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Black Swan - Cigno Nero (D. Aronofsky)

  • Scritto da Gli Osservatori Esterni

il cigno nero

il cigno nero - il cigno nero

Per analizzare Black Swan è necessario soffermarci su un punto fondamentale, senza il quale non sarebbe possibile affrontare un discorso più ampio sul film. La costruzione della pellicola è identica a quella The Wrestler, opera precedente di Darren Aronofsky. La considerazione che il thriller psicologico (se proprio vogliamo definirlo) con Natalie Portman sia un remake tematico del film con Mickey Rourke è naturalmente più che ovvia. Non solo lo stesso finale, con entrambi i protagonisti lasciati in una sorta di non-morte volontaria e logica ai fini della narrazione, ma i temi del rapporto famigliare, amoroso e agonistico ritornano con prepotenza.

A differenza del film che vinse il Leone d’Oro nel 2008 Black Swan è impregnato di ossessioni mentali patologiche che hanno caratterizzato Il teorema del delirio (1998) e Requiem for a dream (2001). La protagonista, Nina, vive con estrema difficoltà la sua passione per la danza classica. Quando la sua compagnia sta per allestire Il Lago dei Cigni non solo il suo fisico sembra allo strenuo, descritto da meravigliose riprese dei suoi piedi sofferenti, unghie spezzate e le scarpine che diventano come i guantoni pesanti e dolorosi di un wrestler, ma anche l’aspetto psicologico sembra destinato a soffrirne. Perché interpretare due cigni diversi, quello bianco e quello nero, diventa un’impresa impossibile per una ragazza che da sempre è stata “bianca”, pura in ogni suo atteggiamento. Il Cigno Nero è quello dell’oscurità e soprattutto dell’erotismo sfrenato, morboso. Nina vorrebbe danzare la parte del Nero nella stessa maniera con la quale interpreta il Cigno Bianco, cosa che non accetta minimamente il regista Thomas Leroy (Vincent Cassel), che spinge la danzatrice a lasciarsi andare anche nei comportamenti di tutti i giorni, per poter percepire quell’istinto basso del quale ha bisogno per danzare. Se Thomas Leroy è il maestro che la porta a scoprire la sessualità e la violenza, la madre di Nina è sempre stata quella che l’ha educata ad essere una pura, quasi santa.

E’ una donna severa, che vive nel costante ricordo di quando lei stessa danzava nei teatri di New York, rinchiusa in una casa nella periferia della città (la si vedrà al di fuori della sua abitazione solo a fine film), che probabilmente ha costretto sua figlia ad indossare gli abiti della ballerina fin da bambina e controvoglia. Oltre a questi due personaggi si inserisce quello di Lilly (Mila Kunis), bellissima ballerina, caratterizzata da una fortissima componente erotica. Lilly sarebbe il Cigno Nero ideale, disinibita e che riesce ad attrarre con forza Thomas. Ne va quindi che nasce uno scontro con Nina, ma al contempo un’attrazione che la protagonista stessa prova per la rivale. Tutto il film è costellato dal passaggio di Nina al mondo oscuro, in un percorso che di thriller in effetti ha ben poco e per di più estremamente prevedibile. Questo è decisamente il punto debole di una sceneggiatura non esaltante, anzi, la storia di Andres Heinz ha molti punti deboli (in particolare la sua banalità), ma il difetto è nascosto,o meglio, alleggerito, da una prova registica a dir poco eccellente di Aronofsky, che ha saputo guardare al cinema espressionista tedesco, citando le atmosfere dei capolavori diMurnau e Robert Wiene. Come se non bastasse, il regista strizza l’occhio al miglior Polanski, quello diRosemary’s Baby (1968) e L’inquilino del terzo piano (1976).

La possessione da parte del Male e della malattia che coglie Nina non è così distante dall’ingravidamento demoniaco che subisce Mia Farrow, così come la trasformazione di Trelkolvski in Simone ha certi punti in comune con la trasformazione costretta alla povera Nina. Pregio del regista è quello essere riuscito a descrivere le mutilazioni e i tic fisici di Nina in maniera fastidiosa e dolorosa, creando disagio allo spettatore. La grossa differenza con The Wrestler sta proprio qui, Darren Aronofsky torna ad essere un prepotente disturbatore di realtà, rischiando un giorno di cogliere quella pesante eredità di David Lynch, che fino ad ora nessuno sta ancora meritando. Perché "Black Swan" è sì un film commerciale, e la scena lesbo tra la Portman e Mila Kunis può essere un ottimo catalizzatore di pubblico, ma è anche il proseguimento ideale della carriera d’autore di un grande regista.

Voto Diego: 7,5

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Un balletto nero sangue Prova di maturità per Darren Aronofsky. Il regista americano con questo suo quinto film arriva alla sintesi perfetta di tutti i temi che hanno caratterizzato la filmografia precedente: il corpo come strumento di lavoro e vita (The Wrestler), il riscatto (Requiem For A Dream), la ricerca ossessiva della perfezione (π - Il teorema del delirio).

La storia è quella di Nina, fragile ballerina classica, algida e tecnicamente eccellente, che è chiamata ad interpretare il doppio ruolo di Cigno Bianco e Cigno Nero in un’erotica rappresentazione de “Il lago dei cigni”. Ma se caratterialmente e professionalmente è l’interprete perfetta per il primo ruolo, Nina è troppo trattenuta per poter impersonare al meglio anche l’oscurità e la sensualità della controparte. Oltre ad una madre iperprotettiva e ad un regista mefistofelico e tentatore la tensione sulle spalle di Nina è aumentata dalla presenza della rivale Lily.

Tutto il film è giocato sul labile e affascinante confine tra sogno e realtà, in un continuo procedere parallelo tra interprete e personaggio, sottolineato dall’utilizzo anche fuori dal contesto di ballo delle musiche di Čajkovskij arrangiate da Clint Mansell. L’unione dei piani narrativi la si percepisce subito dalla sequenza d’apertura, una sorta di dichiarazione d’intenti del regista che con un piano sequenza (ancorchè con raccordi digitali) mette in scena la traformazione della fanciulla in cigno dopo la maledizione del barone Rothbart. Nina si sveglia dal sogno nel suo letto, ma l’immedesimazione nel ruolo è totale fin da subito. Il corpo è qui, come in The Wrestler, il centro della narrazione. Lo stress fisico in un mondo come quello della danza è all’ordine del giorno, le forzature cui vengono sottoposti i piedi delle ballerine, stretti in fasce e scarpette, le privazioni nell’ alimentazione (neanche un pezzo di dolce per festeggiare) e la cura personale perché l’esibizione sia impeccabile. Qui, a differenza che lì, le sequenze micidiali di trasformazione e mutilazione (la pellicina, le piume nere sulla schiena e le gambe che si spezzano in due) virano verso il Cronenberg de “La Mosca”.

Il corpo è oggetto di indagine, di scoperta da parte di Nina, un modo per crescere, smettere di essere una bambina accudita da una madre oppressiva, e diventare adulta, indipendente, forte. Il doppio è l’altro grande topos de Il Cigno Nero. Ogni elemento del film enfatizza il confronto e la gelosia verso l’altra, la contrapposizione tra bianco e nero, ma soprattutto con se stessa (tanto da far immaginare che Lily non esista nella realtà), una personalità multipla, sottoposta al costante giudizio degli altri e dello specchio (in palestra, in metropolitana, a casa). Lo scontro finale nel camerino (con lo specchio che si rompe eliminando così l’avversaria) conclude la lotta con la sconfitta di una parte e il trionfo dell’altra sancito dallo spettacolare piano sequenza della trasformazione sul palcoscenico. Supportato da un cast azzeccato e in stato di grazia (Natalie Portman dopo il Golden Globe è la favorita all’oscar) Arronofsky ci porta soavemente a ballare a bordo della macchina da presa, dentro un mondo crudele, dove basta un attimo per venire messa da parte e dove il personaggio di Beth (un’inquietante Winona Ryder) è un presagio non colto da Nina.

Voto Thomasmann: 8

Info Film:

USA 2010 con Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder Durata: 103 min Thriller