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Memento (C. Nolan)

memento locandinaLa necessità di rendere semplice il complesso è un imperativo imprescindibile per l'uomo. Si semplifica per rendere più accessibile ed accettabile la realtà.

Leonard, il protagonista di Memento, non può espletare questa necessità. Memoria breve, massimo 15 minuti registrabili. La salvezza sono tatuaggi con informazioni vitali, decine di polaroid per ricordare i volti, appunti ovunque per cercare tasselli dopo che, concluso il giro di giostra, la memoria torna al punto di partenza.

I naturali risvolti di questo modo di rapportarsi al tempo sono frustrazione, incapacità di relazionarsi a chicchessia– e quindi impossibilità ad “essere umano" – ed evidente difficoltà nel vivere i più elementari bisogni vitali. Leonard ha però un (s)fortuna: la vendetta. Sua moglie morta, un assassino da ritrovare. Un bene? Un male? Un'opzione necessaria.

Nolan (sulla scia stilistica del suo esordio Following), decide di far sentire allo spettatore lo stesso straniamento e le mille sensazioni che prova Leonard. Il film, infatti, è costruito come una lunga sequela di flashback, con lo spettatore negli stessi identici panni del protagonista: impossibilitato a capire, in quanto non autorizzato ad avere una costruzione lineare di ciò che osserva. Il risultato è senza dubbio intrigante e complesso da decifrare. Un thriller perfetto che fornisce, oltre alle variabili dell'indagine, mille mine narrative pronte ad esplodere, capaci di fare a pezzi quei poche pezzetti di "reale" che Leonard/lo spettatore hanno a disposizione. Vi è il senso di colpa (acutissimo e sempre più lacerante col finale), vi è la concezione stessa di realtà (serie di avvenimenti o insieme di ricordi?), vi è la necessità di falsare le relazioni pur di sedare le proprie emozioni (geniali i risvolti nei rapporti tra Leonard, Teddy e Natalie).

Memento è un incredibile gioco di specchi; immagini distorte nelle quale riflettersi e tramite le quali cercare di capire cosa, in fondo, sappiamo e vogliamo. E sopratutto il film è il riflesso che mostra l'importanza degli obiettivi che ci poniamo e come neghiamo la realtà pur di tendere ad essi. Se per Leonard la “vendetta” è linfa vitale, ci si chiede quali menzogne/sotterfugi morali regolano le nostre di vite, quali balzelli tocca pagare alla realtà per illuderci di avere uno scopo, per giustificare le nostre azioni.

Se flashback e polaroid portano, nel finale, a un grande punto esclamativo e a disintegrare i nostri punti fermi, figuriamoci con quali trabocchetti ci illudiamo e sediamo per trovare scopi e obiettivi.  L'artista è certamente colui che sbriciola certezze e assiomi; e devo dire che lei, Sig. Nolan, ci è riuscito alla grande. La ringrazio, col cuore.

Voto: 8

Info film:

regia di Christopher Nolan USA 2000 Con Guy Pearce, Carrie-Anne Moss, Joe Pantoliano, Mark Boone Junior, Russ Fega durata 114 min Thriller