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Trainspotting (D. Boyle)

renton Il monologo che apre e chiude Trainspotting è il testamento di una generazione. Abbandonare le ambizioni, le consuetudini e gli imperativi ideologici per lasciarsi cullare da ciò che è sfuggevole, illusorio, inconsistente.

Un testamento che non vuole certo diventare strettoia morale o mezzo per la redenzione e l'emancipazione dalle cose materiali; i protagonisti di Trainspotting, infatti, accanto a droghe annichilenti, amori distruttivi e qualsivoglia genere di feticcio emozionale tendono in maniera quasi ossessiva a tranquillità, benessere, placidità. Il problema è che non sono adatti a questa particolare dimensione di vita, e il cortocircuito diventa così evidente, mostruoso, avvilente.

L'abilità di Danny Boyle sta proprio nell'aver inquadrato fatti, personaggi e dinamiche del libro di Irvine Welsh scegliendo una narrazione che tende ad uno sbilenco equilibrio; essa combina infatti semplicità stilistica e visionarietà sensoriale, momenti di quiete esasperante e botte d'adrenalina spiazzanti, continua ricerca di senso accanto e stizzito disinteresse per vita, affetti & Co. Si vuole la felicità, ma non si hanno i mezzi per raggiungerla. E via allora a spararsi qualsiasi riempitivo artificiale, un miriade di passatempi, sostanze, idee capaci di sedare quell'incapacità di armonizzarsi col mondo e con le sue comparse.

Indimenticabile - in quest'ottica - diventa lo sguardo di Mark al Bingo, la fiumana verbale di Spud al colloquio di lavoro, l'aggressività di Begbie al pub prima della rissa, il rammarico di Sick boy per la morte di Dawn. Un marcio e putrido spirito del tempo con un enorme potenziale rivoluzionario ma che finisce puntualmente nel buco del cesso, proprio come la leggendaria discesa negli inferi fognari da parte di Mark.

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Forse Trainspotting è il film che meglio rappresenta la generazione anni '90. Mark, Sick Boy, Spud e gli altri personaggi sono i fratelli sfigati dei fighetti di Beverly Hills, i cugini tossici di Giovani, carini e disoccupati, i coetanei che rubano in casa ai 30enni de L'ultimo bacio. Gli indimenticabili protagonisti del film non si cimentano in niente, si limitano a guardare i - metaforici - treni che passano, un'attività che permettere di evitare il confronto, la lotta, l'ambizione. E nel mentre non si pongono il problema su quale droga sia meglio prendere per sopportare l'attesa. Tutti ne prendiamo una, sia essa l'eroina, una lavatrice, un credo. L'importante sta nel non scegliere; e nel frattempo perdersi nel tempo e nello spazio che passa nel mentre.

“Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro”. Cosa, sta a voi scegliere.

Voto: 8

Info Film:

regia di di Danny Boyle Gran Bretagna 1996 Con Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Kelly MacDonald, Jonny Lee Miller Titolo originale Trainspotting durata 94 min  Drammatico