro la quale tutti si muovono. Vi è una donna che tenta in mille modi il suicidio perché sente voci insensate; una famiglia affamata che arriva a consegnare al macellaio la nonnina (ottimo brodo, sperano); due artigiani che si sentono un po’ bambini; un postino in motociclette dallo sputo letale; una donna un po’ ninfomane, un po’ sognatrice; un vecchietto che vive tra mille ranocchie e due bambini tra sigarette e dispetti. Tante storie segnate da un ritmo confuso, intrigante, che sembra non ci porti mai da nessuna parte pur lasciandoci una curiosità costante, mille indizi, mille oggetti da guardare, mille bolle di sapone sulle quali sorvoliamo il tendono filmico.

In bocca questo film ci fa sorridere, con un sapore morbido e corposo. Louison (Dominique Pinon), l’apprendista di Clapet, ha un’espressività potentissima che riesce a tenere in piedi scene segnate da dialoghi a volte lacunosi e non sempre all’altezza della grandezza visiva, rendendo tutto quanto un sogno macabro dal quale non ci si vuol svegliare. Il ragazzo, per amore della bella e miope Julie (Marie-Laure Dougnac), riuscirà a coinvolgere tutti quanti i personaggi per sfuggire al macellaio, con trovate geniali e una fuga che si spegnerà in un bacio forse troppo ordinario in confronto al tono surreale del resto del film.

Delicatessen” ci lascia storditi. Un buon sapore in bocca che rende merito alle idee, alla minuzia giocosa e alla richiesta d’immaginazione che i sognatori di ogni tempo chiedono al cinema.

Voto: 7,5

Info Film:

Francia 1990 regia di Jean-Pierre Jeunet, Marc Caro con Dominique Pinon, Jean-Claude Dreyfusm, Pascal Benezech Durata: 95 min Grottesco