Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Quel pomeriggio di un giorno da cani, recensione

quel pomeriggio di un giorno da cani locandina

Film e rapina: gioia per gli amanti della violenza su pellicola, dell’adrenalina che brucia le pupille, della brutalità centellinata per mezzo della disperazione. Estasi concettuale con una banca che diventa il perno per parlare di frustrazioni, pathos e folle riscatto.

“Quel pomeriggio di un giorno da cani” è il film che ha consacrato come la mano armata può diventare “mano de dios” per raccontare un uomo in crisi (Sonny Wortzik/Al Pacino), con lo sconquasso vitale costruito su drammi personali, da considerarsi naturali e quotidiani, se solo non fossero declinati secondo un’amarissima assenza del fattore "speranza".

Lo spettatore si ritrova in banca a giochi fatti, con la decisione di Sonny di affrontare le proprie sconfitte attraverso una rapina indimenticabile: il protagonista diventa non solo rapace aggressore, ma “star del fallimento”. La folla lo consacra icona del riscatto degli inappagati, mentre i media diventano megafono che filtra tale voce e la distorce, trasformandola in un punto di vista parziale e scriteriato.

In tal senso le istituzioni sono la mano dietro tali messaggi, dipinte nella pellicola come un manipolo di idioti, capaci di veicolare in modo piuttosto dozzinale le vicende oggetto della narrazione. Fuori da questa manipolazione, Sonny diventa il "buffone di corte" che con il suo atteggiamento semplice ma efficace mostra a tutti l'assurdità di ciò che sta avvenendo (dal pagamento delle pizze, ai proclami per il suo amico omosessuale, fino alla chiamata con la moglie e alle modalità con le quali tratta con la polizia).

Da segnalare la figura di Salvatore (interpretato dal mitico John Cazale), complice di Sonny e figura che racchiude la brutalità nell’affrontare le responsabilità e nel contempo la genuina rappresentazione della paura. Infine gioia per gli occhi sono gli ostaggi, che da soggetti coinvolti in primo piano nel dramma, diventano elementi quasi ilari, portatori di una disperata comicità che strappa risate mostrando in modo plateale come il dramma che coinvolge rapinatore e ostaggi altro non è che tragedia che accomuna indistintamente tutti quanti (seppur divisi ed egoisti, come dimostra il finale).

Sidney Lumet, in questa messa in scena di una storia avvenuta realmente nel 1972 a Brooklyn, dirige con maestria una perla destinata non solo a far scuola per i film di genere, ma soprattutto a ergersi a manifesto di come l'armonica esplosione narrativa del vero deve sempre detonarsi in un discorso contenente una sorridente e disincantata sconfitta.

Voto: 8

Guarda il trailer

Info film:

regia di Sidney Lumet, USA 1975.

Con James Broderick, Al Pacino, Chris Sarandon, Charles Durning, John Cazale.

Titolo originale: Dog Day Afternoon.

Durata: 130 min. Drammatico.