Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Babel (A. G. Inarritu)

  • Scritto da Michele Ciliberti

babel locandina

babel locandina
In che mondo viviamo? Qualcuno lo chiama mondo senza confini, alcuni mondo globalizzato, Inarritu lo chiama Babele. In questa Babele basta un fucile per collegare tre storie.

Una si svolge in Asia, dove una ragazza sordo-muta deve confrontarsi con la tragica dipartita della mamma, il rapporto col padre e il modo di approcciarsi al prossimo ingabbiata dai limiti fisici. In Messico si sta invece festeggiando un matrimonio. Chiasso, danze, persone ubriache e un tragico inseguimento nel deserto con due bambini americani a bordo. La terza storia si svolge in Africa, in un straniante solitudine paesaggistica che finirà per determinare il destino di una famiglia indigena, di due turisti americani e delle persone coinvolte nelle prime due storie. Cos’è questa Babel contemporanea? Un labirinto con mura fatte di senso di colpa e destino, spirito di carità e ineluttabilità nei fatti della vita. Tutto parte da un proiettile partito dal fucile di un ragazzino per passare dalle vacanze di una famiglia americana, passando per una festa, un rave, un omicidio, un safari.

Tutti fatti quasi casuali, il cui incastro appare a volte forzato, ma del quale poco importa se serve a rendere gli effetti che un evento può improvvisamente scatenare. Una specie di drammatico effetto farfalla per il quale basta poco per mettere alle spalle i vari personaggi ed i loro differenti universi esistenziali. Tutti costretti a dover far fronte alle conseguenze delle loro scelte, al peso delle loro decisioni, all’insolubile dimensione etica alla quale tocca all’improvviso far fronte. Niente bontà di una scelta rispetto a un’altra, semplice valutazione, compensazione, decisione.

Oltre questa dimensione morale, già esplorata splendidamente in Amores Perros e 21 grammi, Inarritu gioca su una serie di dualismi funzionali a rendere le diverse sfaccettature di vita all'interno di un mondo contortamente globalizzato. Se nei primi due capitoli della “trilogia della colpa”, assistevamo infatti a una serie di bivi morali all’interno di porzioni limitate di società, questa volta le situazioni sono raccontate evidenziando le peculiarità dei contesti particolari nei quali sono inseriti. Gli spari dei ragazzini in mezzo al deserto, il corpo nudo di Chieko (Rinko Kikuchi) che svetta dalla cima di un grattacielo, la corsa disperata di Amelia (Adriana Barraza) nel deserto messicano, l’amplesso polveroso e disperato tra Richard (Brad Pitt) e Susan (Cate Blanchett), contribuiscono a frantumare il dramma complessivo per restituirlo nelle varie accezioni geografiche, sociali e culturali.

Un’operazione potente e rischiosa, che se da un lato rischia di collegare i diversi contesti per mezzo di qualche artificio di troppo, dall’altro fa sì che l'annichilimento della Babele costruita da Inarritu venga percepita in maniera poetica e straziante. Lo spettatore guarderà tutto dal basso della Torre, fortemente tentato se intraprendere o meno il viaggio per arrivare in cima, ben sapendo che quest'avventura non potrà che lasciare una parte di sé distrutta, mortificata e profondamente lacerata. Ma, si sà, il rischio nel Cinema è anche quello. Buon viaggio, gente!

 

Voto: 7,5

Info Film:

 

USA, Francia, Messico 2006 con Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael García Bernal, Kôji Yakusho, Adriana Barraza Durata 144 min Drammatico