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The Truman Show (P. Weir)

truman show locandina…E casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte. Predecessore del maledettissimo Grande Fratello, "The Truman Show" ha avuto il merito di anticipare i tempi puntando una lente d’ingrandimento sulla società nel nuovo millennio, controllata, osservata, inerme, compiaciuta e stereotipata.

Il popolo del reality insomma. Andrew Niccol ("Gattaca", "S1m0ne") costruisce un impianto narrativo a scatole cinesi, un film nel film, ma soprattutto una vita falsa(ta) in una vita vera. Peso insostenibile per l’ormai 30enne Truman (Jim Carrey) che al bivio della sua vita, reale e imperfetta o finta e perfetta, opta per la prima strada chiudendo dietro di lui la porta, il sipario da provetto presentatore di se stesso (emblematica la sua ultima frase “e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte”). Truman sin dall’infanzia vive sotto il costante controllo della telecamera: nascita, infanzia, scuola, amori, traumi, tutto è registrato, tutto fa parte dello show televisivo di cui egli è protagonista, il più grande e lungo show televisivo mai visto, 30 anni di diretta, 30 anni di spettatori incollati al televisore intenti a vivere una vita che non è più la loro.

Tutti sanno tutto di Truman, tutti sanno che Truman sta vivendo una finzione, fa parte tutto di un copione, dalla scomparsa del padre a seguito di un nubifragio (escamotage per traumatizzare Truman impedendogli di poter scappare) al suo matrimonio con Meryl (Laura Linney) fino alle parole di conforto dell’amico Marlon (Noah Emmerich), parole suggerite in cuffia dal creatore di quel mondo, Christof (Ed Harris) paradossalmente l’unico che tiene davvero a Truman, il suo “vero” padre. Truman vive così una vita tranquilla, ha un lavoro, una moglie, la macchina parcheggiata, vicinato simpatico, insomma tutto scorre liscio, finchè finalmente non gli viene voglia di uscire dalla routine e a questo la TV non è preparata. Senza un copione pronto delle battute preparate e situazioni create ad hoc, la TV deve improvvisare e non sempre vi riesce così da alimentare in Truman il sospetto, la voglia di conoscere, la voglia di capire. E così un giorno affronterà la paura dell’acqua, il suo “finto” trauma, sfidando gli “dei” (Christof = Cristo) come un moderno Ulisse alla ricerca della sua Itaca (la realtà) e la sua Penelope-Sylvia (Natascha McElhone) l’unica che cercò invano di far capire a Truman cosa gli stesse succedendo e per questo bandita dallo show.

Truman arriverà così ai confini del mondo, del suo “finto” mondo, toccherà il cielo e salirà le scale che lo porteranno alla libertà, alla sua nuova vita, al suo paradiso imperfetto non prima del dialogo con il suo padre putativo, con il suo creatore. I temi, dunque, sono molteplici: la finzione del mondo in cui viviamo, la ricerca delle risposte a domande esistenziali, il medium televisivo ossessivo e ossessione per il pubblico e per questo la necessità di tenere sempre alta la tensione, la pubblicità (soldoni) sempre presente, ostentata e vero motore dello show (della vita), la graduale perdita di sensibilità da parte del pubblico, lo stesso che scommette sulla sua vita non andando oltre il proprio naso (o televisore), stolto e disinteressato, pronto a cambiare canale quando la tensione è calata o quando lo show è terminato; plagiato e senz’anima, ghiotto solo di emozioni che non può più provare perché lobotomizzato.

Voto: 8

Info Film:

USA 1998 con Jim Carrey, Laura Linney Ed Harris, Noah Emmerich Durata: 103 min Drammatico