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A.I. Intelligenza Artificiale (S. Spielberg)

  • Scritto da Michele Ciliberti

ai intelligenza artificiale locandina

ai intelligenza artificiale locandina
“Pinocchio” di Collodi rimane un caposaldo della letteratura mondiale e un archetipo che si tramanda da generazioni. “A.I. Intelligenza Artificiale” tenta la riformulazione della storia in un futuro digitale, dove tra i robot c’è un bimbo fatto di cavi e bulloni che cerca di farsi amare e, non riuscendoci, prova a diventare uomo con il solo scopo di farsi accettare dalla mamma Geppetta.

David, primo robot dalle sembianze fanciullesche, è senza dubbio la figura più adatta a ripensare il ruolo della “macchina pensanti” del terzo millennio. Non più ammassi macchinici che sono asserviti dall'uomo ed eventualmente si ribellano ad esso, ma emblemi della volontà dell’uomo di trovare uno spauracchio per rappresentare la propria caducità. Più volte nel film si fa riferimento alla rabbia dell’uomo nei confronti delle macchine come metafora della gravosa consapevolezza della morte. Una considerazione inaccettabile e impensabile, che qui porta a creare Robot. La rivincita sulla vita che non toglie però il fardello del tempo e così il robot diventa anch’esso solo funzionale all’egoismo di marchio tipicamente umano. E così Henry (Sam Robards) e Monica (Frances O'Connor) “adottano” David e lo abbandonano quando non è più utile alla loro vita. Il professor Hobby che ama David solo fino alla conferma che la sua creatura commerciale ha avuto successo.

Il film descrive così il percorso di questo robot attraverso tre stadi. Nel primo blocco c’è l’avvicinamento del piccolo David agli umani. Un livello efficace, dosato e ineccepibile per la sua forza narrativa. David arriva nella famiglia, cerca di farsi amare, tenta di raggiungere il suo scopo di robot-figlio e scopre tutti i lati negativi dell’uomo, pur assecondandoli per l’amore della madre. Non c’è retorica, non c’è sentimentalismo, non c’è spazio a lezioncine morali, ma solo uno schietto, diretto e didascalico affresco post-moderno del rapporto che intercorre tra Orga e Mecha, umani e robot. Il blocco si conclude con un dramma di intensità incredibile e comincia così il doloroso viaggio che porterà David nel secondo blocco, con lo scopo di cercare l’agognato ricongiungimento dopo l’abbandono. Avviene così il viaggio di David nell’universo “collodiano” attraverso l’incontro col cyber-mangiafuoco, lucignolo/gigolò e la fatina subacquea. Una serie di tappe nel percorso di formazione che sottolineano ancora una volta quanto la figura del protagonista risulti estranea sia agli umani che ai robot di vecchia fabbricazione. In questo livello forse qualche sbandamento nella sceneggiatura.

Nella foga di riprendere tutti i personaggi si trascura un po’ troppo il ruolo che essi hanno nella storia. Ad esempio la descrizione del rapporto tra Joe (Jude Law) e David appare abbastanza sfilacciata e con pochi risvolti concreti. A parte i monologhi da gigolò e qualche massima di repertorio proprio non si capisce il valore di Joe e la sua utilità. Idem per certe scelte troppo azzardate nella costruzione degli eventi, con costanti assist che sembrano voler suggerire allo spettatore cosa pensare, non credendo può darsi che possa arrivare a determinate conclusioni morali ed estetiche tramite la sola visione. Il terzo blocco è un po’ la sintesi delle due spinte riscontrate nel film. La visionarietà delle intuizioni di Kubrick (padre del concept del film) riguardo la spinta umana delle macchine e le zavorre macchiniche degli uomini cozzano con la tendenza spielberghiana (regista e sceneggiatore) a comporre un puzzle più sensazionalistico, rassicurante e fortemente accondiscendente verso lo spettatore. Guardare il Pinocchio macchinino risulta comunque una visione piacevole e un viaggio nostalgico nella parabola classica della difficoltà del sentirsi estranei e del bisogno perenne di sentirsi amati per quello che si è.

Una morale vecchia e stantia ma sempre efficace se affrontata con un certo piglio innovativo. Qui la morale c'è, la patina moraleggiante anche, ma il tutto non stanca perché condito da una dose di ottima fantascienza e dalle geniali intuizioni del maestro Kubrick. Ci basta questo per dirci sazi e abbastanza appagati.

Voto: 7,5

Info Film:

 

Titolo originale: A.I. Artificial Intelligence USA 2001 regia di Steven Spielberg con Haley Joel Osment, Jude Law, Frances O'Connor, Sam Robards,Jake Thomas Durata: 146 min Fantascienza