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Il Cacciatore (M. Cimino)

  • Scritto da Tommaso Bertelli

il cacciatore locandinaMorte e risurrezione di una Nazione Capolavoro indiscusso e vincitore di 5 Oscar tra cui miglior film e miglior regia, “Il cacciatore” rappresenta il punto più alto di quel filone di film che non sono prettamente bellici, che non si limitano a rappresentare la guerra come morte dell’umanità, come fine di ogni ragione e come discesa agl’inferi dell’animo umano (Apocalypse now è l’apice di tutto questo e molto di più), ma che come punto focale principale ha l’impossibilità di un ritorno a casa sereno dopo un’esperienza come quella del Vietnam.

Il film racconta le vicende di un gruppo di amici, lavoratori in un’acciaieria, che si divide quando tre di loro (Mike, duro e solitario, Nick, estroverso e scanzonato, e Steve, fragile e novello sposo) partono per il Vietnam e del lascito che quest’esperienza ha su tutti loro, sia su chi è partito, sia su chi è rimasto a casa. Diviso marcatamente in tre parti (prima, durante e dopo la guerra) nella prima Cimino ci mostra le vite del gruppo di amici, uniti oltre sul lavoro anche dalla passione per la caccia al cervo e l’armonia, ma al tempo stesso la tensione, che si respira in una piccola cittadina della Pennsylvania. Le bevute al bar, il matrimonio di Steve, la caccia al cervo sono episodi realistici e al tempi stesso allegorici di una serenità che presto si perderà per sempre.

La parte centrale si svolge in Vietnam dove in tre amici combattono insieme e vengono catturati insieme. Sottoposti dei vietcong alla barbarie della roulette russa, messi l’uno contro l’altro ne usciranno vivi ma a pezzi. Mike (interpretato da Robert DeNiro) sarà l’unico che tornerà nel tentativo di riprendersi la propria vita, tentando di coltivare un amore con la donna dell’amico (Meryl Streep che recita quasi sempre improvvisando non essendo quasi mai le sue battute scritte), ma senza riuscirci e perfino lasciando scappare un cervo durante una battuta di caccia. Steve (John Savage), ridotto su una sedia a rotelle da un salvataggio mal riuscito, respinge in un primo momento il rientro in una famiglia che lo ha rifiutato fin da subito (la madre non ha mai approvato il matrimonio, la moglie ha avuto un figlio da un altro uomo). Nick (Christopher Walken, premiato con l’Oscar) non tornerà più a casa, prigioniero di se stesso e dei sentimenti autodistruttivi in cui si trova rinchiuso dopo l’esperienza della prigionia e della roulette russa, che come un cancro lo divora no dall’interno fino all’inevitabile morte in uno scenario di distruzione e caos, che per alcuni aspetti ricorda l’altro Vietnam, quello di Coppola.

Non c’è pietismo, né alcun tentativo di mitizzare il gesto eroico in Cimino, nessun tentativo di raccontare la guerra, esperienza incomprensibile per chi non l’ha vissuta, e incomunicabile per chi ha combattuto (i silenzi tra Mike e gli amici al suo ritorno, i saluti ma niente con Steve alla visita in ospedale), ma semplicemente il ritratto di una sconfitta collettiva, e al tempo stesso la rappresentazione non ideologica del vitalismo di un popolo e di cultura, quella americana, magistralmente incarnata dal canto “God bless America” nella scena finale dopo il funerale di Nick.

 

Voto: 9

Info Film:

Titolo originale The Deer Hunter USA 1978 con Christopher Walken, John Savage, Robert De Niro, Meryl Streep, John Cazale Durata: 183 min Drammatico