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The Matrix (A. & L. Wachosky)

matrix locandinaNel 1926 usciva “Metropolis” di Fritz Lange. Nel 1968 usciva “2001-Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick. Nel 1982 è il turno di “Blade Runner” di Ridley Scott. E nel 1999 esce “The Matrix”.

Direte voi “questo sta esagerando” e non posso che darvi ragione, perché i primi tre sono capolavori assoluti e riconosciuti più o meno da tutti, mentre su “Matrix” qualcuno ha delle riserve. Allora io vi chiedo: quante volte avete sentito pronunciare la parola matrix da chicchessia nella vostra vita dopo l’uscita di questo film? Quante volte su internet o da qualche altra parte avete conosciuto qualcuno che usava come nick-name la parola Neo? Quante sacrosante volte avete visto la parodia del combattimento che si svolge nel finale del film tra Neo e l’agente Smith? Le risposte a queste semplici domande dovrebbero darmi ragione: un film diventa un capolavoro principalmente in base a quanto sia riuscito a rimanere nell’immaginario collettivo. E in questo caso “Matrix” è indubbiamente è il capolavoro dei capolavori, anche se naturalmente non lo è, se lo vogliamo analizzare da un punto di vista strettamente critico. Ma quello che la premiata ditta Whachoski ha combinato con questo film (e che assolutamente non ha combinato coi due poco apprezzati sequel) ha dell’eccezionale.

La trama di “Matrix” (che non mi accingo a narrare perchè tanto la sapete a memoria) è stata vista e stravista milioni di volte, dai film già citati (e “Terminator” dove lo vogliamo mettere?) sino ai libri (“Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carrol è citato nel film stesso, e per certi versi ci sta anche un paragone col Big Brother di “1984” di George Orwell), ai fumetti (per gli intenditori Nathan Never è un esempio tutto made in Italy) passando anche per i cartoni animati. Ma nonostante tutto “Matrix” ha in seno qualcosa di tremendamente nuovo e di tremendamente pauroso. Non si riesce a rimanere indifferenti al termine della visione, perché la trama epocale, quasi biblica del film è paurosamente reale. O almeno il film la rende tale, è questo il grande e indiscusso merito di “Matrix“. Nel film ci sono citazioni ai più disparati generi cinematografici (in una scena del combattimento fra Neo e l’agente Smith c’è un riferimento palese ai western degli anni 70). Ci sono numerose citazioni bibliche: ad esempio il programma anti-Matrix si chiama Zion, simile a Sion, altro nome di Gerusalemme, la nave di Morpheus si chiama Nabucodonosor, dall’originale Nabuchadenazzar, il re mesopotamico additato come inviato di Dio dal profeta Geremia, o anche Trinity, la Trinità.

Se poi si aggiunge una regia da urlo, con riprese effettuate con il Virtual Camera Movement, una tecnica inventata dal misconosciuto Dayton Taylor nel 1994 (che gioca sulla ripresa del personaggio da più punti di vista nello stesso momento), una scena madre (quella del combattimento già citato) che non ha eguali nella storia del cinema per parodie e imitazioni, beh, signore e signori, il gioco è fatto. “Matrix” significa matrice, e in latino medievale indicava l’apparato riproduttore femminile, specie l’utero, ed infatti l’umanità nel film viene “coltivata” racchiusa in giganteschi uteri. Questo film è riuscito in sole due ore e un quarto ad amalgamare una miriade di citazioni (un’altra ancora e poi basta, lo giuro: i combattimenti sembrano copiati e incollati dai film di Bruce Lee) in una maniera talmente nuova da sbalordire tutti, ed è riuscito a far riemergere dall’inconscio tutte le paure di una umanità che, alle soglie del nuovo millennio, cominciava a porsi il problema etico dell’utilizzo della tecnologia.

Dopo i trionfi del primo “Matrix” (ha vinto la bellezza di 4 premi Oscar, per miglior montaggio, miglior sonoro, e migliori effetti sonori e visivi), con “Matrix Reloaded” (il peggiore dei tre) e “Matrix Revolutions” (apprezzabile, riesce a recuperare quanto il precedente aveva fatto perdere), usciti entrambi nel 2003, i fratelli Whachoski hanno anche saputo rispettare in pieno una legge non scritta ma inevitabilmente reale delle trilogie cinematografiche, quella legge che dice che il primo dei tre film è sempre il migliore (fa eccezione a questa legge forse solo la trilogia del “Signore degli Anelli“, ma lì c’è di mezzo Tolkien, quindi alziamo le mani), e oltretutto si sono fatti inghiottire dalla già elevatissima commerciabilità del film, facendo uscire due kolossal nel giro di pochi mesi e riempiendoli di effetti speciali sino allo sfinimento ed evolvendo la trama in modo via via sempre più complicato, ingarbugliato, noioso e ripetitivo (l’agente Smith dopo un po’ gonfia gli zebedei…) ma ciò non toglie che il “Matrix”, quello vero, originale, quello del 1999, è un piccolo gioiello del cinema contemporaneo, che ha saputo riproporre un tema abusato come non mai (quello delle macchine che dominano il futuro) con una freschezza che sa di miracolo.

E se Jules Verne col suo “20.000 Leghe sotto i Mari” (lo so, ci sono ricascato un’altra volta) ci aveva azzeccato in pieno, prevedendo praticamente tutto il futuro dei fondali marini, a questo punto ho una paura fottuta di azzardare un paragone fra questo libro e quello che hanno previsto i fratelli Whachoski…

 

Voto: 8

Altri Voti

The Matrix Reloaded (2003): 5,5

The Matrix Revolutions (2003): 7

Info Film:

USA 1999 con Keanu Reeves, Carrie Ann Moss, Laurence Fishburne durata: 136 min Fantascienza