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Amen (C. Gavras)

amen locandinaIncrociare Olocausto, colpe della chiesa cattolica e diatribe interne al nazismo è un azzardo non da tutti. Costa Gavras, regista esperto in questioni scottanti (vedi il magnifico Z- L'orgia del potere), ha affrontato la questione al meglio, cercando di dimostrare in maniera equilibrata le diverse dinamiche che intercorsero tra la fine degli anni '30 e il 1945.

Un gerarca SS e un prete cattolico cercano di portare alla luce ciò che avviene nei campi di sterminio nazisti. Il tenente Kurt Gerstein è infatti un chimico addetto al trasporto e all'utilizzo nei campi dello Zyklon B, il gas letale usato nelle camere a gas. Una volta assistito allo scempio cerca, con l'aiuto del prete, di far arrivare la notizia a San Pietro, così da rendere nota la vicenda al mondo per mezzo delle parole del Papa.

Questa vicenda, tratta dal libro de “Il vicario” di Rolf Hochhuth, diventa il punto focale per raccontare la complessa situazione che segnò quegli anni di terrore, morte e imperdonabili compromessi.

1. in primo luogo i dissidi interni al movimento nazista. I tedeschi non appaiono, come normalmente avviene nei film riguardanti l'Olocausto, tutti come sciagurati carnefici e autonomi lobotomizzati. I dissidi interni si avvertono, una parte della popolazione vede il nazismo come il male assoluto, all'interno delle stesse alte gerarchie vi sono attriti, proteste e rifiuti ad accettare prese di posizioni intollerabili. Il nazismo come fenomeno complesso, perché dipingere un intero sistema come male assoluto serve solo a giustificare le colpe dei soggetti interni. Tutti colpevoli, sembrano dire il tenente Kurt e il prete Riccardo;

2. il ruolo della chiesa, pienamente responsabile della connivenza col nazismo. Non un coinvolgimento diretto, ma un silenzio assordante, una corsa al compromesso, un gioco a scacchi nel quale si tiene buona la regina lasciando sterminare milioni di pedoni. La pavidità è la colpa più grande, il sotterfugio è una macchia indelebile che mai potrà essere perdonata;

3. Il ruolo che l'olocausto assume nella struttura narrativa. Le ossa ammassate, i corpi scheletrici, i cumuli di cadaveri vengono cancellati per dar spazio all'assenza e al non detto. Una scelta che rendere ancora più intenso il dramma in quanto quando dietro la macchina da presa c'è un gran regista e non un mercenario del cinema. Non è quindi necessario rendere palese una tematica, prostituendola agli occhi degli spettatori, ma bastano nubi di fumo nero e vagoni vuoti che attraversano l'inquadratura per dare l'intensità della tragedia, come nelle ricorrenti e laceranti scene di Amen.

Capire la storia è uno dei compiti dell'Arte. Mostrare la storia sotto punti di vista differenti è un merito ancora più grande. Merito a Costa Gavras.

Voto: 7,5

Info Film:

 

regia di Constantin Costa Gavras Francia 2002 Con Ulrich Tukur, Mathieu Kassovitz, Marina Berti, Marcel Iures, Michel Duchaussoy durata 130 min  Storico