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American Hustle: recensione

  • Scritto da Diego De Angelis


Se dovessimo riassumere in sintesi il cinema di O. Russell basterebbero due caratteristiche: l’interpretazione attoriale e le nevrosi. Con pochi, azzeccati e ben diretti lungometraggi, su tutti The Fighter ed Il Lato Positivo, il regista americano è stato capace di divenire un autore in grado, con American Hustle, di scrivere già un summa delle proprie tematiche.

TRAMA: Richie Di Maso (Bradley Cooper) è un federale con l’esigenza di fare carriera, ed ha la bella idea di riuscire ad incastrare importanti truffatori del New Jersey con l’aiuto di esperti del settore, Irvin Rosenberg e la sua amante Sydney Prosser (Amy Adams). Irvin ha due facce, quella dell’uomo di famiglia e proprietario di una catena di lavanderie, e quella del truffatore, che in cambio di cinquemila dollari ti fa credere di darti un prestito di ventimila. Un giorno Richie becca Irvin e Sydney con le mani in pasta e con la promessa di uno sconto totale della pena chiede ai due una mano per incastrare i pesci più grossi. L’appetito vien mangiando, e a Di Maso capita l’occasione della vita, incastrare Carmine Polito (Jeremy Renner) sindaco di Atlantic City.

RECENSIONE: E’ un tortuoso viaggio di incastri quello di Russell, difficile da seguire, ma un piacere per gli occhi e le orecchie. E’ un opera che rimanda, anzi, sarebbe meglio dire omaggia, lo stile Scorsese di Casinò, Quei Bravi Ragazzi ma anche del più recente The Departed. Gli elementi ci sono tutti: il voice-over come elemento indispensabile della narrazione, l’importanza della musica in scene salienti, l’attenzione eccessiva per il trucco, un cameo di Robert De Niro, l’italo-americanità.

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La carta vincente di American Hustle sta nel creare un intreccio di personaggi psicologicamente incapaci di non mentire a se stessi. Tutti i protagonisti del film sopravvivono ai loro disturbi mentali tra climax di scatti d’ira e di trattenute gelosie. Sydney Prosser si finge una lady inglese, arriva a modificare il suo accento in pubblico, il suo cuore è indeciso su chi amare tra Richie e Irvin. Richie Di Maso non è così lontano dal Patrick de Il Lato Positivo, sempre sulla soglia di una crisi di nervi, frettoloso, incapace di trattenere la rabbia.

La moglie di Irvin, Rosalyn (Jennifer Lawrence), è una sociopatica, incapace di trattenersi con l’alcool e predisposta nel cedere nelle braccia del primo uomo di passaggio. Su tutti il truffatore per eccellenza, Carmine Polito, un bugiardo fino al midollo, come un cane che si morde la coda ha l’inaudita concezione della politica del bene fatta di corruzione e alleanze con la mafia.
E’ un film che funziona in gran parte per l’estrema capacità degli attori di tenere in piedi un complesso gioco di dialoghi, l’impressione di un interpretazione mai in sottrazione, che danno il senso di una continua precarietà durante le scene più frenetiche. Giganteggia, in una marea di stelle, quella di Christian Bale, alla sua ennesima mutazione fisica, ingrassato, imbruttito e stanco: Irvin Rosenberg è un uomo trasportato dagli eventi, in apparenza lo sconfitto predestinato del post-Watergate.

O. Russell dipinge l’ennesima tassella della sua America, dalle caserme irachene al New Jersey degli anni ’70 passando sobborghi della classe media, un paese abitato da bipolari, stressato nello spazio e nel tempo.
Voto: 8,5
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